sabato, Aprile 4, 2026

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I 20 momenti più iconici delle Olimpiadi 2026: le foto e le storie

Dall’inchino delle avversarie alla Tigre Brignone, al tram che per un giorno diventa tribuna istituzionale con Sergio Mattarella accanto a Valentino Rossi: le Olimpiadi 2026 hanno prodotto immagini destinate a restare.

C’è il primo oro italiano che accende il medagliere e fa da spartiacque emotivo e ci sono le sorprese che cambiano la geografia dello sport, come il Brasile che scopre la neve. E poi i fuori programma – preparati o improvvisati– e le gaffe in telecronaca che diventano meme. Le cadute che gelano lo stadio e costringono al ricovero, le lacrime di chi vede sfumare una finale all’ultimo salto. E, ancora, gli eroi annunciati che fanno all-in e i campioni che riscrivono i record di medaglie. E un fiume, anzi una bufera, di polemiche (su caschi, tute e dettagli millimetrici) che dividono federazioni e social. Ci sono gli imprevisti destinati a restare nell’immaginario collettivo: un traguardo tagliato di schiena, una fuga nel bosco e persino un bronzo che diventa confessione pubblica.

Milano Cortina: le emozioni dei Giochi negli scatti più belli



La sorpresa di Mattarella: in tram con Valentino Rossi direzione Olimpiadi

Alla cerimonia inaugurale di Milano-Cortina, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva a San Siro a bordo di un tram storico della linea 26, in un video proiettato prima dell’ingresso ufficiale. Accanto a lui c’è un conducente a sorpresa, è Valentino Rossi, trasformato per l’occasione in autista simbolico dei Giochi. Durante il tragitto tra la città e lo stadio Mattarella saluta i passeggeri, raccoglie la mascotte caduta a due bambine, si lascia fotografare. L’idea, spiegano gli organizzatori, è mostrare un capo dello Stato tra la gente, dentro la quotidianità milanese.

La telecronaca delle gaffe

Durante la cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, la telecronaca Rai è finita sotto i riflettori per motivi ben diversi dalle performance sportive. Paolo Petrecca, direttore di RaiSport chiamato all’ultimo minuto alla conduzione, ha inanellato una serie di errori che sono diventati immediatamente virali sui social: ha aperto la diretta salutando dal “lo Stadio Olimpico” (quando l’evento era a San Siro), ha scambiato Matilda De Angelis per Mariah Carey, ha confuso la presidente del CIO con la figlia del presidente Mattarella e non ha riconosciuto gran parte dei pallavolisti tedofori. Il tutto punteggiato da battute discutibili su culture e nazionalità e da omissioni nelle presentazioni dei momenti musicali più attesi che hanno trasformato la telecronaca in uno spettacolo di strafalcioni e luoghi comuni.

Lollobrigida, l’oro più bello nel giorno del suo compleanno

Il primo oro italiano dei Giochi arriva dal ghiaccio con Francesca Lollobrigida. La vittoria coincide con il giorno del suo compleanno, dettaglio che amplifica il peso simbolico della gara. Lollobrigida costruisce il successo con una gestione regolare dei passaggi e un finale in progressione. Parla di “gara preparata per mesi, metro dopo metro”. Il pubblico intona “Tanti auguri” e lei corre ad abbracciare il figlio che la guarda dagli spalti.

Il ricovero di Lindsay Vonn dopo la caduta

Dopo la caduta drammatica nella discesa libera olimpica, con immediato trasporto in elicottero all’ospedale di Treviso, Lindsey Vonn ha iniziato una fase di cure che ha tenuto con il fiato sospeso il pubblico di Milano-Cortina 2026. L’atleta 41enne, che era scesa nonostante un crociato già compromesso, è stata sottoposta a quattro interventi chirurgici alla gamba sinistra per stabilizzare la frattura riportata nello schianto.

La notizia della sua dimissione dall’ospedale di Treviso e del ritorno negli Usa ha chiuso una delle pagine più dure per una fuoriclasse che aveva deciso di tornare alle Olimpiadi per inseguire un sogno, dopo anni di infortuni e una carriera leggendaria.

La disperazione di Malinin dopo essersi giocato la finale

L’oro e il record sembravano a portata di mano: il “Quad God”, il re dei quadrupli, si era presentato ai Giochi di Milano-Cortina 2026 con l’aura del predestinato. Poi il sogno di Ilia Malinin si è infranto: due cadute, il quadruplo axel che sfuma, le lacrime a fine esibizione. Ottavo posto. Una crepa improvvisa nell’armatura del campione statunitense del pattinaggio artistico, una sorpresa che ha già fatto la storia di queste Olimpiadi.

Oro Brignone, quando le avversarie si inchinano alla grandezza

Dopo il capolavoro in superG, nel gigante di casa Federica Brignone costruisce l’oro con due manche solide, senza sbavature, davanti al pubblico delle Tofane. Ma l’immagine che resta è quella dopo il traguardo: le avversarie si avvicinano e si inchinano, gesto spontaneo di rispetto per la superiorità mostrata in pista. E per la forza di riprendersi dopo un infortunio avvenuto solo dieci mesi fa. Con il doppio oro conquistato a Milano-Cortina, la Tigre diventa la sciatrice italiana più vincente di sempre.

