La Festa del Cinema di Roma si prepara a tornare nella Capitale per la sua ventunesima edizione, in programma dal 13 al 25 ottobre 2026. Il cuore della manifestazione sarà ancora una volta l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, ma il programma coinvolgerà numerosi altri luoghi della città, dal MAXXI alla Casa del Cinema, dal Teatro Olimpico ACEA al Cinema Giulio Cesare, fino al Teatro Palladium e a Castel Sant’Angelo. Per la prima volta, inoltre, la Festa arriverà anche al Teatro Ateneo e al Terminal 1 dell’Aeroporto di Roma Fiumicino.
Sotto la direzione artistica di Paola Malanga, la manifestazione conferma la sua struttura portante, con il concorso internazionale Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani affiancato dalle sezioni Freestyle, Grand Public, Special Screenings, Best of 2026 e Storia del Cinema. Sono 55 i Paesi rappresentati in un programma che attraversa cinema di finzione, documentari, serie, restauri e produzioni dedicate alle arti.
Non mancano naturalmente i grandi nomi. Javier Bardem riceverà il Premio alla Carriera e accompagnerà alla Festa El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, mentre Tessa Ross sarà insignita dell’Industry Lifetime Achievement Award. Nicola Piovani sarà invece il primo destinatario del nuovo Banca Ifis Music Award, mentre a vent’anni dalla scomparsa di Gillo Pontecorvo debutta il premio dedicato al regista, assegnato in questa prima edizione a Notre salut di Emmanuel Marre.
I film più attesi della Festa del Cinema di Roma
Ma a raccontare davvero il carattere di questa edizione sono soprattutto i film. Nel concorso Progressive Cinema uno dei nomi che salta immediatamente all’occhio è quello di Diego Luna, che torna alla regia con Ceniza en la boca (Ashes). Protagonista è Lucila, giovane messicana sospesa tra Messico e Spagna, in un continuo movimento tra Madrid, Barcellona e il Paese d’origine. È un racconto di migrazione e sradicamento, ma soprattutto della ricerca di un posto nel mondo, mentre la protagonista passa da un lavoro precario all’altro tentando di costruirsi una vita. Nel cast figurano Anna Diaz, Adriana Paz, Luisa Huertas, Guillermo Ríos e Benny Emmanuel. Per Luna si tratta del quarto lungometraggio da regista, tratto dal romanzo omonimo di Brenda Navarro.
Molto diverso è Giorni felici, con cui Susanna Nicchiarelli porta in concorso una storia di formazione dalle venature fantastiche. Il film, tratto dall’omonima graphic novel di Zuzu, ha per protagonista Claudia, interpretata da Carlotta Gamba, una ventenne alle prese con amori, prove e trasformazioni. In certi momenti, però, la trasformazione diventa letterale: quando è eccitata o arrabbiata Claudia assume le sembianze di una creatura con ali bianche, zanne e zampe feline. Accanto a Gamba troviamo Riccardo Scamarcio, Bruno Orlando, Anna Bellato, Leonardo Maddalena, Aurora Di Modugno e Sara Mafodda.
Tra i titoli italiani più personali del concorso c’è poi Mustang di Kasia Smutniak, documentario che attraversa oltre vent’anni di vita e memoria. Tutto comincia nel 2003, quando Kasia e Pietro partono per il Mustang con uno zaino e una piccola telecamera, promettendosi di tornare un giorno per fare qualcosa in difesa di quella cultura. Anni dopo è la figlia Sophie a riscoprire quelle immagini e quelle girate successivamente insieme alla madre. Da qui nasce un racconto che intreccia memoria privata e storia collettiva, fino alla costruzione di una scuola pensata per consentire ai bambini della regione di continuare a studiare senza allontanarsi dalle proprie famiglie. Il film figura anche tra i candidati al Premio al Miglior Documentario.
Se Progressive Cinema rappresenta l’anima competitiva della Festa, la sezione Grand Public raccoglie alcuni dei progetti dal richiamo più immediato. Tra questi c’è I Play Rocky di Peter Farrelly, che arriva proprio nell’anno del cinquantesimo anniversario di Rocky. Il film racconta la storia che precede il fenomeno: un giovane Sylvester Stallone, interpretato da Anthony Ippolito, cerca disperatamente di sfondare come attore quando l’incontro tra Chuck Wepner e Muhammad Ali gli dà l’idea per una sceneggiatura su un pugile destinato a perdere, ma deciso a giocarsi tutto. Hollywood vuole comprare il copione, ma Stallone pone una condizione: Rocky Balboa deve interpretarlo lui. Nel cast figurano anche AnnaSophia Robb, P.J. Byrne, Toby Kebbell, Tracy Letts, Jay Duplass e Matt Dillon.
