venerdì, Maggio 15, 2026

TOP 5 DELLA SETTIMANA

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Guerra in Iran, le news di oggi in diretta | Trump: “Se l’Iran attacca, sparirà dalla faccia della terra”

Sia Teheran che Washington affermano di avere il controllo dello Stretto e assicurano che risponderanno in modo duro alle violazioni. Parlando alla Casa Bianca, Donald Trump è tornato a minacciare l’Iran, “Se attacca anche solo una nave americana, sparirà dalla faccia della terra”, e allo stesso tempo ha minimizzato la portata del conflitto: “Siamo in una mini-guerra, Teheran non ha più la sua marina, non ha più l’aeronautica”.

“Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, dopo che Teheran ha smentito di aver preso di mira il Paese nel Golfo . “Project Freedom è un progetto morto”, ha concluso riferendosi all’operazione Usa per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto.

Il ministro israeliano Smotrich: “Lascio a mio figlio qualcosa da distruggere in Libano”

“Mio figlio mi ha chiesto di non finire il lavoro in Libano in modo da avere ancora qualcosa da fare. Vuole che lasci una parte del Libano in modo che possa distruggerla più avanti. Gli ho detto di non preoccuparsi, ce ne sarà abbastanza per tutti”. Lo ha detto il ministro delle Finanze del governo Netanyahu e membro dell’estrema destra israeliana, Bezalel Smotrich, durante un’intervista trasmessa dal Canale 7 israeliano. Lo riportano i media israeliani e libanesi. Il figlio di Smotrich, Benya Smotrich è rimasto gravemente ferito nel sud del Libano all’inizio della ripresa della guerra tra Israele e Hezbollah.

Trump: “Se l’Iran avesse avuto l’arma nucleare forse ora non saremmo qui”

L’Iran “era a due settimane dall’avere un’arma nucleare”, e se ci fosse riuscito, “forse non saremmo tutti qui in questo momento”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump, parlando dallo Studio Ovale. “Il Medio Oriente sarebbe sparito, Israele sarebbe sparito – ha proseguito – E avrebbero puntato prima sull’Europa e poi su di noi. Perché sono persone malate”.

(reuters)

Axios: “Trump potrebbe dare l’ordine di riprendere la guerra questa settimana”

Alcuni funzionari statunitensi e israeliani ritengono che il presidente Donald Trump potrebbe dare ordine di riprendere la guerra questa settimana se dovesse continuare lo stallo diplomatico con Teheran. Lo riferisce Axios.

Trump: “Con Teheran una scaramuccia, non hanno possibilità e lo sanno”

Donald Trump ha definito quella in corso con l’Iran una “scaramuccia”, perché gli iraniani “non hanno mai avuto una possibilità e lo sanno, me lo dicono anche quando parliamo con loro”. Parlando dallo Studio Ovale, il presidente americano si è rivolto a un gruppo di bambini: “Non possiamo permettere all’Iran di avere un’arma nucleare. Forse siete troppo giovani per questo, ma probabilmente ne capite più di tutti. Non possiamo permettere a un gruppo di lunatici di avere un’arma nucleare”.

(afp)

Trump: “Gli iraniani stanno negoziando”

“Gli iraniani stanno negoziando”. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, parlando alla Casa Bianca. “Si tratta di persone malate, e non permetteremo a dei pazzi di possedere un’arma nucleare”, ha affermato.

Pakistan: “Negoziati continuano. Fiducia nei progressi”

I negoziati per una vera fine della guerra tra Stati Uniti e Iran stanno andando avanti. A riferirlo è stato il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar, a quanto riportano l’agenzia iraniana Isna e al Jazeera.
“Le consultazioni per porre fine alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran proseguono”, ha detto, “siamo fiduciosi di poter compiere progressi significativi nei negoziati”. L’obiettivo, ha spiegato, è arrivare a un accordo “vantaggioso per entrambe le parti”.

Hegseth: “Delfini kamikaze? Iran non li ha. Noi? Non lo dico”