Jutta è d’oro e vince le polemiche

Jutta Leerdam non ha dominato solo i 1000 metri del pattinaggio di velocità: la vittoria olimpica della pattinatrice olandese è diventata un caso internazionale anche per il gesto subito dopo il traguardo.

Appena tagliata la linea, la campionessa ha abbassato la zip della tuta lasciando intravedere il reggiseno sportivo bianco con il logo Nike, immagine poi rilanciata dai social e dagli sponsor. Secondo gli esperti di marketing quell’istante potrebbe valere per lei bonus e contratti a sei zeri, con ricadute economiche ben oltre la medaglia.

L’allenatore che cambia giacca di corsa

Uno dei protagonisti delle gare di pattinaggio artistico non era in pista ma in tribuna. Parliamo dell’allenatore e coreografo francese Benoit Richaud, volto simbolo di questi Giochi non per la sua bravura (peraltro indiscutibile) ma per i suoi outfit. Richaud, coach richiestissimo, allena 16 atleti, di 13 nazionalità diverse. Risultato? È stato costretto a cambiare casacca in continuazione. Una giacca nuova per ogni atleta. Indossa quella della Francia e voilà, pochi secondi dopo ha la divisa della Georgia. Lui si è spiegato così: “È sempre molto impegnativo. Quando sono uno dopo l’altro è molto, molto difficile. La gente mi prende in giro perché in genere indosso sempre il nero”. Il colmo: anche un coreografo di fama mondiale costretto a piegarsi al cliché più antico della storia della moda.

L’atleta in canottiera che vomita in gara

Nelle gare di sci di fondo la temperatura ha fatto più notizia del cronometro e la scena più commentata non è stata una medaglia, ma un atleta che ha affrontato la prova in canottiera. Sotto un sole insolitamente forte per un’Olimpiade invernale, alcuni corridori hanno rinunciato agli strati tecnici per cercare sollievo dal caldo opprimente. Uno di loro, il britannico Andrew Musgrave, è già diventato il simbolo di Giochi invernali costretti a fare i conti con il surriscaldamento globale. Con la canottiera ben visibile e il pettorale stretto al busto, ha attirato l’attenzione delle telecamere durante la gara, scatenando commenti misti tra ironia e ammirazione per l’audacia.

McGrath e la fuga nel bosco

La descrizione di un attimo. Atle Lie McGrath perde l’oro e fugge nel bosco. Non un fuoripista, una fuga volontaria, figlia della delusione sportiva. Il norvegese era tra i favoriti: in testa allo slalom, ha inforcato ed è fuggito in lacrime. È stato recuperato con una motoslitta. Un crollo psicologico dettato anche da un lutto, il nonno che se ne è andato via nel giorno della cerimonia di apertura. Ma nemmeno la fuga ha avuto troppo successo. “Volevo allontanarmi da tutto e tutti, pensavo che avrei trovato un po’ di pace e tranquillità, avevo solo bisogno di un po’ di tempo per me stesso invece non è stato possibile, mi sbagliavo completamente, perché sono arrivati tutti, i fotografi e la polizia mi hanno trovato”.

Il casco della discordia

Ventiquattro fotografie in bianco e nero incollate su un casco: sono i volti degli atleti ucraini uccisi dall’inizio dell’aggressione russa. Un gesto simbolico che è costato caro a Vladyslav Heraskevych, campione di skeleton e portabandiera per Kiev alla cerimonia inaugurale dei Giochi, squalificato dalle Olimpiadi. Il motivo? Il tributo ai caduti violerebbe la norma 50 del regolamento del Cio che impedisce agli atleti durante le gare qualsiasi forma di propaganda “politica, religiosa o razziale”. Il divieto imposto all’ucraino ha aperto un acceso dibattito tra chi ritiene sia legittimo e chi critica l’incapacità di scostarsi dalle regole dei burocrati del massimo organismo sportivo mondiale.

La doppietta azzurra dello ski cross

A Milano‑Cortina 2026, lo ski cross ha regalato un’immagine storica: Simone Deromedis l’oro e Federico Tomasoni l’argento, firmando la prima doppietta italiana nella disciplina. I due azzurri hanno condotto la gara fianco a fianco, trasformando la finale in uno spettacolo di energia pura. All’arrivo, i due si sono abbracciati tra sorrisi e lacrime, mentre gli spalti esplodevano in un fragoroso applauso per l’impresa dei due atleti.

Sighel taglia il traguardo di schiena

“Un’idea pazza”, provata solo nella sua testa, e non un tentativo di prendere in giro qualcuno. Così Pietro Sighel ha raccontato il suo arrivo di schiena nel tagliare il traguardo nella finale d’oro della staffetta dello short track. Con ironia ha spiegato che quel gesto spettacolare era collegato al desiderio di far crescere la visibilità di una disciplina spesso sottovalutata. Insomma, uno show per avvicinare il pubblico.