Il cinema italiano risponde con Je so’ pazzo di Nicola Prosatore, dedicato alla vita e alla musica di Pino Daniele. A prestargli il volto è Massimiliano Caiazzo, protagonista di un racconto che parte dall’infanzia difficile nei vicoli di Napoli e arriva fino al celebre concerto del 1981 davanti a duecentomila persone. Blues, jazz e tradizione partenopea diventano lo sfondo di un percorso segnato anche da conflitti familiari, fragilità, amori e dal peso crescente del successo.
Uno dei progetti internazionali più riconoscibili è invece Klara and the Sun, adattamento del bestseller di Kazuo Ishiguro, scritto e diretto da Taika Waititi. A guidare il cast è Jenna Ortega nei panni di Klara, un’Amica Artificiale che desidera trovare la casa perfetta. L’incontro con Josie, interpretata da Mia Tharia, la porta all’interno di una famiglia segnata da un grave lutto e dal difficile rapporto tra la ragazza e la madre, interpretata da Amy Adams. Nel cast figurano anche Steve Buscemi e Natasha Lyonne.
Grande attenzione anche per Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, scelto come film di apertura della ventunesima edizione. La storia segue tre coppie, diverse e inizialmente sconosciute tra loro, accomunate dalle gabbie costruite nelle rispettive esistenze. Un evento inatteso finirà però per coinvolgerle tutte, obbligandole a rimettere in discussione sentimenti e certezze. Genovese dirige un cast corale che comprende Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Claudia Pandolfi, Lino Musella, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini e Claudio Santamaria.
Diverso per tono e inevitabilmente delicato è Se domani non torno di Paola Randi, presentato in coproduzione con Alice nella città. Il film racconta la vicenda di Giulia Cecchettin, partendo dalla quotidianità della sua famiglia. Filippo Timi interpreta Gino Cecchettin, Sabrina Martina veste i panni di Giulia, mentre Tecla Bossi e Tommaso Allione sono i fratelli Elena e Davide. La storia prende avvio dall’11 novembre 2023, giorno della scomparsa di Giulia, per raccontare anche il modo in cui un dolore privato si è trasformato in un impegno pubblico.
Per chi cerca invece il cinema di genere, uno dei titoli più curiosi è Whalefall di Brian Duffield. Austin Abrams interpreta Jay Gardiner, un ragazzo che dopo la morte del padre, interpretato da Josh Brolin, si immerge al largo della costa della California per cercarne i resti. La situazione prende però una piega estrema quando viene inghiottito da una gigantesca balena: intrappolato nel suo ventre e con appena un’ora di ossigeno a disposizione, Jay dovrà affidarsi proprio agli insegnamenti ricevuti dal padre per trovare una via di fuga. Nel cast anche Elisabeth Shue, John Ortiz, Jane Levy ed Emily Rudd.
Di seguito, potete scoprire tutti i titoli delle principali sezioni.
Concorso Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani
- Brianza, di Simone Catania (Italia, Svizzera)
- Ceniza en la boca (Ashes), di Diego Luna (Messico, Spagna)
- Closure, di Michał Marczak (Polonia, Francia)
- Congo Boy, di Rafiki Fariala (Repubblica Centrafricana, Francia, Repubblica Democratica del Congo, Italia)
- Dua, di Blerta Basholli (Kosovo, Svizzera, Francia)
- Eurotrash, di Frauke Finsterwalder (Germania, Svizzera, Austria)
- Gæsten (The Guest), di Mads Mengel (Danimarca)
- Giorni felici, di Susanna Nicchiarelli (Italia, Belgio)
- I Love Boosters, di Boots Riley (Stati Uniti)
- I See Buildings Fall Like Lightning, di Clio Barnard (Regno Unito)
- The Life and Deaths of Wilson Shedd, di Tim Blake Nelson (Stati Uniti)
- Mustang, di Kasia Smutniak (Italia)