Il Pentagono smentisce con toni tra il serio e l’ironico le notizie su un presunto utilizzo da parte dell’Iran di “delfini kamikaze” equipaggiati con mine per colpire le navi americane e aggirare il blocco navale imposto da Washington, mentre resta alta la tensione nello Stretto di Hormuz, epicentro dello scontro tra le due potenze. “Non posso confermare nè smentire se disponiamo di delfini kamikaze, ma posso confermare che loro non li hanno”, ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth rispondendo a una domanda durante una conferenza stampa al Pentagono, liquidando così le indiscrezioni emerse a fine aprile su possibili “armi inedite” allo studio di Teheran. Sulla stessa linea il capo dello stato maggiore congiunto, Dan Caine, che ha affermato di non aver “mai sentito parlare” di un simile programma, paragonandolo ironicamente a “squali con raggi laser”.
Le voci, rilanciate anche dal Wall Street Journal, citavano funzionari iraniani secondo cui la Repubblica islamica potrebbe impiegare nuove tipologie di armamento contro le navi da guerra statunitensi, dai sottomarini fino appunto a mammiferi marini carichi di esplosivi. Un’ipotesi che, almeno pubblicamente, viene esclusa da Washington, che però conferma come gli attacchi iraniani contro asset americani si siano moltiplicati: secondo il Pentagono, Teheran ha colpito più di dieci volte unità statunitensi dall’inizio dell’attuale tregua, pur restando al di sotto della soglia che giustificherebbe una ripresa delle operazioni militari su larga scala.

Nuovo allarme missili in Emirati, contraerea in azione

La contraerea è di nuovo entrata in azione negli emirati Arabi Uniti. Lo ha annunciato il ministero della Difesa. “Le difese aeree emiratine stanno affrontando attacchi missilistici e droni in arrivo dall’Iran”, si legge in un post su X. Le deflagrazioni “udite in diverse aree del Paese sono il risultato dell’intervento dei sistemi di difesa aerea emiratini contro missili balistici, droni da crociera e velivoli senza pilota”, si spiega ancora.

A Gaza 72.615 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023

Dal 7 ottobre 2023 i palestinesi morti a Gaza sono 72.615. I feriti 172.468. Dal cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 i palestinesi morti a Gaza sono 834, i feriti 2.365. I dati sono del ministero della Salute palestinese.

(afp)

Avvocata della Nobel iraniana Mohammadi: resta tra “la vita e la morte”

La Premio Nobel iraniana Narges Mohammadi, detenuta in Iran da dicembre, si trova “tra la vita e la morte” dopo il ricovero d’urgenza lo scorso fine settimana in ospedale: è quanto riferito dalla sua avvocata, Chirinne Ardakani, durante un punto stampa presso il comitato di sostegno di Mohammadi a Parigi. “Non abbiamo mai temuto così tanto per la vita di Narges, in ogni momento rischia di lasciarci”, ha avvertito Ardakani.

Macron: “Parlerò con Pezeshkian su sua richiesta”

“A breve parlerò con il presidente iraniano su sua richiesta”. Lo ha dichiarato oggi il presidente francese Emmanuel Macron. “La Francia ha mantenuto una posizione coerente sin dall’inizio. Chiediamo la cessazione di tutte le ostilità, il ritorno ai negoziati diplomatici e il rispetto di tutti i Paesi della regione”, ha affermato Macron. “L’unica opzione possibile è la riapertura dello Stretto di Hormuz … e l’assenza di qualsiasi pedaggio o misura coercitiva”, ha aggiunto. “Qualsiasi escalation unilaterale contro petroliere, navi portacontainer o Paesi terzi è un errore che alimenta la guerra e porta a un’escalation”, ha detto Macron.

Respinta la richiesta di trasferire la Nobel Mohammadi a Teheran per cure

La famiglia del premier Nobel Narges Mohammadi non ha ricevuto il permesso dalle autorità iraniane per traferire l’attivista, trasferita d’urgenza dal carcere a un ospedale a Zanjan nel nord-ovest dell’Iran a seguito di un “catastrofico peggioramento” delle sue condizioni di salute a Teheran per cure ospedaliere. Lo scrive la fondazione Mohammadi

Hegseth: “Non manderemo truppe in Iran per liberare Hormuz”

Il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, ha assicurato che “non verranno inviati aerei o truppe nelle acque territoriali o sul terreno in Iran per liberare lo Stretto di Hormuz”.

Media, due cacciatorpediniere Usa attraversano Hormuz dopo aver evitato attacchi di Teheran

Due cacciatorpediniere della Marina statunitense hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e sono entrate nel Golfo Persico dopo essere riusciti ad affrontare gli attacchi iraniani. Lo hanno riferito alla Cbs funzionari della difesa Usa in condizione di anonimato, precisando che le navi USS Truxtun e USS Mason, supportate da elicotteri Apache e altri velivoli, hanno dovuto affrontare una serie di minacce durante la traversata. L’Iran ha lanciato piccole imbarcazioni, missili e droni in quello che i funzionari hanno descritto come un bombardamento continuo. Nonostante l’intensità degli attacchi, nessuna delle due navi statunitensi è stata colpita. I funzionari militari hanno affermato che le misure difensive, rafforzate dal supporto aereo, hanno intercettato o respinto con successo ogni minaccia in arrivo.

