Il sipario è calato sulla 79esima edizione del Festival di Cannes con una cerimonia di chiusura condotta dall’attrice Eye Haïdara, la stessa che aveva aperto il festival il 12 maggio. Una edizione – dicono i critici – non indimenticabile, considerata al di sotto delle aspettative e caratterizzata anche da numerose polemiche per alcune scelte appare un po’ troppo ‘politicamente corretto’ a discapito del dovere di scelta da parte della giuria.
Palma d’Oro di Cannes 2026
Alla fine la giuria presieduta dal regista sudcoreano Park Chan-Wook — affiancata da Chloé Zhao, Laura Wandel, Diego Céspedes, Paul Laverty, Demi Moore, Isaach de Bankolé, Stellan Skarsgård e Ruth Negga — ha consegnato la Palma d’Oro a Fjord di Cristian Mungiu. Mamma
il palmarès di quest’anno si distingue soprattutto per i numerosi premi ex-aequo e per una scelta finale che ha diviso la critica internazionale.
Fjord e il caso Mungiu: una Palma che non convince tutti
Il film Fjord racconta la famiglia Gheorghiu, evangelici rumeni che si trasferiscono in un piccolo villaggio norvegese su uno splendido fiordo. Mihai — interpretato d
n Stan, affresco del ritratto di Donald Trump nel film di Ali Abbasi — è un ingegnere informatico profondamente religioso. Quando la scuola nota dei lividi inspiegabili su una delle figlie, le istituzioni norvegesi entrano in conflitto con i valori tradizionali della famiglia.
Il film esplora la frattura tra progressismo e valori conservatori nell’Europa contemporanea, un tema che Mungiu aveva già affrontato in RMN

Il regista Cristian Mungiu
Per Mungiu si tratta della seconda Palma d’Oro, dopo quella conquistata nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. È l’undicesimo regista nella storia del festival a vincere il premio per la seconda volta. Sul palco con lui i protagonisti Renate Reinsve e Sebastian Stan: “Dobbiamo aspettare vent’anni per rivedere questi film e capire quali avranno davvero resistito alla prova del tempo”, ha detto il regista dopo la proclamazione nel suo discorso di accettazione.
La vittoria si estende anche il dominio di Neon sui diritti americani della Palma d’Oro: la distribuzione statunitense, che aveva firmato il grande successo Tonya nel 2017, ha conquistato la Palma d’Oro con quella del 2026 per sette edizioni consecutive, a partire da Parasite nel 2019.
La critica della critica
La critica anglosassone non ha nascosto le perplessità. Il Guardian ha definito Fjord “una trovata da coproduzione” e ha indicato Minotaur di Zvyagintsev come la scelta più meritevole. Screen Daily ha riportato che il film aveva diviso la giuria dei critici sin dai primi giorni del festival. Il punto di attrito è semplice: il tema è valido, la regia riconoscibile, ma il film non raggiunge la potenza dei migliori lavori del regista.
I veri protagonisti: Zvyagintsev, Pawlikowski, Los Javis
Il Grand Prix a Minotaur di Andrey Zvyagintsev è stato accolto come la scelta più condivisa della serata con il pubblico in piedi ad applaudire il regista russo che da anni vive in esilio. Andrey Zvyagintsev, una spina nel fianco molto convinta per la Russia di Putin, non può tornare in Russia dopo le sue durissime posizioni espresse contro la guerra in Ucraina e ha usato il discorso di accettazione per rivolgersi direttamente proprio al presidente federale russo: “Milioni di persone su entrambi i lati della linea di contatto sognano una sola cosa: che i massacri finiscano. E l’unica persona che può mettere fine a questa carneficina è il presidente della Federazione Russa. Lo faccia…” È stato questo il momento politicamente più carico della serata.
Cannes 2026, gli altri premi
Il premio alla miglior regia è andato ex-aequo a due film e due registi molto diversi: Paweł Pawlikowski per Fatherland — il racconto del ritorno in Germania di Thomas Mann dopo la Seconda guerra mondiale, con Sandra Hüller e Hanns Zischler — e Javier Calvo e Javier Ambrossi, i “Los Javis” spagnoli, per The Black Ball, un ambizioso affresco del mondo queer ispirato a Lorca con Penélope Cruz nel cast. Tra l’altro fin da subito uno dei trailer più visti e commentati in rete.
