Stephen King ha influenzato il cinema e la serialità televisiva in modo così profondo da andare ben oltre i titoli più celebrati e immediatamente riconoscibili. Non si tratta soltanto dei grandi classici adattati più volte o dei romanzi diventati parte dell’immaginario pop – come Carrie, Shining o ESSO – ma anche di opere laterali, sperimentali o nate per altri formati che, col tempo, hanno lasciato tracce sottili ma decisive nel modo in cui raccontiamo l’orrore. A volte l’impronta di King non è una trasposizione dichiarata, bensì un’eco: un’idea narrativa, un meccanismo di tensione, un conflitto morale che riaffiora altrove, magari in una serie Netflix che non porta il suo nome in copertina ma che sembra parlare la sua lingua.
Tra questi “fantasmi” c’è La tempesta del secoloun titolo spesso dimenticato anche da chi si considera fan irriducibile dello scrittore. Uscito nel 1999, non nasce come un romanzo tradizionale: King lo concepisce come un “romanzo per la televisione”, pubblicato a ridosso della messa in onda e pensato per funzionare vieni una miniserie. L’ambiente è un marchio di fabbrica: un’isola piccola e isolata, spazzata da una tempesta violenta che taglia i contatti con il resto del mondo e trasforma la comunità in una scatola chiusa. È in quel contesto che arriva uno straniero inquietante, André Linoge, figura carismatica e minacciosa che sembra sapere troppo degli abitanti e delle loro colpe. L’isola si stringe attorno a sé stessa, le istituzioni vacillano, e la paura diventa il carburante di una spirale morale sempre più cupa.
La forza di La tempesta del secolo non sta solo nel mistero soprannaturale, ma nella domanda centrale che divora i personaggi: che cosa si è disposto a sacrificare per sopravvivere? Linoge non punta semplicemente a terrorizzare, bensì a ottenere qualcosa dalla comunità, e lo fa sfruttando la pressione psicologica, la fragilità dei legami sociali e anche l’uso distorto della religione come strumento di controllo. King, come spesso accade nelle sue storie più riuscite, mette in scena l’orrore vero non come un mostro da sconfiggere, ma come la capacità degli esseri umani di arrivare a conclusioni estreme quando si sentono assediati. Ed è proprio qui che entra in gioco Messa di mezzanottela miniserie Netflix del 2021 firmata da Mike Flanagan.
La serie Messa di mezzanotte su Netflix
Non è un adattamento di Stephen King e non lo dichiara mai come fonte, ma il legame con certe sue ossessioni narrative è evidente: una comunità chiusa, un luogo remoto che diventa teatro di una crisi collettiva e, soprattutto, un’idea di orrore che si nutre delle persone prima ancora che del soprannaturale. Ambientata sulla piccola Crockett Islanddove la vita scorre lenta e tutti si conoscono, la storia segue il ritorno di Riley Flynnun giovane segnato da un passato doloroso e da un senso di colpa che lo ha reso un uomo in bilico tra bisogno di redenzione e totale disincanto. Il suo rientro coincide con un altro arrivo, molto più “ingombrante”: quello di Padre Paul, nuovo sacerdote chiamare a sostituire l’anziano Monsignor Pruittimprovvisamente scomparso. La presenza del prete, carismatica e apparentemente provvidenziale, scatena una serie di eventi sempre più strani, mentre sull’isola cominciano a verificarsi guarigioni inspiegabili e piccoli “miracoli” che accendono speranze e fanatismi.
È a questo punto che Messa di mezzanotte fa emergere il suo lato più kinghiano e, al tempo stesso, più vicino a La tempesta del secolo. La fede diventa una lente deformante attraverso cui la comunità interpreta ciò che sta succedendo: per alcuni è il segno che Dio è tornato a guardare quell’angolo dimenticato di mondo, per altri è l’inizio di qualcosa di profondamente sbagliato. Flanagan, devoto kinghiano già regista di Doctor Sleep ea breve al lavoro anche su un altro remake che coinvolge il Re del Brividocostruisce l’orrore facendo salire la tensione non tanto per ciò che si nasconde nell’ombra, ma per il modo in cui gli abitanti reagiscono, si convincono, si radicalizzano. Crockett Island si trasforma in una pentola a pressione: la religione, invece di unire, divide; la promessa di salvezza diventa un alibi per giustificare l’inaccettabile.
Proprio come accade nell’opera “dimenticata” di Kingil soprannaturale è l’innesco, ma la vera tragedia esplode quando le persone scelgono che cosa credere e fino a che punto spingersi pur di difendere quella credenza. In questo senso, Messa di mezzanotte e Netflix sembrano aver preso la lezione più inquietante di La tempesta del secolo e riscriverla in chiave personale: non servire un romanzo “ufficialmente kinghiano” per respirare Stephen King, basta mettere una comunità davanti a una tentazione enorme e osservare quanto facilmente può scambiare un incubo per un miracolo.
Leggi anche: Tutti aspettavano l’adattamento di questo romanzo di Stephen King. Ma non è mai arrivato
© RIPRODUZIONE RISERVATA


