Una legge europea contro lo stupro basata sul concetto di consenso libero, attuale e revocabile. Quel che l’Italia tarda a fare per le resistenze del centrodestra, il Parlamento Ue lo chiede a gran voce. Ora con una risoluzione adottata a maggioranza: 447 voti a favore, 160 contrari (e tra queste le delegazioni di Fratelli d’Italia e Futuro nazionale di Roberto Vannacci) e 43 astensioni (tra le quali la Lega). Un risultato salutato dagli applausi in Aula.
In sostanza, gli eurodeputati chiedono alla Commissione europea una nuova normativa complementare alla direttiva Ue del 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e quella domestica, inserendo anche la definizione di stupro basata sull’assenza di consenso, in linea con la Convenzione di Istanbul. Il risultato è stato accolto con un applauso in Aula.
Il testo, elaborato dalle commissioni Libertà civili e Diritti delle donne all’Eurocamera, porta la firma di due eurodeputate socialiste, la svedese Evin Incir e la polacca Joanna Scheuring-Wielgus. E invita i Paesi dell’Unione che si basano ancora su definizioni fondate su forza o violenza ad allineare le proprie legislazioni agli standard internazionali.


Il Parlamento chiarisce che il silenzio, la mancata resistenza, l’assenza di un “no”, un consenso precedente o la condotta sessuale passata – così come qualsiasi relazione attuale o pregressa – non possono essere interpretati come consenso.
I deputati sottolineano che il consenso va valutato nel contesto, anche nei casi segnalati da violenza, minacce, abuso di potere, intimidazione o condizioni di debolezza, come perdita di coscienza, intossicazione, sottomissione chimica, sonno, malattia, disabilità o lesioni. Le risposte traumatiche, come l’immobilità temporanea o la compiacenza, devono essere prese in considerazione sia nella legislazione sia nella pratica giudiziaria. L’Eurocamera ribadisce la richiesta di includere la violenza di genere tra i reati europei.
Si chiede inoltre un sostegno e una protezione adeguata per vittime e sopravvissuti in tutta l’Unione. In particolare, i deputati chiedono un approccio centrato sulla vittima, che includa assistenza medica immediata, cura per la salute sessuale e riproduttiva – compreso l’accesso a un aborto sicuro e legale – supporto psicologico, trattamento del trauma e assistenza legale. Tra le misure proposte figurano anche servizi specialistici gratuiti, come centri di emergenza attivi 24 ore su 24 con supporto medico, psicologico e giuridico.
Tra le richieste c’è anche quella di una formazione obbligatoria, regolare e mirata per tutti i professionisti che possono entrare in contatto con le vittime – dalle forze dell’ordine ai magistrati, dagli operatori sanitari agli avvocati – insieme a linee guida europee sull’educazione alla sessualità e alle relazioni, campagne di sensibilizzazione su consenso e autonomia corporea e iniziative per contrastare i miti sullo stupro e la propaganda “incel” online.
«Oggi in Europa esistono 27 definizioni diverse di stupro e quindi 27 livelli diversi di tutela. La giustizia non può dipendere dal paese in cui ti trovi, per questo il Parlamento europeo chiede alla Commissione di presentare una normativa europea che riconosca chiaramente il principio secondo cui solo sì significa sì», spiega l’eurodeputata di Avs, Benedetta Scuderi.
Per il passo avanti europeo, con lei esulta tutto il centrosinistra italiano, in attesa del ddl passato all’unanimità alla Camera e arenatosi al Senato dopo i rilievi della maggioranza. Il testo originario prevedeva la definizione di “consenso libero e attuale”, poi modificato dalla relatrice e senatrice leghista Giulia Bongiorno In “consenso riconoscibile” e infine trasformato ancora in “volontà contraria alla persona”. Un testo approvato come base ma poi messo da parte per la reazione delle opposizioni. L’ultima tappa è stata la proposta della senatrice Julia Unterbergerdi nuovo basato sul consenso riconoscibile.
«Il dibattito non può che ripartire dalla via indicata ora anche dall’Europa e cioè dal consenso. È una questione di civiltà», fanno sapere i parlamentari Pd Alfredo Bazoli, Anna Rossomando, Walter Verini e Valeria Valente.
Secondo l’eurodeputata Cristina Guarda di Avs, «il Parlamento europeo fa la storia», «una rivoluzione che Meloni non ha il coraggio di fare», aggiunge Maria Elena Boschi di Iv. «In Italia – chiosano Stefania Ascari, Anna Bilotti, Alessandra Maiorino e Daniela Morfino dei Cinque stelle – solo ritardi».
Secondo Bongiorno, il pronunciamento del Parlamento europeo è «un’ennesima indicazione ad andare avanti. Onestamente credo che sia il momento di trovare una condivisione, ognuno deve lasciare da parte qualcosa».


