Media Usa hanno riferito della preoccupazione del vicepresidente Usa Vance sulla gestione del Pentagono da parte del segretario Hegseth. Le scelte del ministro non convincono anche molti senatori repubblicani. Secondo una fonte della Cnn, il presidente Usa Trump ha lasciato intendere che difficilmente accetterà l’ultima proposta dell’Iran per porre fine al conflitto, dopo che Teheran ha proposto un piano che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz rinviando al contempo le discussioni sulla questione nucleare. Ma i negoziati sono ancora nel vivo: lo certifica la riunione convocata ieri da Trump, nella situation room. Teheran: “Servono garanzie credibili”.
Teheran: “Per mondo Usa e Israele sono simboli di terrorismo”
L’Iran ha accusato Stati Uniti e Israele di terrorismo di Stato. “Il mondo oggi vede gli Stati Uniti e Israele come simboli del terrorismo di Stato”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei. “Gli Stati Uniti non possono più imporre le proprie politiche alle nazioni indipendenti”, ha aggiunto facendo eco alle dichiarazioni del portavoce del ministero della Difesa, Reza Talaei-Nik.
Teheran: “Usa dovrebbero essere condannati per pirateria”
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, è tornato a condannare il sequestro di petroliere in acque internazionali per mano degli Stati Uniti, “Si tratta a tutti gli effetti di un atto di pirateria”, ha detto a quanto riferito da Press Tv. “Gli Stati Uniti devono essere ritenuti pienamente responsabili di aver minacciato i principi fondamentali della sicurezza marittima”, ha aggiunto.
Iran: “Pronti a condividere capacità di difesa con Paesi Sco”
L’Iran è pronto a condividere le sue capacità in materia di armamenti difensivi con “i Paesi indipendenti, in particolare i membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco)”. Lo ha dichiarato il viceministro della Difesa iraniana per lo sviluppo gestionale e la pianificazione strategica, il generale di brigata Reza Talaei-Nik, durante una riunione dei ministri della Difesa della Sco tenutasi a Bishkek in Kirghizistan, secondo quanto riportato oggi dalla Fars. Le forze armate iraniane restano, ha aggiunto, sono pronte a rispondere a qualsiasi azione ostile. A Bishkek il vice ministro della Difesa iraniano ha avuto incontri separati con i ministri della Difesa di Kirghizistan, Russia, Pakistan e Bielorussia, tutti Stati membri della Sco.
Capo del Mossad: “Agenzia entrata nel cuore dei segreti del nemico”
Il capo del Mossad, David Barnea, ha affermato che l’agenzia, diventata più offensiva, è entrata “nel cuore dei segreti del nemico” e ha condotto operazioni “rivoluzionarie” in Iran e altrove. Lo ha riferito durante una cerimonia svoltasi ieri sera presso il quartier generale del Mossad, in onore delle missioni più importanti del 2025. Barnea ha sottolineato quello che ha definito un cambiamento nel ruolo dell’agenzia in tempo di guerra, affermando che è diventata un’organizzazione più offensiva ed efficace al fianco delle Forze di difesa israeliane (Idf) nelle campagne contro l’Iran e il suo gruppo terroristico per procura Hezbollah. “Abbiamo ottenuto informazioni strategiche e tattiche nel cuore dei segreti del nemico. Abbiamo dimostrato nuove e innovative capacità operative nei paesi bersaglio”, ha dichiarato il capo del Mossad. Barnea ha evidenziato che le sue operazioni hanno contribuito a rendere possibili gli attacchi “nel cuore di Teheran”, a “sventare i piani di alti ufficiali” e agli sforzi per garantire la superiorità aerea di Israele e difendere il fronte interno.
Le operazioni condotte quest’anno “ci hanno permesso di superare i confini in Libano e in Iran”, ha valutato, aggiungendo che l’agenzia ha anche “condotto una campagna diplomatica segreta, la cui importanza è fondamentale per forgiare alleanze regionali ed espandere la profondità strategica di Israele”. In conclusione, secondo Barnea, la cooperazione con l’esercito ha “cambiato l’assetto strategico di Israele”, avvertendo tuttavia che le minacce permangono, pertanto “non ci adageremo sugli allori e quando identificheremo una minaccia, agiremo con tutta la nostra forza”.