Emirati chiudono parzialmente spazio aereo dopo attacco di Teheran

Gli Emirati Arabi Uniti hanno chiuso parzialmente il loro spazio aereo dopo che l’Iran ha lanciato missili e droni verso il Paese per la prima volta dall’inizio del cessate il fuoco, l’8 aprile. Lo riporta la Cnn. Secondo quanto riportato in un avviso ai piloti, gli aerei possono utilizzare solo determinate rotte. Le nuove misure, annunciate oggi, rimarranno in vigore fino all’11 maggio. Gli Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che ieri le loro difese aeree hanno “intercettato” 19 missili e droni lanciati dall’Iran, in quello che è stato il primo attacco in diverse settimane. Hanno condannato i rinnovati attacchi dell’Iran, che hanno preso di mira siti e strutture civili nel Paese, affermando di riservarsi il diritto di rispondere. Negli ultimi due mesi gli Emirati Arabi Uniti hanno subito più attacchi da parte dell’Iran rispetto a qualsiasi altro Paese.

Hegseth: “Ora abbiamo un corridoio di passaggio sicuro”

“Al momento sappiamo di avere una corsia di passaggio sicura attraverso la quale le navi commerciali possono navigare”. Lo ha dichiarato il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, in conferenza stampa con il capo dello stato maggiore congiunto, Dan Caine.

Hegseth: “Il cessate il fuoco non è finito”

“Il cessate il fuoco non è ancora finito. In definitiva, si tratta di un progetto separato e distinto, e ci aspettavamo che ci sarebbero state delle difficoltà iniziali, cosa che effettivamente è accaduta. Abbiamo detto che ci saremmo difesi con tutte le nostre forze, e così abbiamo fatto”. Lo ha dichiarato il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, in conferenza stampa con il capo dello stato maggiore congiunto, Dan Caine. “L’Iran lo sa, e in ultima analisi sarà il Presidente a decidere se la situazione dovesse degenerare in una violazione del cessate il fuoco. Ma certamente esortiamo l’Iran ad essere prudente nelle sue azioni, a mantenerle al di sotto di questa soglia”, ha aggiunto. “Al momento, il cessate il fuoco regge, ma continueremo a monitorare la situazione con molta, molta attenzione”, ha concluso.

Hegseth: “Mondo si faccia avanti per la difesa di Hormuz”

Il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, ha invitato “il mondo a farsi avanti” nella difesa dello Stretto di Hormuz. “Il Presidente è stato disposto a intraprendere questa missione, inviare navi, inviare cacciatorpediniere, fornire questo scudo di protezione rosso, bianco e blu e incoraggiare il mondo a farsi avanti, perchè in definitiva, questa via d’acqua è molto più cruciale per il resto del mondo, e devono avere la capacità di difenderla”, ha spiegato il capo della Pentagono.

Hegseth: “Project freedom operazione difensiva, non cerchiamo lo scontro”

Pete Hegseth ha dichiarato che Project freedom è un’operazione difensiva temporanea e un “regalo dell’America al resto del mondo”. “Non cerchiamo il conflitto”, ha detto in un brefing sulla guerra contro l’Iran.

Esercito Usa: “Pronti a tornare a combattimenti”

“Il Comando centrale continua a lavorare per identificare e mitigare qualsiasi minaccia al di là di Project Freedom. Il Centcom e il resto delle forze congiunte restano pronti a riprendere importanti operazioni di combattimento contro l’Iran, qualora ricevessero l’ordine di farlo. Nessun avversario dovrebbe confondere la nostra attuale moderazione con una mancanza di determinazione”. Lo ha dichiarato il capo di stato maggiore congiunto americano, Dan Caine.

Esercito Usa: “100 aerei impegnati in difesa Hormuz”

“Cento aerei sono impegnati in operazioni di sicurezza dello Stretto di Hormuz e contrasto alle minacce iraniane”. Lo ha dichiarato il capo di stato maggiore congiunto americano, Dan Caine.

Hegseth: “Se Iran attacca le navi americane affronterà un attacco devastante”

“Se l’Iran attacca le navi americane e commerciali, affronterà un attacco devastante”. Lo ha dichiarato il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, in conferenza stampa con il capo dello stato maggiore congiunto, Dan Caine.

Hegseth: “Missione Hormuz è difensiva e temporanea”

La missione Project Freedom “è una missione difensiva e temporanea”. Lo ha dichiarato il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, in conferenza stampa con il capo dello stato maggiore congiunto, Dan Caine. La missione – ha spiegato ancora – “è separata dall’operazione Epif Fury” condotta dagli Stati Uniti contro l’Iran.

Hegseth: “Blocco navale rimane pienamente in vigore”

“Il blocco navale rimane pienamente in vigore”. Lo ha dichiarato il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, in conferenza stampa con il capo dello stato maggiore congiunto, Dan Caine.