Curling, il dito delle polemiche

Alzi la mano chi in queste settimane non si è scoperto un appassionato indomito del curling, sport tanto oscuro nelle regole quanto capace di emozionare e creare pathos. Ma in grado anche di creare polemiche sugli imbrogli, come accaduto in Svezia-Canada, match finito a insulti e veleni. Al centro del caso, un presunto doppio tocco irregolare della stone da parte del canadese Mark Kennedy. Subito lo svedese Oscar Eriksson gli ha chiesto provocatoriamente: “Non l’hai fatto nemmeno una volta?”. La risposta di Kennedy non è stata in pieno stile olimpico: “Puoi fotterti. Non l’ho mai fatto nemmeno una volta, non ci provare”. L’arbitro non è intervenuto e, a dire il vero, nemmeno i video diventati virali sul web chiariscono esattamente la dinamica. In ogni caso, se la godono i canadesi, che non solo hanno battuto 8-6 la Svezia, ma si sono andati anche a prendere l’oro vincendo la finale con la Gran Bretagna.

Pene ingrandito, il trucco nella tuta dei saltatori

A Val di Fiemme, il salto con gli sci è finito al centro del cosiddetto “pene-gate”. La Wada ha chiuso il caso: iniezioni di acido ialuronico o paraffina non costituiscono doping. La FIS resta cauta: “Nessuna prova di irregolarità, se dovessero emergere vantaggi li valuteremo”. La vicenda ha catturato l’attenzione di tifosi e atleti da tutto il mondo, tra curiosità e incredulità. Il nodo tecnico è singolare: un gonfiore può permettere una tuta più larga, sfruttando le pieghe del regolamento e aumentando la sospensione in volo. Tra ironia e dibattito, l’episodio è diventato uno dei casi più chiacchierati di questi Giochi.

Vince il bronzo e chiede scusa alla ex tradita

Nel biathlon olimpico la giornata di gara si è trasformata in un colpo di scena fuori dalle piste quando Sturla Holm Lægreid ha scelto di rompere il silenzio. Dopo aver vinto il bronzo, l’atleta norvegese ha confessato tra pubblicamente ai microfoni della stampa di aver tradito la sua ex fidanzata, chiedendole scusa in diretta. “La verità è dolorosa, ma necessaria”, ha detto tra le lacrime, sperando così di riconquistarla. Un gesto che ha subito polarizzato il pubblico: da una parte applausi per l’onestà, dall’altra le critiche per il tempismo per una confessione in mondovisione.

Klaebo fa all-in e con sei ori è il re dei Giochi

Nel freddo di Tesero, Johannes Klaebo ha chiuso la sua Olimpiade con una prova tattica e potente nella 50 km mass start, tagliando il traguardo davanti ai compagni di squadra e aggiudicandosi il sesto titolo d’oro in sei gare disputate ai Giochi di Milano-Cortina 2026. La vittoria non è stata solo un trionfo individuale: con il podio completamente norvegese e una gestione di gara perfetta, Klaebo ha riscritto i libri di storia del fondo conquistando il maggior numero di ori mai vinti da un atleta in una singola edizione invernale, superando il record di cinque di Eric Heiden del 1980.

Fontana fa record di medaglie

Con quattordici medaglie, Arianna Fontana è l’azzurra più volte sul podio nella storia dei Giochi. Ci riesce sotto gli occhi della presidente del Consiglio Giorgia Meloni con l’argento nella staffetta femminile. Così Fontana ha superato nella classifica di ogni tempo lo schermidore Edoardo Mangiarotti che tra Berlino 1936 e Roma 1960 si era preso sei ori, cinque argenti e due bronzi.

Fenomeno Braathen: il Brasile scopre la neve

Nel gigante di Bormio Lucas Braathen ha trasformato la pista in una festa verdeoro portando il Brasile sul podio olimpico per la prima volta nella storia invernale. Cresciuto tra Norvegia e Brasile, ha scelto di rappresentare la terra della madre e il suo gesto sul traguardo, un sorriso largo e il pugno al cielo, racconta una vittoria che va oltre lo sport. “Se ci credi, riesci”, ha dichiarato ai microfoni, sintetizzando il senso della medaglia.

Il ritiro di Giacomel per un malore

Considerato tra i favoriti, la sua avventura è finita nel peggiore dei modi possibili: tradito dal fisico. Tommaso Giacomel era in testa dopo i due poligoni a terra, poi si è accasciato a terra. “Il mio corpo in qualche modo ha smesso di funzionare correttamente e facevo fatica a respirare e muovermi”, ha raccontato dopo l’atleta sui social. Per rendere meno amara la delusione, l’argento vinto nella staffetta mista.

Shiffrin, prima la festa in Casa Austria e il crollo a letto con la medaglia

Dopo il trionfo nello slalom femminile, Mikaela Shiffrin non si è fermata al podio ma ha festeggiato fino a notte fonda in Casa Austria tra champagne, musica e compagne di squadra, dove la vittoria è diventata festa collettiva. La campionessa ha poi condiviso con i tifosi uno scatto dal suo profilo social in cui, stremata ma sorridente, giace sul letto con la medaglia d’oro al collo, con addosso non più la tuta, ma pigiama e pantofole.

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