Iran: “Usa sanno che non vogliamo atomica ma non accettano la libertà”
Gli Stati Uniti sanno che l’Iran non vuole armi nucleari, ma non possono accettare che Teheran sia libero nelle sue scelte. “Dicono ‘no all’energia atomica mentre settant’anni fa gli americani incoraggiavano l’Iran nucleare”, ha ricordato il vice portavoce presidenziale Seyyed Mehdi Tabatabai su X. “Sanno che l’Iran vuole l’energia atomica solo per scopi pacifici. Quindi non hanno problemi con un Iran nucleare, ma non possono tollerare un Iran indipendente. Nelle parole di ieri del ministro degli Esteri americano, questa visione è evidente”, ha sottolineano.
Il vicepresidente Usa Vance preoccupato per la gestione Hegseth del Pentagono
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in privato avrebbe espresso una forte preoccupazione per il modo in cui il Pentagono guidato da Pete Hegseth sta gestendo la guerra all’Iran. Lo sostiene The Atlantic, citando due alti funzionari dell’amministrazione americana. Vance sarebbe scettico riguardo alle informazioni fornite dal Pentagono sulla guerra. Il vicepresidente avrebbe inoltre condiviso con il presidente Donald Trump le sue preoccupazioni sul numero effettivo delle scorte di alcuni sistemi missilistici. Le preoccupazioni, continua The Atlantic, “sarebbero personali e non rappresenterebbero un’accusa” nei confronti di Hegseth o del generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, di aver fornito informazioni fuorvianti al presidente. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha smentito l’esistenza di contrasti interni. Al Daily Beast ha dichiarato che “il segretario Hegseth e il vicepresidente Vance hanno un rapporto di lavoro eccellente, basato su un profondo rispetto reciproco e allineamento. All’interno del team per la sicurezza nazionale del presidente Trump, il confronto rigoroso e le domande incisive sono esattamente ciò che i professionisti fanno per ottenere risultati. E’ un lavoro di squadra responsabile e di alto livello”.
The Hill: i senatori repubblicani contro Hegseth, vogliono che se ne vada
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance non sarebbe affatto solo nel suo crescente scetticismo nei confronti dell’operato del segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Vari senatori repubblicani hanno confidato a “The Hill” che, se si votasse oggi, non confermerebbero l’ex conduttore di Fox News a capo del Pentagono. Numerosi esponenti del Gop hanno espresso forte malcontento per l’ondata di purghe che ha investito i vertici delle forze armate americane, dal popolare capo di Stato maggiore dell’esercito, Randy George, allontanato all’inizio di aprile, al segretario alla Marina John Phelan, licenziato la scorsa settimana, tutte personalità che avevano stretti rapporti con i ‘falchi’ della difesa del Congresso, i quali temono ora possa toccare presto a Dan Driscoll, il segretario all’Esercito, molto vicino a Vance. Un senatore repubblicano ha spiegato a ‘The Hill’ che da tempo all’interno del gruppo repubblicano al Senato ci sono dubbi sulla mancanza di esperienza di Hegseth nella gestione di una burocrazia ampia e complessa, nonché diffidenza nei confronti del suo stile di leadership non convenzionale e spesso arrogante. A esacerbare questa sfiducia, ha spiegato la fonte, è stato però “l’indebolimento della straordinaria leadership del Pentagono”, definito una grande preoccupazione”.
L’intelligence tedesca: minaccia in Europa da estremisti filo-iraniani
L’intelligence tedesca ha rilevato in Germania e in altri Paesi europei un aumento del livello di minaccia da parte di estremisti filo-iraniani, in particolare del gruppo “Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya” (Hayi). Lo ha riferito l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV) tedesca in risposta a una richiesta del quotidiano Handelsblatt. “La novità sta nell’avvertimento di Hayi secondo cui non si limiterà più ad attacchi ‘semplici’, ma prevederà anche mezzi più pericolosi”, ha spiegato l’agenzia di intelligence. “L’organizzazione utilizza diversi canali della sfera estremista sciita e filo-iraniana su varie piattaforme di social media per diffondere informazioni sulle proprie attività”, ha dichiarato la BfV. Hayi ha recentemente “chiaramente espresso le motivazioni politiche alla base delle proprie azioni e ha minacciato apertamente le istituzioni israeliane, così come i cosiddetti ‘nemici dell’Islam’ in Europa”, ha aggiunto.
Idf, due soldati feriti in un attacco con drone nel sud del Libano
Due soldati israeliani sono rimasti feriti, uno “seriamente” e uno più lievemente, in un attacco con drone avvenuto ieri nel sud del Libano: lo ha riferito oggi l’Idf, citato da Haaretz. Entrambi i soldati sono stati trasportati in ospedale per ricevere assistenza medica. L’attacco, aggiunge il Times of Israel, è attribuito a Hezbollah. Lo stesso giornale afferma che l’Idf ha lanciato un missile intercettore contro un altro sospetto drone di Hezbollah “diretto verso un’area del sud del Libano in cui sono dispiegate truppe” israeliane.