- Sants, di Mikel Gurrea (Spagna, Italia)
- Skejtanjeto ne e za devojčinja (Skateboarding Is Not for Girls), di Dina Duma (Macedonia del Nord, Belgio, Slovenia, Croazia)
- Thit-Thee Khu (Fruit Gathering), di Aung Phyoe (Birmania, Repubblica Ceca, Francia)
- Uļa (Ulya), di Viesturs Kairišs (Lettonia, Estonia, Polonia, Lituania)
- Voilà, c’est fini, di Gustave Kervern (Francia)
- Yesterday the Eye Didn’t Sleep, di Rakan Mayasi (Belgio, Libano, Palestina, Qatar, Arabia Saudita)
Freestyle – Film
- 7 anniversari, di Sabrina Iannucci (Italia, Portogallo)
- Bloques erráticos (Erratics), di Thomas Woodroffe (Cile, Francia, Argentina)
- Cambogia, di Valerio Lundini (Italia)
- Caro mondo crudele, di Niccolò Falsetti (Italia)
- Clementine Orange, di Lisa Forslund (Svezia)
- Club Kid, di Jordan Firstman (Stati Uniti)
- The Idiot(s), di Małgorzata Szumowska e Michał Englert (Polonia, Germania)
- Interno familiare, di Paolo Coletta (Italia, Francia)
- Lady, di Olive Nwosu (Regno Unito, Nigeria)
- Mecenaten (The Patron), di Julia Thelin (Svezia)
- Mission, di Paul Wright (Regno Unito)
- Riverrun, di Philippe Parreno (Stati Uniti, Francia, Spagna, Svezia, Danimarca)
- The State of Us, di Jake Harvey e Ollie Gardner (Regno Unito)
- Tangles, di Leah Nelson (Canada, Stati Uniti)
- El tren fluvial (The River Train), di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale (Argentina)
Freestyle – Serie
- 177 giorni. Il rapimento di Farouk, di Carlo Carlei (Italia)
- All’s Fair (Stati Uniti)
- Cagnàz, di Alessandro Roia (Italia)
- Chiaroscuro, di Jan Maria Michelini (Italia)
- La famiglia Panini – L’avventura delle figurine, di Letizia Lamartire (Italia)
- Livatino – Il giudice e i suoi assassini, di Michele Placido (Italia)
- Marvel Vision Quest, di Christopher J. Byrne, Gandja Monteiro, Vincenzo Natali e Terry Matalas (Stati Uniti)
- Melania Rea, di Stefano Mordini (Italia)
- Memoriae, di Cosimo Alemà e Isabella Aguilar (Italia)
- Il Milanese, di Simone Spada (Italia)
- Radici, di Nicola Ravera Rafele (Italia)
Grand Public
- La Bataille de Gaulle: L’âge de fer, di Antonin Baudry (Francia)
- Changer l’eau des fleurs, di Jean-Pierre Jeunet (Francia, Italia)
- The Debut, di Jesse Eisenberg (Stati Uniti)
- Desiderio, di Michela Cescon (Italia)
- È andata così, di Gianni Zanasi (Italia, Spagna, Albania)
- Elsinore, di Simon Stone (Regno Unito)
- Le Fantôme de l’Opéra, di Alexandre Castagnetti (Francia)
- Geister (Ghost Song), di Fatih Akin (Germania)
- I Play Rocky, di Peter Farrelly (Stati Uniti)
- Je so’ pazzo, di Nicola Prosatore (Italia)
- Un jeu dangereux, di Karine Silla (Francia)
- Juste une illusion, di Eric Toledano e Olivier Nakache (Francia)
- Klara and the Sun, di Taika Waititi (Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti)
- Me, You, di Bille August (Italia, Francia)
- Il Ministero dell’Amore, di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (Italia)
- Noi, un po’ meglio, di Daniele Luchetti (Italia)
- L’ora di tutti, di Stefania Rocca (Italia)
- Il profilo dell’altra, di Francesco Bruni (Italia)
- The Rome Eight, di Hannu Salonen (Germania, Slovacchia)
- Le rose di Marrakech, di Ginevra Elkann (Italia)
- Il rumore delle cose nuove, di Paolo Genovese (Italia)
- Se domani non torno, di Paola Randi (Italia)
- La sera a Roma, di Enrico Vanzina (Italia)
- A Talent for Murder, di Anton Corbijn (Regno Unito, Italia)
- Un tranquillo funerale di famiglia, di Massimiliano Bruno (Italia)
- Whalefall, di Brian Duffield (Stati Uniti)
Special Screenings
- Alea Jacarandas, di Hassen Ferhani (Algeria, Francia)
- Alla tua partenza sarà notte, di Nicolò Ribolla (Italia)
- A mare, di Alessandra Cutolo (Italia)
