“È una sfida che mi affascina ma sono realista e ci sono delle situazioni che oggettivamente possono creare molte complicazioni al mio modello di vita, devo fare tante riflessioni”. Giovanni Malagò, ospite del podcast Sette Vite di Hoara Borselli, non nasconde di essere tentato dal ruolo di ‘salvatore’ del calcio italiano dopo l’investitura ricevuta dalla Lega di Serie A. “Io non mi sono candidato, qualcuno che rappresentava la Lega di serie A è venuto a chiedermi di una mia eventuale disponibilità. Avevo risposto che non mi sembrava corretta dare una risposta ma che se ci fossero stati dei passi formali, un attestato formale, avrei iniziato a fare dei ragionamenti. iscrivi nemmeno alla corsa, a quel punto devi parlare con le altre componenti e vedere cosa pensano e siamo in questa situazione Poi si potranno tirare le somme e fare le valutazioni”.


Malagò: “Senza questo consenso avrei già detto di no”
Malagò ammette di essere rimasto piacevolmente sorpreso dall’unità mostrata in via Rosellini sul suo nome. “È abbastanza impressionante che un mondo famoso per la sua complessità, litigosità e forte esuberanza di personalità, con 19 società su 20, indica un soggetto terzo, molto conoscitore della situazione ma esterno, per chiedergli se può dargli una mano. È stato un unicuum, per decenni hanno fatto fatica ad arrivare a una maggioranza semplice. Fa riflettere, altrimenti avrei già declinato. Se le cose sono complicate e ritieni di avere una certa dinamica di consenso importante, significativa, non dico che tutto si risolve ma è più facile che sei in grado di trovare delle risposte positive alle problematiche che sono sul tavolo Perché Una risposta potrebbe essere che sono una persona credibile e molto affidabile, anche per chi non mi ama particolarmente”.
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di Matteo Pinci


Malagò: “Dolorosa la mancata qualificazione ai Mondiali”
L’ex presidente del Coni ha parlato anche di cosa significa la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. “È qualcosa di incredibile, sorprendente e doloroso, per motivi che non servono neanche spiegare. Sono andato a vedere Italia-Irlanda del Nord a Bergamo. Non avevo alcun ruolo istituzionale, ma mi sembrava giusto esserci come cittadino e da appassionato. Sono rimasto incollato alla partita con grande partecipazione emotiva. Questo dice tutto”.
Abodi: “Niente riforme anche con maggioranze schiaccianti”
Contrario alla candidatura di Malagò il ministro dello Sport, Andrea Dimorai, che ha parlato a margine di un forum organizzato dalla Luiss: “Le riforme non sono state fatte da chi aveva il 98,7% (riferimento al presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina, ndr). Questo dimostra che non è la quantità di consenso che determina le cose, ma la qualità della collaborazione tra le componenti”. Per poi specificare: “Ascolterà quello che diranno le altre componenti, non soltanto in termini di designazione delle persone ma di definizione dei programmi e della loro compatibilità, perché ognuno ha un buon programma. Peccato che siamo in un sistema e se gli interessi individuali non trovano sintonia in quelli complessivi, le cose che devono succedere non succedono”.


Abodi: “Senza sintonia la sconfitta in Bosnia non avrà senso”
“L’esperienza dolorosa del confronto con la Bosnia rischiando di non avere neanche un senso, perché il senso della sconfitta è la soluzione di problemi. Il commissariamento è una soluzione tecnica, come le elezioni è uno strumento per raggiungere l’obiettivo di una riforma che consente di recuperare competitività. A me qualsiasi strumento va bene, basta che si confermino gli obiettivi e quindi chiariamo a tutti l’idea di quali siano gli obiettivi che accettiamo da adesso in poi: vorrei avere la certezza che non si tratti solo di un cambio di presidenti ma ci sia un cambio di sistema”.


