Il 9 aprile scorso Thierry Fremaux e la presidente del festival Iris Knobloch hanno presentato a Parigi la selezione ufficiale della 79esima edizione del Festival di Cannes. Frémaux ha precisato che era circa il 95% della selezione, con qualche titolo ancora da annunciare nelle prossime settimane. Ma quello che c’era già abbastanza per capire di che festival si tratterà: denso, europeo nel senso più ampio del termine, con tante presenza forte del cinema d’autore internazionale e un’assenza che pesa enormemente: quella dell’Italia.
Il festival apre il 12 maggio con La Vénus électrique di Pierre Salvadori fuori concorso come film d’apertura per chiudersi il 23 maggio con la cerimonia di premiazione.
Cannes, la giuria: presieduta da Park Chan-Wook
Il presidente della giuria è Park Chan-Wook, il regista sudcoreano di Oldboy e Decision to Leave — forse il cineasta in attività più apprezzato dalla critica internazionale degli ultimi vent’anni. È una scelta che dice qualcosa sulla direzione che Cannes vuole prendere: un cinema preciso, rigoroso nella forma, capace di tenere insieme l’analisi dell’oscurità umana e la qualità visiva più alta. I restanti membri della giuria del concorso non sono ancora stati tutti annunciati. Per la sezione Un certain Regard la presidente sarà l’attrice francese Leila Bekhti, protagonista del film su Maria Montessori due anni fa e più recentemente di C’era una volta mia madre di Ken Scott con la regista e sceneggiatrice triestina Laura Samani, vincitrice del David 2022 come miglior esordiente, in giuria.
La presenza di Park significa che la giuria valuterà con un metro esigente — non il cinema di effetto, ma quello di contenuto e sostanza. Il che favorisce il tipo di selezione in concorso che Frémaux ha costruito: Almodóvar, Kore’eda, Mungiu, Farhadi, Hamaguchi. Autori con traiettorie consolidate e film che hanno richiesto anni di lavoro.

Filmo in concorso
La selezione in concorso conta 21 film. I nomi di maggiore attesa sono Pedro Almodóvar con Amarga Navidad, Hirokazu Kore’eda già Palma d’Oro nel 2018 con Un affare di famiglia, il rumeno Cristian Mungiu con Fjord, l’iraniano Asghar Farhadi, il giapponese Ryusuke Hamaguchi vincitore dell’Oscar 2022 con Drive My Car, il belga Lukas Dhont reduce da Close, il polacco Paweł Pawlik giàowski Palma nel 2013, e il russo Andrey Zvyagintsev con Il Minotauro. Cinque donne registrate in concorso: Léa Mysius, Marie Kreutzer, Jeanne Herry, Valeska Grisebach e Charline Bourgeois-Tacquet.
Fuori concorso spiccano Her Private Hell di Nicolas Winding Refn e Karma di Guillaume Canet. Nella sezione Première, Propeller One-Way Night Coach — il debutto alla regia di John Travolta.
Tra le notizie di questi ultimi giorni la conferma del documentario di Andrey Zvyagintsev in concorso: il regista russo che non poteva lavorare liberamente in patria da anni è uno dei momenti politicamente più significativi della selezione.
La Palma d’Onore
Barbra Streisand riceverà la Palma d’onore alla cerimonia di chiusura del 23 maggio. Pietro Jackson ha già ricevuto l’annuncio e l’invito ufficiale: con ogni probabilità dovrebbe esserci anche lui.
Sono due riconoscimenti alla carriera che coprono universi molto diversi: Barbra Streisand come icona della cultura popolare americana del Novecento, Pietro Jackson come artigiano del cinema spettacolare che ha ridefinito i confini della produzione. La scelta di entrambi in una stessa edizione è una dichiarazione implicita di apertura anche al pop: Cannes non vuole essere solo la casa del cinema d’autore.
Cannes, l’Italia assente
Non c’è nessun film italiano in concorso, né nelle sezioni speciali. Gli unici legami con il nostro paese sono marginali: Roma Elastica di Bertrand Mandico tra i Midnight Screenings, girato nella capitale con nel Ornella Muti, Isabella Ferrari, Franco Nero e Maurizio Lombardi nel cast, e La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet in concorso, con un’apparizione dello scrittore Erri De Luca.
Non è la prima volta che l’Italia manca dalla Croisette — ma la combinazione con il minacciato boicottaggio dei David di Donatello che si sta profilando in questi ultimi giorni, ei tagli ai contributi selettivi rendono questa assenza parte di un quadro più ampio che il cinema italiano dovrà prima o poi affrontare in modo sistematico.
Il festival si apre tra meno di tre settimane. L’Italia lo guarderà da fuori.

