Per chi è abituato a vederlo discutere con schiettezza davanti alle telecamere, lo sfondo che accompagna Mauro Corona non è solo una scenografia, ma il manifesto del suo intero stile di vita.
Lo scrittore e alpinista ha scelto di legare indissolubilmente la propria esistenza a Erto, un borgo quasi sospeso nel tempo situato tra le montagne del Friuli Venezia Giulia. Questo piccolo centro, segnato indelebilmente dalla memoria storica della tragedia del Vajontconta oggi pochissimi residenti e conserva un’identità fiera, espressa anche attraverso una parlata locale che fonde echi ladini e friulani.
È in questo contesto di silenzio e natura verticale che l’opinionista ha stabilito il suo quartier generale, una dimora che rispecchia fedelmente la sua personalità eclettica e poco incline ai fronzoli della modernità.
La sua casa rifugio
Sebbene la sua sfera privata resti protetta da un velo di riservatezza, le finestre digitali aperte dai suoi collegamenti televisivi permettono di scorgere un ambiente dominato dal legno e dalla cultura. Lo studio di Corona appare come una vera e propria tana intellettuale, stipata di volumi e testimonianze dei suoi innumerevoli viaggi.
Non si tratta solo di una casa, ma di un laboratorio creativo dove l’arte della scrittura convive con quel manuale della scultura lignea, un sapere antico ereditato dal nonno. Ogni angolo sembra sussurrare il suo mantra di essenzialità, circondato da pareti che ospitano i ricordi di una vita passata a scalare le vette ea riflettere sul rapporto, spesso conflittuale, tra l’umanità e l’ambiente circostante.

Vivere a Erto, per un uomo nato su un carretto da genitori venditori ambulanti, significa rivendicare le proprie radici e trasformare la solitudine dei picchi dolomitici in una fonte inesauribile di ispirazione. La sua abitazione non è dunque un semplice immobile, ma un punto di osservazione privilegiato da cui criticare le derivate del progresso tecnologico e celebrare la potenza selvaggia di “Madre Natura“.
Tra quelle mura, l’ispirazione per i suoi oltre trenta libri nasce proprio dal contatto diretto con la roccia e dal ritmo lento delle stagioni, confermando che per Mauro Corona la casa non è dove si sta, ma dove l’anima riesce finalmente a rigenerarsi.