- Artefici di meraviglia. Viaggio nell’illusionismo, di Francesca Bellucci (Italia)
- L’assurda storia della Gialappa’s Band, di Walter Veltroni (Italia)
- Un atto d’amore, di Stefano Ribaldi (Italia)
- Birds of War, di Janay Boulos e Abd Alkader Habak (Regno Unito, Siria, Libano)
- Blu, di Denis Brotto (Italia)
- Cantona, di David Tryhorn e Ben Nicholas (Regno Unito)
- Custodi della memoria. La natura al tempo del fuoco, di Francesco Conversano e Nene Grignaffini (Italia)
- Dans la gueule de l’ogre (Into the Jaws of the Ogre), di Mahsa Karampour (Francia)
- Elza, di Eryk Rocha (Brasile)
- Eva Mameli Calvino. La signora dei fiori, di Alessandra Usai (Italia)
- Federica – L’ultima Olimpiade, di Federico Gariboldi e Paolo Novelli (Italia)
- I fili dell’anima, di Francesco Fei (Italia)
- Five Living Buildings (by Renzo Piano), di Jonathan Goodman Levitt (Cina, Italia, Stati Uniti)
- Fuksas – Da tutta la vita, di Elisa Fuksas (Italia)
- Il ghiaccio in tasca. Mio padre Giuseppe Sinopoli, di Giovanni Sinopoli (Italia)
- Il gioco del silenzio, di Vincenzo De Caro (Italia, Svizzera)
- Giudecca, di Maria Tilli (Italia)
- Give Me the Ball!, di Liz Garbus e Elizabeth Wolff (Stati Uniti)
- Un hiver russe (A Russian Winter), di Patric Chiha (Francia)
- In a Time Lapse – A Journey Inside the Album, di Ana Shametaj (Italia)
- L’incontro, di Fabrizio Galatea (Italia)
- In un battito (In a Heartbeat), di Giovanni Troilo (Italia)
- Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie, di Alex Gibney (Stati Uniti)
- Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, di Dario Zonta e Carlo Zoratti (Italia)
- Mace – An Out of Body Experience, di Giorgio Testi (Italia)
- The Match, di Juan Cabral e Santiago Franco (Argentina)
- Nedo, un italiano, di Ruggero Gabbai (Italia)
- Non importa dove, di Francesco Fei e Consuelo Moschella (Italia)
- Nowruz – Nuovo giorno, di Francesco Cannavà (Italia)
- Once Upon a Time in Harlem, di David Greaves (Stati Uniti)
- Pétros Ení, di Paula Ortiz (Italia, Spagna, Città del Vaticano)
- Plus de bruit: Mano Negra! (Make Some Noise: Mano Negra!), di David Dufresne (Francia)
- Rehearsals for a Revolution, di Pegah Ahangarani (Repubblica Ceca, Spagna)
- The Secret Reading Club of Kabul, di Shakiba Adil e Elina Hirvonen (Finlandia, Norvegia)
- Sense of Water, di Mohammad Rasoulof (Iran, Germania)
- La stanza degli altri, di Enrico Maisto (Italia, Svizzera)
- Tin Castle, di Alexander Murphy (Francia, Irlanda)
- To Hold a Mountain, di Biljana Tutorov e Petar Glomazić (Serbia, Francia, Montenegro, Slovenia, Croazia)
- Tutte le stanze che servono, di Francesca Sironi e Alberto Gottardo (Italia)
- Ultimo Fellini, di Gianluigi Attorre (Italia)
- Wax & Gold, di Ruth Beckermann (Austria, Italia, Etiopia)
Best of 2026
- Ben’imana, di Marie-Clémentine Dusabejambo (Ruanda, Gabon, Francia, Costa d’Avorio)
- La bola negra, di Javier Calvo e Javier Ambrossi (Spagna)
- Fatherland, di Paweł Pawlikowski (Polonia, Germania, Italia, Francia)
- Fjord, di Cristian Mungiu (Romania, Francia, Norvegia, Danimarca, Svezia)
- Hopeu (Hope), di Na Hong-jin (Corea del Sud)
- Mariage au goût d’orange, di Christophe Honoré (Francia)
- Minotaur, di Andrey Zvyagintsev (Francia, Germania, Lettonia, Russia)
- Nina Roza, di Geneviève Dulude-De Celles (Canada, Italia, Bulgaria, Belgio)
- Notre salut, di Emmanuel Marre (Francia, Belgio)
- The Only Living Pickpocket in New York, di Noah Segan (Stati Uniti)
- El ser querido, di Rodrigo Sorogoyen (Spagna, Francia)
Potete scoprire il resto della selezione ufficiale e le altre categorie sul sito ufficiale della Festa del Cinema di Roma.