Hegseth: “L’Iran non ha il controllo dello Stretto”

“L’Iran non ha il controllo dello Stretto di Hormuz”. Lo ha dichiarato il segretario americano alla Difesa, Pete Hegseth, in conferenza stampa con il capo dello stato maggiore congiunto, Dan Caine.

Macron sentirà oggi il presidente Pezeshkian

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato che avrà oggi un colloquio telefonico con il suo omologo iraniano, Masoud Pezeshkian.

Cnn, Israele si coordina con Usa per possibili nuovi raid

Israele sta coordinando con gli Stati Uniti le proprie mosse in vista di un possibile nuovo ciclo di attacchi contro l’Iran, in un contesto di crescente tensione nello Stretto di Hormuz che mette a rischio la tenuta del cessate il fuoco, secondo fonti israeliane citate da Cnn. Le pianificazioni includerebbero raid contro infrastrutture energetiche e l’eliminazione mirata di alti funzionari iraniani. Gran parte di questi piani sarebbe stata predisposta già prima dell’entrata in vigore della tregua ad aprile. L’obiettivo, secondo la fonte, sarebbe una campagna militare breve per esercitare pressione su Teheran e ottenere ulteriori concessioni nei negoziati. La decisione finale su un’eventuale ripresa delle ostilità spetterebbe però al presidente statunitense Donald Trump, che avrebbe espresso frustrazione per lo stallo diplomatico e per la situazione nello Stretto di Hormuz, pur senza voler riaprire un conflitto su larga scala. Un funzionario israeliano ha riferito che Gerusalemme è sempre stata scettica sulle prospettive dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, mentre recenti lanci di missili iraniani verso il Golfo avrebbero accelerato le preparazioni per una possibile escalation. Negli ultimi giorni il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe tenuto consultazioni ristrette in ambito di sicurezza e avrebbe ordinato ai ministri di non commentare pubblicamente la questione iraniana.

Trump: “Se decidessimo di tornare in guerra, basterebbero 2-3 settimane”

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che, se decidesse di tornare in guerra contro l’Iran, gli basterebbero 2-3 settimane per raggiungere i suoi obiettivi. “Abbiamo eliminato gran parte di ciò che avremmo dovuto fare, probabilmente altre due settimane, due settimane, forse tre settimane”, ha detto al conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt. “O concludiamo l’accordo giusto, oppure vinciamo molto facilmente dal punto di vista militare”, afferma Trump. Il Presidente Usa sottolinea che “questi pazzi non avranno un’arma nucleare”. Trump afferma inoltre che l’acquisizione delle scorte di uranio altamente arricchito dell’Iran deve far parte di un accordo. “Sì, certo. Fa parte del gioco”, dice. Trump minimizza l’importanza dei missili balistici iraniani e del finanziamento di gruppi armati, due obiettivi centrali della guerra israeliana. “Guardate, i missili sono una cosa negativa, ma sì, e devono porre un limite, ma qui si tratta del fatto che non possono avere un’arma nucleare”, dice Trump. Si rifiuta di affermare che all’Iran verrebbe impedito di finanziare gruppi armati, limitandosi a dire che, visti i danni subiti dalle infrastrutture energetiche iraniane, non sarebbero in grado di farlo economicamente. Trump afferma che gli Stati Uniti stanno mantenendo intatto l’esercito convenzionale iraniano, a differenza del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. “Non puntiamo a decimare l’esercito”, afferma. “Abbiamo volutamente evitato di attaccarli troppo, perché riteniamo che siano in realtà molto più moderati”.

Deputati Dem a Trump: “Riconosca arsenale nucleare di Israele”

Un gruppo di parlamentari Democratici negli Stati Uniti ha inviato una lettera all’amministrazione Trump, esortandola a riconoscere pubblicamente il programma nucleare israeliano, finora mai dichiarato. Lo scrive il Washington Post, che riferisce della mossa di netta rottura rispetto a decenni di politica bipartisan statunitense. Ventinove parlamentari, guidati dal deputato Joaquin Castro, hanno denunciato il silenzio di Washington sul programma nel contesto della guerra all’Iran, sottolineando la grave minaccia di un’escalation militare, in una lettera indirizzata al segretario di Stato, Marco Rubio. “I rischi di errori di valutazione, di escalation e di utilizzo di armi nucleari in questo contesto non sono teorici”, hanno scritto i parlamentari. “Il Congresso ha la responsabilità costituzionale di essere pienamente informato sull’equilibrio nucleare in Medio Oriente, sul rischio di un’escalation da parte di qualsiasi soggetto coinvolto nel conflitto e sulla pianificazione e le misure di emergenza dell’amministrazione per tali scenari”, si legge nella lettera. Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi, i timori di un’escalation nucleare sono condivisi da alcune figure dell’amministrazione Trump, le quali ritengono che le linee rosse di Israele potrebbero non essere sufficientemente comprese. A loro avviso, lo Stato ebraico non riconosce il proprio programma di armi nucleari – sviluppato segretamente a partire dalla fine degli Anni ’50 – e non ha una dottrina dichiarata pubblicamente che ne regoli l’utilizzo, né è vincolati da obblighi e controlli di trattati internazionali.

