Negli ultimi anni, Netflix si è distinta come una delle piattaforme dall’offerta più interessante per gli appassionati del vero crimine. Dalle serie antologiche come Mostri alle docuserie dedicano a famosi casi di cronaca nera italiani, tra cui quelle recenti sui tragici delitti di Yara Gambirasio e Meredith Kercher, il catalogo ospita alcuni tra i titoli più interessanti di questo genere ormai sempre più popolare presso il grande pubblico.
Anche il mese di aprile 2026 ha avuto diversi vero crimine tra i contenuti Netflix più visti, ma uno di loro si distingue per la capacità di ribaltare le consuetudini del genere, proponendo un punto di vista assai peculiare. Parliamo di Il predatore di Sivigliaserie spagnola arrivata sulla piattaforma proprio alla fine di marzo, ispirata alla tragica vicenda di Gabriele Vegauna ragazza che nel 2013 si trasferisce a Salamanca dal Montana per un periodo di studio all’estero. Durante una gita con gli amici in Marocco, la giovane subì una violenza sessuale dalla guida turistica Manuel Blanco Vela. L’uomo, che utilizzava la copertura di un’agenzia di viaggi per adescare, drogare e violentare giovani donne, scelse appositamente l’ultimo giorno di vacanza di Vega prima del suo rientro negli Stati Uniti, così da impedire che lei possa rivolgersi alle autorità locali per denunciare l’accaduto. In effetti, Vega – che successivamente fu colpita da una forte depressione – riuscì a raccontare l’evento traumatico soltanto molti anni dopo. Dopo la sua testimonianza, altre cinquanta donne dichiararono di rivedersi nelle sue parole, portando infine alla condanna di Blanco Vela a otto anni e mezzo di carcere come stupratore seriale.
Il predatore di Siviglia ricostruisce questa agghiacciante vicenda con una prospettiva interessante per una serie vero crimine. Da una parte, infatti, dedica poco spazio al criminale del titolo, ossia Blanco Vela, ma allo stesso tempo non mette al centro in modo specifico nemmeno la vittima, Vega. Al contrario, sceglie di raccontare la storia di un gruppo di donne che hanno lottato per liberarsi dell’etichetta di “vittime”trovando la forza nell’unità e nella sorellanza, nonostante lo scarso supporto da parte delle autorità e del sistema giudiziario. La docuserie si configura quindi come una collezione di racconti e testimonianze che mettono al centro il coraggio di Vega, la sua determinazione nel portare avanti quasi completamente da sola l’indagine e l’emancipazione delle donne che hanno scelto di farsi avanti e parlare. Di fronte ai numerosi ostacoli – la burocrazia, l’indifferenza della polizia, il giudizio dell’opinione pubblica e Blanco Vela stesso, che ha cercato di sfruttare la sua reputazione e le sue conoscenze per evitare la condanna -, le donne sono rimaste unite e hanno vinto insieme.
In un mondo in cui spesso il vero crimine si concentra morbosamente sul profilo dell’assassino e relega la donna ad eterna vittima, Il predatore di Siviglia rompe le regole mostrandoci un esempio di resilienza, di empatia e di connessione tra donne che hanno saputo cambiare il finale della loro stessa storia.
Fonte: Collisore
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