Cnn, Trump verso no a ultima proposta negoziale Teheran
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, appare orientato a respingere l’ultima proposta negoziale iraniana, esaminata ieri insieme ai consiglieri per la sicurezza nazionale. Lo riferiscono alla Cnn fonti ben informate. Secondo quanto emerso, Trump teme di indebolire la posizione degli Usa nella trattativa se accetterà di concordare una riapertura dello Stretto di Hormuz e rimandare a colloqui successivi la ricerca di un’intesa sul programma nucleare, come proposto da Teheran.
Nave Usa blocca petroliera iraniana
Un cacciatorpediniere della Marina statunitense ha intercettato la petroliera battente bandiera iraniana “Stream” mentre tentava di raggiungere un porto iraniano. Lo ha reso noto il Comando centrale degli Stati Uniti spiegando che la nave da guerra “Rafael Peralta” ha intercettato la petroliera domenica, nell’ambito del blocco dei porti iraniani. Almeno 39 navi in transito da o verso i porti iraniani sono state costrette a fermarsi, secondo i media locali, dall’inizio del blocco, il 13 aprile. L’Iran, da parte sua, ha denunciato l’operazione come un atto di “pirateria e rapina a mano armata in alto mare”, collegandola al recente sequestro di altre petroliere associate al Paese.
Mosca e Teheran consolidano l’alleanza
Il ministro della Difesa russo Andrei Belousov ha avuto colloqui in Kirghizistan con il viceministro della Difesa iraniano Reza Talaei-Nik. Lo riporta l’agenzia di stampa Tass. Belousov ha ribadito la posizione della Russia, secondo cui la guerra con l’Iran dovrebbe essere risolta esclusivamente per via diplomatica, e si è detto fiducioso che Mosca e Teheran continueranno a sostenersi a vicenda. Talaei-Nik si è recato anche in Bielorussia, uno dei più stretti alleati della Russia, dove, secondo il ministero della Difesa bielorusso, ha discusso della situazione in Medio Oriente con il Ministro della Difesa Viktor Khrenin. Il ministero, citato dall’agenzia di stampa statale BelTA, ha affermato che i due hanno concordato sul fatto che l’unica via per risolvere il conflitto sia “un ritorno alla sfera di una soluzione politico-diplomatica e l’intensificazione del processo negoziale”. La dichiarazione del ministero afferma che l’incontro “ha confermato il reciproco interesse di Minsk e Teheran per un ulteriore approfondimento della loro interazione congiunta”.
L’Iran: “Alla scuola di Minab morte 155 persone”
L’Iran ha diffuso un bilancio dettagliato delle vittime dell’attacco a una scuola iraniana, avvenuto il primo giorno della guerra in Medio Oriente. Secondo quanto riportato dai media statali, 73 bambini e 47 bambine sono rimasti uccisi nell’attacco del 28 febbraio a una scuola elementare iraniana a Minab. Sono rimasti uccisi anche 26 insegnanti, 7 genitori, un autista di scuolabus e un tecnico di farmacia della clinica adiacente alla scuola, ha riferito l’emittente pubblica Irib in un post su Telegram. Questo porta il bilancio delle vittime a 155, anziché agli oltre 175 riportati in precedenza. La scuola fu colpita da un missile da crociera Tomahawk statunitense a causa di un errore di puntamento, secondo i risultati preliminari di un’indagine militare statunitense riportati dal New York Times.
Il capo dell’Idf ammette: “Abbiamo un problema di disciplina”
L’Idf ha un problema di disciplina. A ammetterlo è il capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, secondo il quale negli ultimi anni la disciplina militare si è deteriorata a causa della guerra su più fronti condotta da Israele. Parlando con un gruppo di alti ufficilai, riporta il Times of Israel, Zamir ha elencato una serie di episodi in cui i soldati israeliani si sono comportati in modi contrari ai valori dell’esercito e ha citato i saccheggi e la distruzione di una statua di Gesù in Libano, che ha suscitato indignazione internazionale, oltre alla tendenza dei soldati a indossare distintivi e stemmi non autorizzati con messaggi religiosi, messianici, politici e incitanti all’odio. “Gli episodi di comportamento non etico a cui abbiamo assistito sono il risultato di un periodo lungo e complesso, ma ciò non li giustifica – ha detto Zamir –. Non dobbiamo scendere a compromessi sui nostri valori. L’erosione delle norme potrebbe essere altrettanto pericolosa delle minacce operative”.