Tajani: “Condanniamo gli attacchi negli Emirati e in Oman, subito de-escalation”

“Condanniamo con forza gli attacchi contro civili e infrastrutture negli Emirati e in Oman. L’Italia è un Paese partner ed è al fianco dei loro popoli. Subito de-escalation, rispetto del diritto internazionale e della sovranità degli Stati della regione”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Smotrich: “Mio figlio mi chiede di lasciare qualcosa da distruggere in Libano”

“Mio figlio vuole che risparmi una parte del Libano così che lui possa distruggerla in seguito. Gli ho detto di non preoccuparsi, ce ne sarà abbastanza per tutti”. Ad affermarlo è stato il ministro della Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, durante un’intervista trasmessa dal network Canale 7, nella quale ha rivelato le parole del figlio, Benya Smotrich, rimasto ferito nel sud del Libano all’inizio del conflitto tra Israele ed Hezbollah. Smotrich si è inoltre detto convinto che “la guerra in corso si concluderà con un cambiamento dei confini per Israele a Gaza, in Libano, in Siria, e naturalmente in Giudea e Samaria”, nome con cui lo Stato ebraico identifica la Cisgiordania occupata.

Crosetto: “Ferma condanna per attacchi di ieri e vicinanza ad autorità e popolo degli Emirati”

“Esprimo la mia più ferma condanna per gli attacchi iraniani di ieri e la mia forte vicinanza e quella della Difesa italiana alle autorità e al popolo degli Emirati Arabi Uniti.
Droni iraniani risultano aver colpito la zona industriale petrolifera di Fujairah, causando un vasto incendio e ferendo tre lavoratori, e attaccato una petroliera dell’Abu Dhabi National Oil Company nello Stretto di Hormuz. Colpire infrastrutture civili ed energetiche è inaccettabile. L’escalation nella regione deve fermarsi. Siamo al fianco degli Emirati Arabi Uniti”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Starmer accusa l’Iran di voler destabilizzare il Regno Unito: “Non lo tollereremo”

“Il nostro messaggio all’Iran, o a qualsiasi altro Paese che cerchi di fomentare violenza, odio o divisione nella società, è che non sarà tollerato”. Lo ha detto il premier britannico Keir Starmer parlando a margine del vertice a Downing Street organizzato per contrastare la crescita dell’antisemitismo nel Regno Unito, dopo l’attacco nel quartiere londinese di Golders Green in cui sono stati feriti a coltellate due uomini della vasta comunità di ebrei ortodossi. Starmer ha così rilanciato i sospetti su Teheran rispetto a un presunto coinvolgimento nei recenti atti di antisemitismo avvenuti in particolare nella capitale britannica.

Trump: “Convinto che il popolo lotterebbe contro il regime se armato”

“Se il popolo iraniano avesse le armi – che non ha perché qualcuno le ha prese – sono convinto che lotterebbe” contro il regime. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump all’emittente Salem News. “Non si può avere una popolazione disarmata contro gente con gli Ak-47, anche se fossero 250.000 persone – ha proseguito Trump – Sono molto combattuto su questo. Hanno perso 42.000 persone nelle prime due settimane (di proteste, ndr), e non voglio vedere una cosa del genere. Appena avranno le armi, combatteranno al meglio”.

Trump: “Papa Leone sta mettendo in pericolo molti cattolici”

“Il Papa sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone”. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump all’emittente Salem News, a due giorni dalla visita del segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano per ‘ricucire’ dopo i pesanti attacchi dei giorni scorsi a Prevost. Leone XIV “preferisce parlare di come sia accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare, non penso sia una buona cosa”, ha aggiunto Trump.

Araghchi oggi a Pechino, incontrerà il ministro degli Esteri

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarà oggi a Pechino per colloqui con il suo omologo cinese: lo riportano i media statali ripresi da Iran International. Secondo quanto riportato, la visita si concentrerà sui “legami bilaterali e sugli sviluppi regionali e internazionali”.

