Poche voci nel calcio italiano portano il peso emotivo e morale di Roberto Baggio.
L’uomo ampiamente considerato come il più grande calciatore italiano della sua generazione, un giocatore la cui genialità ha elevato gli Azzurri a livelli che da allora faticavano anche solo a intravedere, ha parlato apertamente della crisi che divora la Nazionale – e il messaggio è di quelli che la FIGC farebbe bene ad ascoltare.
Seduto con Corriere della Sera per promuovere la sua autobiografia Luce nell’oscuritàBaggio ha attraversato l’intero arco di una vita straordinaria nel calcio – dalla ferita del 1994 al calore di amicizie durature – ma è stata la sua diagnosi dell’attuale condizione del calcio italiano a richiedere l’attenzione più urgente.
Le strade tacciono: il verdetto schiacciante di Baggio sullo sviluppo dei talenti italiani
Baggio è stato tipicamente diretto quando gli è stato chiesto della mancata qualificazione dell’Italia alla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva – una serie di assenze così dolorose che ha cominciato a sembrare strutturale piuttosto che circostanziale.
“Ci sono tante cose da sistemare. I ragazzini non giocano più per strada. E in Serie A non ci sono tanti italiani. Se devi andare a prendere un giocatore da qualche altra parte e naturalizzarlo, vuol dire che non sei riuscito a trovare un italiano pronto allo stesso livello”.


La diagnosi è schietta ed è corretta. L’erosione di base identificata da Baggio non è un problema nuovo: si tratta di un lento collasso che sta accelerando da due decenni.
Quando una generazione di bambini smette di calciare un pallone nel cortile, in piazza, contro il muro del garage, scompare qualcosa di insostituibile: l’istinto, il mestiere, la furbizia che non si può allenare in un campo di allenamento.
“Dobbiamo creare una formula che incoraggi davvero l’utilizzo dei giovani italiani. Il talento c’è ancora, ma bisogna ricercarlo, tutelarlo e riconoscerne il valore. E bisogna avere il coraggio di fidarsi di loro”.
Quella parola – coraggio – arriva con particolare forza da un uomo che sa meglio di chiunque altro cosa significa portare il peso di una nazione.
Un avvertimento ignorato: Baggio è già stato qui
Ciò che dà alle parole di Baggio il loro lato più tagliente non è solo la sua eredità calcistica ma la sua esperienza istituzionale.
In qualità di Presidente del Settore Tecnico della FIGC tra il 2010 e il 2012, è autore di un rapporto globale che chiede il rafforzamento delle accademie, gli investimenti di base e una significativa riduzione della dipendenza dalle importazioni estere.
La federazione lo ha in gran parte accantonato. Baggio si è dimesso frustrato.
Le statistiche che seguirono sono schiaccianti. Nella stagione 2024-25, i club di Serie A hanno schierato quasi il triplo dei giocatori stranieri tra i 18 e i 22 anni rispetto a quelli italiani.
La squadra U21 ha superato la fase a gironi di Euro 2025 con una sola vittoria su tre partite, mentre l’Under 19 non è riuscita a qualificarsi del tutto per gli Europei del 2026: la peggiore serie dal 2007.


L’Italia ha saltato tre Mondiali consecutivi.
Baggio guardò tutto. Lo ha visto arrivare per quindici anni.
Una generazione perduta: la maledizione dell’Italia ai Mondiali si aggrava
Il quadro più ampio che si presenta al calcio italiano è quello che i commenti di Baggio illuminano ma non riescono a contenere completamente.
Le assenze del 2018 e del 2022 sono state trattate come aberrazioni: dolorose, vergognose, ma recuperabili.
Un terzo fallimento consecutivo ha imposto una resa dei conti non più rinviabile.
Baggio non è il solo tra le leggende ad alzare la voce.
Anche il leggendario portiere Dino Zoff ha condannato la cultura che circonda la nazionalesuggerendo che i problemi sono più profondi della tattica o della selezione della squadra.
Sta diventando impossibile ignorare la tendenza delle figure senior a parlare apertamente – e la coerenza del messaggio attraverso le generazioni è di per sé un atto d’accusa contro l’inerzia della federazione.
Il talento, secondo Baggio, potrebbe ancora esistere. Ma i talenti sepolti sotto un sistema che dà priorità alle importazioni straniere rispetto allo sviluppo dei pazienti non vengono automaticamente in superficie.
Ha bisogno dell’infrastruttura, della filosofia e, soprattutto, della volontà di dargli spazio per crescere.
La strada da percorrere: qualcuno ascolterà questa volta?
Con l’era del presidente della FIGC Gravina che volge al termine e un nuovo ciclo di leadership che si avvicina, c’è almeno una finestra teorica per il tipo di riforma strutturale che Baggio sostiene da oltre un decennio.
Il compito di Gattuso di ricostruire una squadra in grado di competere a Euro 2028 è enorme, e il assenze per infortuni e dilemmi di selezione che continuano ad affliggere la Nazionale offrono poco conforto a breve termine.
Baggio ha detto la sua, non per la prima volta, e con la tranquilla autorità di chi si è guadagnato il diritto di essere ascoltato.
La domanda, da quindici anni, è se il calcio italiano avrà finalmente il coraggio di cui ha bisogno.