I tre registi sono saliti sul palco contemporaneamente con un solo trofeo tra le mani: “Questa è stata una messa in scena disastrosa”, ha ironizzato Pawlikowski. Con Xavier Dolan, che consegnando il premio, a insistere… “Spero almeno che fossero previste due Palme d’Oro.”
Il premio alla migliore sceneggiatura è andato a Emmanuel Marre per Notre Salut, la storia del bisnonno del regista, funzionario minore nella zona collaborazionista di Vichy. Il Premio della Giuria è andato a The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach, sulla quale la critica è divisa considerata al di sotto delle aspettative.
Gli attori: doppi trionfi e temi ricorrenti
Entrambi i premi alla recitazione sono andati a coppie di attori. Miglior attrice ex-aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi — la storia di un supervisore francese di una casa di cura che sviluppa una connessione intensa con un regista teatrale giapponese. Il miglior attore ex-aequo va invece a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont, due soldati belgi nella Prima guerra mondiale che si innamorano.
Un dato editoriale: i temi gay e queer hanno attraversato con insolita coerenza i film premiati di questa edizione — da The Black Ball a Coward, entrambi in grande evidenza. La giuria guidata da Park Chan-Wook sembra aver premiato deliberatamente questa tendenza.
La controversia Bolloré e il contesto politico
L’edizione 2026 è stata accompagnata poi da una polemica esterna molto rilevante: la crescente opposizione al controllo di Vincent Bolloré su Canal+, storico partner del festival. Una lettera aperta ha raccolto circa 4.000 firme nel mondo del cinema internazionale, alcune delle quali molto prestigiose, soprattutto in Francia.
La cerimonia è stata relativamente sobria, con discorsi di accettazione per lo più apolitici — a eccezione di Zvyagintsev e Pawlikowski, che ha dichiarato anche: “Il cinema deve resistere”.
Tilda Swinton, che ha introdotto il premio finale, ha sintetizzato lo spirito del festival: “In un mondo che diventa più violento, più autoritario, in cui la speranza è vista come un difetto e la differenza come una minaccia, questo festival punta più in alto.”
Palme d’Oro onorarie sono andate a Barbra Streisand — assente per un infortunio al ginocchio, rappresentata da un videomessaggio introdotto da Isabelle Huppert — ea Peter Jackson e John Travolta, presenti e premiati nel corso del festival.

Tutti i premi
Questo il palmarès completo di Cannes 2026
Palma d’Oro: Fiordo, regia di Cristian Mungiu
Gran Premio: Minotauro, regia di Andrey Zvyagintsev
Miglior regia (ex-aequo): Javier Calvo e Javier Ambrossi per The Black Ball e Paweł Pawlikowski per Fatherland
Premio della Giuria: L’avventura sognata, regia di Valeska Grisebach
Miglior attrice (ex-aequo): Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
Miglior attore (ex-aequo): Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont
Miglior sceneggiatura: Emmanuel Marre per Notre Salut (A Man Of His Time)
Camera d’Oro
Caméra d’Or (miglior opera prima): Ben’Imana, regia di Marie-Clémentine Dusabejambo (presentato in Un certain Regard)
Cortometraggi
Palma d’Oro per il miglior cortometraggio: For The Opponents (Para los contrincantes), regia di Federico Luis (Argentina)
Un certo riguardo
Premio Un certain Regard: Everytime, regia di Sandra Wollner
Premio della GiuriaUCR
Elefanti nella nebbia (Les éléphants dans la brume), regia di Abinash Bikram Shah (opera prima)
Premio Speciale della Giuria UCR – Iron Boy (Le Corset), regia di Louis Clichy
Miglior attore UCR – Bradley Fiomona Dembeasset
Miglior attrice UCR – Marina De Tavira, Daniela Marín Navarro, Mariangel Villegas per Siempre soy tu animale materno di Valentina Maurel
Sezioni parallele
Settimana della Critica — Gran Premio: La Gradiva, regia di Marine Atlan
Quinzaine des Cinéastes — Premio del pubblico: I See Buildings Fall Like Lightning, regia di Clio Barnard (Regno Unito)
Queer Palm: Teenage Sex and Death at Camp Miasma, regia di Jane Schoenbrun (anche film d’apertura di Un certain Regard)
Palma d’Oro alla carriera
Barbra Streisand, Peter Jackson, John Travolta