Cbs, attacchi Teheran su due navi militari Usa che attraversavano Hormuz

Due cacciatorpediniere della Marina statunitense hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e sono entrati nel Golfo Persico dopo aver schivato un attacco iraniano. Lo hanno riferito funzionari della difesa americano che hanno parlato con la Cbs in condizione di anonimato per discutere di questioni di sicurezza nazionale. La Uss Truxtun e la Uss Mason, supportate da elicotteri Apache e altri velivoli, hanno dovuto affrontare una serie di minacce coordinate durante la traversata, hanno affermato i funzionari della difesa. L’Iran ha lanciato piccole imbarcazioni, missili e droni contro di loro in quello che i funzionari hanno descritto come un bombardamento continuo. Nonostante l’intensità degli attacchi, nessuna delle due navi statunitensi è stata colpita. I funzionari militari hanno affermato che le misure difensive, rafforzate dal supporto aereo, hanno intercettato o scoraggiato con successo ogni minaccia in arrivo. Hanno aggiunto che nessun proiettile lanciato ha raggiunto le navi.

Hezbollah rivendica raid su israeliani, Idf bombarda il sud del Libano

Hezbollah ha rivendicato sei attacchi contro soldati e carri armati israeliani posizionati nel sud del Libano. In un comunicato, il gruppo sciita filo-iraniano afferma di aver lanciato un missile e droni contro truppe e mezzi dell’Idf a Bayyada, Kaouzah, Rchaf, Khallet Raj e nel villaggio di Marjeyoun. L’Idf ha risposto stamane bombardando Kafra e Jibchit, più di due ore dopo aver emesso un avviso di evacuazione per gli abitanti. Secondo quanto riferito da L’Orient Le Jour, l’artiglieria israeliana sta colpendo anche Zaoutar el-Sharkiye e Mansouri.

007 Usa: “Capacità nucleare iraniana è rimasta invariata rispetto all’estate 2025”

Secondo le valutazioni dell’intelligence statunitense, il tempo necessario all’Iran per costruire un’arma nucleare non è cambiato dall’estate scorsa, quando gli analisti stimavano che un attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele avrebbe allungato i suoi tempi fino a un anno. Lo scrive Reuters online citando tre fonti a conoscenza della questione. Le valutazioni sul programma nucleare di Teheran rimangono sostanzialmente invariate anche dopo due mesi di guerra, iniziata dal presidente statunitense Donald Trump in parte per impedire alla Repubblica Islamica di sviluppare una bomba atomica. Gli ultimi attacchi statunitensi e israeliani, iniziati il 28 febbraio, si sono concentrati su obiettivi militari convenzionali, ma Israele ha colpito anche diverse importanti infrastrutture nucleari. La tempistica invariata – scrive ancora Reuters – suggerisce che per ostacolare significativamente il programma nucleare di Teheran potrebbe essere necessario distruggere o rimuovere le rimanenti scorte di uranio altamente arricchito dell’Iran.

Madrid: “Situazione di blocco da parte di Stati Uniti e Iran insostenibile”

“Lo Stretto di Hormuz non si può mantenere bloccato molto più tempo, perché le conseguenze sono globali, la tensione è enorme e bisogna tornare al tavolo di negoziati”, poiché “non c’è altra soluzione che quella diplomatica”. Lo ha detto il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, nel commentare in un’intervista all’emittente Tve la situazione “di doppio blocco, di status quo da parte degli Stati Uniti e dell’Iran” nello Stretto di Hormuz, che “è insostenibile”. In particolare, gli “incidenti gravissimi”, “con fuoco aperto e scambio riconosciuto” di attacchi ieri “da parte degli Stati Uniti e di Iran in maniera ingiustificata sugli Emirati Arabi”, condannati da Madrid. Alla domanda se Washington abbia informato Madrid dell’operazione avviata per sbloccare la navigazione a Hormuz, Albares ha replicato: “Questa è una guerra unilaterale, pertanto nessuno informa gli altri alleati sulle operazioni militari”. Il ministro ha di nuovo escluso “del tutto” la partecipazione della Spagna a operazioni militari nella regione “e in qualunque azione che possa comportare una escalation, che va evitata a tutti i costi, perché – ha osservato – il rischio di guerra è sempre permanente”.

Ue: “Teheran fermi attacchi a Emirati e Oman e rispetti la sovranità dei Paesi del Golfo”

L’Ue “condanna fermamente gli attacchi missilistici e con droni non provocati dell’Iran contro i nostri partner strategici nel Golfo”, esprimendo la sua solidarietà a Emirati Arabi Uniti e l’Oman, colpiti dall’aggressione iraniana. Lo dichiara il portavoce del Servizio europeo di azione esterna Anouar El Anouni, chiedendo a Teheran di “cessare immediatamente questi attacchi, in flagrante violazione del diritto internazionale, e di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dei Paesi della regione”. “La sicurezza in Europa e nel Golfo è interconnessa”, prosegue il portavoce. L’Ue “continuerà a collaborare con i partner della regione per contribuire alla de-escalation e alla stabilità regionale. Siamo pronti a contribuire a tutti gli sforzi diplomatici per ridurre le tensioni e per trovare una soluzione duratura che ponga fine alle ostilità, impedisca all’Iran di acquisire un’arma nucleare e metta fine alle sue attività destabilizzanti”, conclude.

