Nel nuovo immaginario costruito da Cristoforo Nolan per L’Odisseatra dèi, eroi, armi, mare e visioni da kolossal, ci sono anche loro: giganti in armaturaminacciosi, armati e già capaci di accendere discussioni tra chi ha osservato i materiali promozionali del film. Alcuni dettagli, come la presenza di armi che sembrano lontane da una ricostruzione storica rigorosa (uno di loro porta sulla schiena una naginata giapponese), hanno riaperto il dibattito sul rapporto tra mito, fedeltà all’antico e libertà cinematografica. Ma prima ancora di capire come Nolan li porterà sullo schermo, vale la pena tornare alla domanda più semplice: chi sono davvero i Lestrigoni?
Chi sono i giganti cannibali dell’Odissea
I Lestrigoni, o Lestrìgoni, sono uno dei popoli mostruosi incontrati da Odisseo nel viaggio di ritorno verso Itaca. Nell’Odissea di Omero compaiono nel Libro X, dopo l’episodio di Eolo e prima dell’arrivo sull’isola di Circe. Sono descritti come giganteschi antropofagiuna comunità intera di esseri enormi e cannibali che abitano la città di Telepilonella terra di Lamo, governata dal re Antifate. Non si tratta quindi di un singolo mostro, come accade con Polifemo, ma di un popolo organizzato, con una città, un sovrano, una regina, un porto e una struttura sociale rovesciata rispetto alle regole dell’ospitalità greca.
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Ulisse ei Lestrigoni: cosa succede nel poema di Omero
L’episodio è uno dei più drammatici dell’intero poema. Dopo essere stato respinto lontano da Itaca a causa dell’apertura dell’otre dei venti, Odisseo arriva con le sue dodici navi nella terra dei Lestrigoni. Undici imbarcazioni entrano nel porto, mentre la sua resta prudentemente all’esterno. L’eroe manda alcuni uomini in esplorazione: questi incontrano una giovane donna, figlia di Antìfate, che li conduce al palazzo del re. Qui la scena precipita subito nell’orrore. La moglie di Antìfate appare enorme, paragonabile a una montagna, e quando il re arriva afferra uno degli uomini di Odisseo e lo divora. Gli altri riescono a fuggire, ma ormai l’allarme è stato dato.
A quel punto i Lestrigoni si radunano in massa e attaccano la flotta. Dalle rupi lanciano enormi massi contro le navi, distruggendole una dopo l’altra, e infilzano i marinai come pesci. È un massacro. Odisseo riesce a salvarsi solo perché la sua nave era rimasta fuori dal portoma perde undici imbarcazioni su dodici e gran parte dei suoi compagni. Per questo i Lestrigoni hanno un ruolo decisivo nella struttura dell’Odissea: segnano il momento in cui il ritorno dell’eroe cambia definitivamente scala. Prima di incontrarli, Odisseo è ancora il comandante di una flotta; dopo di loro, è il capo di un solo equipaggio superstite.
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La differenza tra i Lestrigoni e Polifemo
La differenza con Polifemo è importante. Il Ciclope è un gigante solitario, figlio di Poseidoneche vive fuori dalla civiltà e divora alcuni compagni di Odisseo nella sua grotta. I Lestrigoni, invece, sono una minaccia collettiva. Non rappresentano soltanto la forza bruta, ma una società intera diventata mostruosa. Anche per questo l’episodio è così efficace: Odisseo non deve superare un singolo nemico, ma sopravvivere a un mondo ostile, in cui l’approdo sicuro si trasforma in trappola e il porto, simbolo di riparo, diventa il luogo della distruzione.
Quanto alla loro collocazione geografica, la poesia non offre una risposta definitiva. Omero parla di Telepilo e della terra di Lamo, descrivendo un luogo remoto, dove le vie del giorno e della notte sembrano vicine. Nel corso dei secoli, diverse tradizioni hanno provato a identificare la terra dei Lestrigoni con zona del Mediterraneo, dalla Sicilia alla Sardegnama si tratta di ipotesi successive. Come spesso accade nell’Odisseail dato geografico conta meno della funzione narrativa: i Lestrigoni abitano uno spazio di confine, lontano dall’ordine umano, dove il viaggio di Ulisse incontra una delle sue forme più violente.
I Lestrigoni nell’Odissea di Christopher Nolan
È facile capire perché Nolan possa averli scelti come materia spettacolare per L’Odissea. I Lestrigoni sono perfetti per un cinema che vuole ripristinare al mito una dimensione fisica, monumentale e pericolosa. La loro natura di giganti guerrieri, il porto chiuso tra le rupi, l’attacco dall’alto, la distruzione della flotta: tutto nell’episodio sembra già pensato per una messa in scena di grande impatto. Nel poema non vengono descritti con armature o armi riconoscibili in senso storico, ma il cinema può trasformare quella minaccia in immagine, corpo, metallo, movimento. Anche eventuali dettagli volutamente anacronistici rientrano in una scelta più ampia: non ricostruire l’età omerica come un manuale illustrato, ma tradurre l’epica in un linguaggio visivo immediatamente leggibile dal pubblico contemporaneo.
In questo senso, i Lestrigoni possono diventare uno degli snodi più interessanti del film. Non sono famosi quanto Polifemo, Circe o le Sirene, ma nell’Odissea hanno un peso enorme: sono il trauma che riduce il viaggio di Odisseo alla sua forma più essenziale, togliendogli l’esercito, la flotta e quasi ogni illusione di controllo. Se L’Odissea di Christopher Nolan vorrà davvero raccontare il mito come un’esperienza fisica, aspra e spettacolare, questi giganti cannibali potrebbero essere molto più di una semplice creatura da kolossal: potrebbero rappresentare il momento in cui l’avventura diventa sopravvivenza.
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