Trump scettico sulla proposta iraniana per Hormuz
Donald Trump e i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale sono scettici sull’offerta dell’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere le trattative sul nucleare. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e probabilmente presenterà la sua risposta e le sue controproposte nei prossimi giorni. Anche se l’offerta iraniana non è stata respinta categoricamente, Trump e i suoi consiglieri sono dubbiosi sull’azione in buona fede dell’Iran e sull’intenzione di Teheran di mettere fine all’arricchimento dell’uranio e impegnarsi a non sviluppare l’arma nucleare.
Vance perplesso dalla gestione del Pentagono da parte di Hegseth
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, in privato avrebbe espresso una forte preoccupazione per il modo in cui il Pentagono guidato da Pete Hegseth sta gestendo la guerra all’Iran. Lo sostiene The Atlantic, citando due alti funzionari dell’amministrazione americana. Vance sarebbe scettico riguardo alle informazioni fornite dal Pentagono sulla guerra. Il vicepresidente avrebbe inoltre condiviso con il presidente Donald Trump le sue preoccupazioni sul numero effettivo delle scorte di alcuni sistemi missilistici. Le preoccupazioni, continua The Atlantic, “sarebbero personali e non rappresenterebbero un’accusa” nei confronti di Hegseth o del generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto, di aver fornito informazioni fuorvianti al presidente. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha smentito l’esistenza di contrasti interni. Al Daily Beast ha dichiarato che “il segretario Hegseth e il vicepresidente Vance hanno un rapporto di lavoro eccellente, basato su un profondo rispetto reciproco e allineamento. All’interno del team per la sicurezza nazionale del presidente Trump, il confronto rigoroso e le domande incisive sono esattamente ciò che i professionisti fanno per ottenere risultati. un lavoro di squadra responsabile e di alto livello”.
L’Onu: “Nel 2026 dai coloni 680 attacchi contro i palestinesi”
In Cisgiordania, secondo quanto dichiarato dall’Onu, gli attacchi dei coloni contro i palestinesi continuano, causando vittime, danni alle proprietà e sfollamenti. “Dall’inizio di quest’anno sono stati registrati circa 680 attacchi di coloni in oltre 200 comunità palestinesi, con lo sfollamento completo di nove comunità”, ha spiegato il portavoce Stephane Dujarric nel corso dell’incontro con i media internazionali. L’Ufficio Onu per gli aiuti umanitari ha pubblicato una mappa che mostra l’impatto degli attacchi dei coloni sui palestinesi tra il 2023 e il 2025. “In quel periodo – ha aggiunto Dujarric – sono stati registrati più di 4.500 aggressioni, che hanno causato la morte di 50 palestinesi e oltre 4.600 feriti, oltre allo sfollamento di più di 3.900 palestinesi a causa degli attacchi dei coloni e delle restrizioni di accesso”.
L’Onu: “Ieri nuovi attacchi israeliani in Libano”
La coordinatrice speciale dell’Onu per il Libano, Jeanine Hennis-Plasschaert, si trova attualmente in Israele per una serie di incontri sulla crisi con il Libano. La diplomatica “sta conducendo incontri con alti funzionari politici e della sicurezza israeliani, tra cui il ministro degli Esteri Gideon Sàar e il ministro della Difesa Israel Katz”. La visita rientra nelle consuete consultazioni con interlocutori chiave sull’attuazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, che ha rafforzato la presenza dei caschi blu lungo la cosiddetta Linea Blu, la zona cuscinetto creata tra Israele e Libano. Nel frattempo i soldati della missione Onu hanno segnalato ieri 299 episodi, tra colpi d’arma e lancio di razzi, provenienti da sud della Linea Blu o all’interno dell’area operativa delle Forze di Difesa Israeliane, in quello che è stato definito dall’Onu “uno dei volumi più alti dalla cessazione delle ostilità”.
Teheran: “La stabilità nel Golfo solo con garanzie credibili”
Amir Saeid Iravani, ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, ha lanciato un monito mentre i negoziati faticano ancora a carburare: “Una stabilità e una sicurezza durature nel Golfo e nella regione più ampia – ha detto durante una sessione del Consiglio di sicurezza – possono essere garantite solo da una cessazione duratura e permanente di ogni aggressione contro l’Iran, accompagnata da garanzie credibili di non ripetizione e dal pieno rispetto dei legittimi diritti e interessi sovrani di Teheran”.