Corea del Sud valuta ingresso nel “Project Freedom” Usa

La Corea del Sud sta valutando la partecipazione al ‘Project Freedom’ voluto dal presidente americano Donald Trump per sostenere gli sforzi volti a ripristinare la libertà della navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa sudcoreana Newsis citando un funzionario dell’ufficio presidenziale. “Per quanto riguarda il ‘Freedom Project’, la Corea del Sud e gli Stati Uniti mantengono una comunicazione continua e approfondita sulle questioni relative all’utilizzo stabile delle principali rotte marittime, incluso lo Stretto di Hormuz”, ha affermato il funzionario dopo che Trump ha detto che “sembra giunto il momento per la Corea del Sud di unirsi all’operazione di salvataggio delle navi intrappolate nello Stretto di Hormuz”. Il funzionario ha spiegato che “stiamo seguendo con molta attenzione le osservazioni del presidente Trump e stiamo esaminando la proposta statunitense riguardante lo Stretto di Hormuz, tenendo conto della prontezza operativa nella penisola coreana e delle procedure legali interne”. La fonte ha aggiunto che “il governo ritiene che la sicurezza delle rotte marittime internazionali e la libertà di navigazione sono nell’interesse comune di tutte le nazioni e sono principi che devono essere tutelati dal diritto internazionale”. In questo contesto, aggiunge, la Corea del Sud ha “partecipato attivamente a diversi sforzi internazionali per la rapida stabilizzazione, ripresa e normalizzazione delle reti logistiche marittime globali”.

Ghalibaf: “A Hormuz non abbiamo nemmeno iniziato”

“Sappiamo benissimo che il mantenimento dello status quo è intollerabile per gli Stati Uniti, mentre noi non abbiamo ancora nemmeno iniziato”. Lo ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, riferendosi al conflitto tra Iran e Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. “Il nuovo scenario dello Stretto di Hormuz sta prendendo forma”, ha aggiunto Ghalibaf in un messaggio pubblicato oggi su X. “La sicurezza del transito marittimo e energetico è stata compromessa dagli Stati Uniti e dai loro alleati attraverso violazioni del cessate il fuoco e blocchi; ovviamente, la loro malvagità diminuirà”.

Media, rabbia di Pezeshkian contro i Pasdaran per i raid su Golfo

Il presidente iraniano, Masoud Pezzekian, è estremamente irritato dalle azioni di Ahmad Vahidi, comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica iraniani, giudicando gli attacchi missilistici e con droni contro gli Emirati Arabi Uniti azioni “irresponsabili”, compiute senza metterne a conoscenza il governo e senza coordinamento. E’ quanto sostiene Iran International, citando fonti esclusive. Per il capo di Stato è “follia” l’approccio scelto dai Pasdaran. Da qui, la ricerca di un incontro con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei per chiedergli di fermare i loro attacchi contro i Paesi del Golfo Persico, cogliendo al contrario la possibilità diplomatica che a suo dire ancora esiste.

Iran nega il passaggio della nave Maersk per Hormuz sotto scorta Usa

L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha smentito la notizia che una nave legata alla compagnia di navigazione danese Maersk avrebbe attraversato lo Stretto di Hormuz sotto scorta americana. “Le notizie non sono accurate. Nessun sito affidabile di monitoraggio marittimo ha pubblicato una simile informazione e Maersk non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale a conferma del passaggio”, ha affermato Tasnim.

Ghalibaf: “Nuovo scenario a Hormuz si sta consolidando”

“La nuova equazione dello Stretto di Hormuz si sta consolidando. La sicurezza del transito marittimo ed energetico è stata compromessa dagli Stati Uniti e dai loro alleati attraverso violazioni del cessate il fuoco e blocchi; naturalmente, la loro malvagità verrà ridimensionata”. Lo ha affermato su il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. “Sappiamo benissimo che il mantenimento dello status quo è intollerabile per gli Stati Uniti, e noi non abbiamo ancora nemmeno iniziato”, ha aggiunto.

