mercoledì, Giugno 10, 2026

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Questa serie fantasy ignorata da molti non ha nulla da invidiare al Trono di Spade

Il Trono di Spade ha ridefinito il televisione fantastica moderno, portando sul piccolo schermo un’idea di racconto epico che per anni è sembrata quasi impossibile da replicare. Intrighi politici, famiglie in guerra, magie antiche, creature leggendarie e un mondo narrativo costruito con un’ambizione rara hanno trasformato la serie HBO in un punto di riferimento inevitabile per chiunque si sia avvicinato al genere dopo il 2011. Eppure, il fantasy contemporaneo non si esaurisce tra Westeros, draghi e Targaryen. Negli ultimi anni, diverse serie hanno dimostrato che è possibile raccontare universi altrettanto stratificati, magari meno celebrati dal grande pubblico ma capaci di conquistare una nicchia fedelissima e di ottenere una risposta critica sorprendentemente solida.

Tra queste c’è I Maghiserie andata in onda su Syfy tra il 2015 e il 2020, composta da cinque stagioni e 65 episodi. Creata per la televisione da Sera Gamble e John McNamara, è basata sull’omonima trilogia di romanzi firmata da Lev Grossman e parte da una premessa che, almeno in superficie, può sembrare familiare: un giovane brillante, fragile e ossessionato fin dall’infanzia da una saga fantasy scopre che la magia esiste davvero e viene ammesso in un’università segreta dove si studiano arti magiche. Quel ragazzo è Quentin Coldwaterinterpretato da Jason Ralph, e l’istituzione è la Brakebills University for Magical Pedagogy. Ma ridurre I Maghi una sorta di Harry Potter per adulti sarebbe un errore, perché la serie usa quel punto di partenza solo per aprire una storia molto più cupa, complessa e imprevedibile.

Il cuore della trama ruota attorno alla scoperta che Fillory, il mondo fantastico raccontato nei libri adorati da Quentin da bambino, non è un’invenzione letteraria, ma un luogo reale. E soprattutto non è affatto il rifugio innocente e meraviglioso che lui aveva immaginato. Da qui, I Maghi costruisce progressivamente un universo fatto di mondi paralleli, divinità crudeli, regni da governare, traumi personali, regole magiche rigidissime e conseguenze spesso devastanti. Accanto a Quentin ci sono personaggi destinati a diventare centrali quanto lui, se non di più: Giulia Viminiinterpretata da Stella Maeve, esclusa da Brakebills e costretta a cercare la magia attraverso percorsi molto più pericolosi; Alice Quinninterpretata da Olivia Taylor Dudley, tra le maghe più talentuose della scuola; Eliot Waughinterpretato da Hale Appleman, figura carismatica e tragica; Margo Hansoninterpretata da Summer Bishil, destinata a una crescita sorprendente; e Penny Adiyodiinterpretato da Arjun Gupta, legato a uno degli aspetti più affascinanti della mitologia della serie.

Il motivo per cui I Maghi merita di essere riscoperta oggi è proprio la sua capacità di crescere stagione dopo stagione. Dove molte serie fantasy esauriscono rapidamente la propria idea iniziale, questa produzione ha fatto il contrario: è partita come racconto universitario soprannaturale e si è trasformata in una saga corale, politica, emotiva e visionaria. Il paragone con Il Trono di Spade non riguarda certo l’impatto culturale, impossibile da equiparare, ma l’ambizione di costruire un mondo in cui magia, potere, desiderio e perdita siano sempre intrecciati. Anche qui, come nella serie HBO, il fantasy non è solo evasione: è una lente attraverso cui raccontare depressione, dipendenza, trauma, amicizia, identità, responsabilità e fallimento.

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La critica, del resto, ha riconosciuto questa evoluzione. Su Pomodori Marci, I Maghi conserva una media complessiva molto alta, con un Tomatometro del 91%, mentre alcune stagioni sono arrivate al 100%. Anche il pubblico si è diviso, ma ha continuato a sostenere la serie con una fanbase molto affezionata, come dimostrato dalle campagne nate dopo la cancellazione. Il dato forse più interessante è che molti recensori hanno individuato proprio nella crescita narrativa il punto di forza dello spettacolo. Vox ha scritto: «Nella seconda stagione, The Magicians è più oscura, più profonda e semplicemente migliore di quanto fosse nella prima stagione, e si candida a essere una delle serie più inaspettatamente grandi della televisione». The Hollywood Reporter, già dopo i primi episodi, sottolineava invece: «Sono appena due episodi, ma The Magicians ha fornito prove sufficienti di avere abbastanza talento e ambizione per continuare a riservare sorprese». E il Los Angeles Times evidenziava uno degli elementi chiave del suo fascino: «I Maghi regge il confronto rendendo gli studenti un po’ più grandi e complicati».

Per questo, chi cerca una fantasia capace di andare oltre i modelli più celebrati dovrebbe darle una possibilità. I Maghi non ha avuto la popolarità planetaria di Game of Thronesné lo stesso peso nell’immaginario mainstream, ma ha costruito un universo ricchissimo, popolato da personaggi memorabili e sostenuto da un’evoluzione narrativa rara. È una di quelle serie che molti hanno ignorato mentre era in onda, ma che oggi merita una seconda vita: perché dietro l’apparenza di un racconto magico per universitari si nasconde una delle avventure fantasy televisive più ambiziose, strane e sottovalutate degli ultimi anni.

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