Il discorso di monsignor Di Donna: “Chiediamo perdono per il male che abbiamo provocato alla nostra terra”
Papà Leone accoglienza dal vescovo Di Donna “Benvenuto, benvenuto ad Acerra”. E nel suo discorso cita subito la Terra dei Fuochi.
“Non mi stancherò mai di ripetere, Santità – sottolinea che in Italia esistono tante Terre dei Fuochi. Sembra che i veleni un tempo dirottati in Campania stiamo facendo il viaggio verso la Puglia”. “Santità – afferma monsignor Di Donna – sarebbe troppo lungo raccontare quello che è successo alla nostra terra. Ma, pur nei limiti di tempo imposti da questo saluto, non posso evitare di farlo; e intendo farlo anche per chiedere perdono al Signore per il male che le abbiamo provocato e perché quello che è accaduto non accada mai più”. Poi il vescovo sottolinea: “Il dramma ambientale è incominciato negli anni ’80, quando alcuni industriali del Nord avevano necessità di smaltire grosse quantità di rifiuti tossici. Nell’arco di circa trent’anni sono giunte da molte industrie dell’Italia Settentrionale centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici sversati in una parte di questo territorio. Questo ha assicurato grandi risparmi agli industriali corrotti e profitti altissimi alla criminalità organizzata. A questo si è unita la pratica di abbandono di rifiuti da parte di alcuni imprenditori di piccole aziende che lavorano in nero e smaltiscono in modo illegale i loro rifiuti, bruciandoli nelle nostre campagne. Così nasce la locuzione”Terra dei fuochi”, che poi è diventata un marchio infamante per il nostro territorio, provocando il crollo dell’economia agricola perché i contadini hanno trovato molte difficoltà per vendere i prodotti della terra. mercanti, che, per ragioni di profitto, e con il silenzio colpevole di tanti, ne hanno fatto un luogo di mercato.
A ciò si aggiunge che Acerra, periferia della grande metropoli napoletana, sconta il prezzo di avere nel suo territorio l’unico inceneritore della Campania su cui si regge l’intero sistema di gestione dei rifiuti della regione. Per questa sommatoria di fattori inquinanti Acerra è diventata città simbolo delle tante periferie, sacrificate per il benessere di altri. L’inquinamento ha provocato malattie e morti premature, in particolare di ragazzi e di giovani, vere vittime dell’inquinamento ambientale. Noi crediamo infatti che c’è un rapporto tra inquinamento ambientale e l’insorgere di patologie tumorali. Per diversi anni molti lo hanno negato; ma l’Istituto Superiore di Sanità ha portato avanti un monitoraggio commissionato dalla Procura di Napoli Nord sui bambini morti di tumore e ha riconosciuto che c’è un nesso di causalità tra l’inquinamento e l’alto tasso di mortalità infantile. Negli ultimi 30 anni, solo ad Acerra sono morti circa 150 tra ragazzi e giovani, senza contare gli adulti ei morti delle altre zone del territorio. Sono qui presenti, davanti a Lei, alcuni genitori di ragazzi morti e di quelli che attualmente sono in cura. Hanno vissuto una vera Via Crucis, molti non hanno ancora elaborato il lutto. All’inizio la risposta delle Istituzioni è stata debole. La gente, soprattutto le famiglie colpite dalla malattia e dalla morte dei figli, ha reagito; sono nati decine di comitati, sono scesi in campo i cittadini, le coraggio madri, i medici per l’ambiente e altri, i quali, anche pagando un alto prezzo, hanno denunciato tale situazione, talvolta subendo anche l’accusa di provocare danno all’immagine del territorio. Nel gennaio del 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo, in seguito ad una serie di esposti fatti dai cittadini e dai comitati, ha riconosciuto che lo Stato italiano fin dagli anni ’90 non aveva posto in essere alcuna azione per fermare il fenomeno della Terra dei fuochi. Tale sentenza impone una serie di azioni all’Italia e il Governo ha nominato un Commissario Unico per questo territorio.
Ma soprattutto la gente si è rivolta alla Chiesa, alle Chiese di questo territorio e la Chiesa ha ascoltato il grido della terra e dei poveri; sì, perché, come dice la Laudato si’, il grido della terra e quello dei poveri si identificano: non c’è una crisi ambientale che non sia anche una crisi sociale e una crisi sanitaria. Terra,
poveri e malati vanno sempre insieme. La forte azione della Chiesa a difesa della custodia del creato ha movimentato le coscienze, ha dato voce a quanti attendevano giustizia”.