Iran: “Navi colpite ieri da Usa a Hormuz trasportavano passeggeri, 5 civili uccisi”

L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver ucciso cinque civili durante un attacco ieri a due imbarcazioni che trasportavano passeggeri nello Stretto di Hormuz. “A seguito della falsa affermazione dell’esercito statunitense di aver preso di mira sei motoscafi iraniani” è emerso che “le forze aggressori americane hanno attaccato e aperto il fuoco contro due piccole imbarcazioni che trasportavano persone, dirette da Khasab, sulla costa dell’Oman, verso la costa iraniana, uccidendo cinque civili”, ha dichiarato una fonte militare iraniana citata dall’agenzia Tasnim, sottolineando che “le imbarcazioni non appartenevano alle Guardie Rivoluzionarie”. Ieri gli Usa hanno rivendicato di aver affondato sei barche iraniane “che cercavano di interferire con la navigazione commerciale” a Hormuz, una dichiarazione immediatamente smentita da un alto funzionario militare iraniano. “L’Iran ha avviato un’indagine sugli attacchi alle imbarcazioni”, ha aggiunto la fonte iraniana a Tasnim, sottolineando che “gli Stati Uniti devono essere ritenuti responsabili del loro crimine”.

Usa e Bahrein consegnano una bozza di risoluzione su Hormuz al Consiglio di sicurezza Onu

Gli Stati Uniti e il Bahrein hanno consegnato ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione riguardante la riapertura dello Stretto di Hormuz con la revoca del blocco iraniano. La versione definitiva dovrebbe essere presentata l’8 maggio, ma nel frattempo nella bozza i due Paesi hanno scritto che le azioni dell’Iran costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. Il testo afferma che gli altri Paesi membri delle Nazioni Unite non aiuteranno l’Iran nel blocco dello Stretto, né a riscuotere tasse definite “illegali”. In precedenza l’ambasciatore americano presso l’Onu, Mike Waltz, aveva detto ai giornalisti che gli Stati Uniti stavano lavorando alla bozza insieme al Bahrein, con il contributo di Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Nelle scorse settimane Cina e Russia, membri permanenti del Consiglio di sicurezza, avevano bloccato una risoluzione sostenuta dafgli Usa per forzare il blocco di Hormuz.

Trump: “Non posso dirvi se il cessate il fuoco sia finito”

“Se il cessate il fuoco è finito? Non posso dirtelo. Se rispondessi a questa domanda diresti solo che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere il presidente degli Stati Uniti d’America”. Così Donald Trump intervistato al ‘The Hugh Hewitt Show’, in merito alla tregua tra Usa e Iran.

Iran, barche a fuoco nel porto di Bandar Deyr

Diverse barche hanno preso fuoco nel porto di Vaezi a Bandar Deyr, nella provincia di Bushehr, nel sud dell’Iran. Lo riporta l’agenzia di stampa Mehr aggiungendo che le cause dell’incendio sono al momento sconosciute.

Nave Maersk passata per Hormuz con la scorta Usa

La compagnia di navigazione danese Maersk ha dichiarato che la sua nave mercantile Alliance Fairfax, battente bandiera Usa, ha lasciato il Golfo dopo essere stata scortata attraverso lo Stretto di Hormuz dalle forze armate americane. Non ci sono stati problemi durante il transito e l’equipaggio è al sicuro.

Hezbollah attacca l’Idf

Le forze armate israeliane hanno denunciato nelle ultime ore due attacchi di Hezbollah con “diversi colpi di mortaio verso l’area in cui operano i soldati nel Libano meridionale”. “Non si sono registrati feriti”, ha aggiunto l’Idf.

Macron, inaccettabili attacchi contro Emirati Arabi

“Gli attacchi dell’Iran contro le infrastrutture civili degli Emirati Arabi Uniti sono ingiustificati e inaccettabili. Come ha fatto sin dall’inizio del conflitto, la Francia continuerà a sostenere i propri alleati negli Emirati e nella regione per la difesa del loro territorio”. Così su X il presidente francese, Emmanuel Macron. “Una soluzione duratura al conflitto – si legge nel post – potrà essere raggiunta solo attraverso la riapertura dello Stretto di Hormuz alla libera circolazione e un accordo solido che fornisca le necessarie garanzie di sicurezza ai Paesi della regione, in particolare contro le minacce dell’Iran in materia di attività nucleari, balistiche e di destabilizzazione regionale”.

Corea del Sud: indagini sull’l’incendio a bordo di una nave nello Stretto di Hormuz

Il Ministero degli Esteri di Seoul ha dichiarato che le autorità indagheranno sulle cause del rogo divampato su una nave gestita da compagnie sudcoreane nello Stretto di Hormuz, dopo che l’imbarcazione sarà stata rimorchiata in un porto vicino.

Trump: “Guerra lunga? In Vietnam siamo stati 19 anni”

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto una battuta sulle polemiche legate alla durata del conflitto con l’Iran, cominciato più di nove settimane fa, il 28 febbraio. “Siamo in una guerra ora, da quando? Sei settimane? E ci dicono: ‘Perche’ dura così tanto?’. Siamo stati in Vietnam diciannove anni”, ha ricordato durante un incontro alla Casa Bianca con le piccole imprese

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