martedì, Giugno 30, 2026

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Il dress code di Wimbledon: perché il bianco è l’unico colore accettato?

A fine giugno di ogni anno, ancor prima dei draw sui tabelloni, un motivo riporta il torneo su erba più famoso del mondo ad occupare ogni attenzione collaterale: la regola del bianco a Wimbledon. Insuperabile ed eterno dogma monocromatico che resiste a tempi, mode e qualunque tipo di intemperie, l’unico che delimiti in un perimetro ben definito di non colore purissimo una quantità notevole di sponsor, brand tecnici, maison del lusso e creativi che disegnano i look di tenniste e tennisti in campo. Nonostante molte critiche, aggiornamenti e timide aperture, il dress code total white di Wimbledon è una delle certezze della stagione tennistica, e dello sport in tutta la sua assoluta bellezza.

La storia: perché la regola del bianco a Wimbledon?

Risposta semplice: perché non si vede il sudore, o almeno si nota meno. La regola del total white a Wimbledon risale all’epoca vittoriana, quando fu fondato il torneo, nel 1877 (alle donne fu allargato nel 1884). Il tennis era uno sport plasmato da rigidi standard di classe sociale, di aspetto e decoro: essere “estremamente formale” era importante, spiegava Meredith Richards, bibliotecaria dell’International Tennis Hall of Fame. Sudare era considerato “sconveniente”, minimizzarlo con gli abiti giusti durante l’attività sportiva diventava una necessità. Inoltre mantenere un capo immacolato e candido era difficile, oltre che costoso per gli standard di quell’epoca: significava poterselo permettere, ossia essere ricchi.

Quale bianco è accettato a Wimbledon?

Il regolamento è imperativo: l’abbigliamento da tennis deve essere “quasi interamente bianco*” (l’asterisco è importante per le singole, rare eccezioni) ma non comprende il bianco sporco, l’avorio o il color panna.

Jannik Sinner contro Miomir Kecmanovic. Foto Daniel Kopatsch/Getty Images

Jannik Sinner contro Miomir Kecmanovic. Foto Daniel Kopatsch/Getty Images

Cosa succede se un/una tennista non veste di bianco a Wimbledon?

Quando si viola il dress code, l’arbitro può intervenire nei confronti di un giocatore e chiedergli di cambiarsi. In caso di semplici rifiniture o rari tocchi di colore, entra in vigore il punto numero 3 del regolamento: un funzionario di Wimbledon è tenuto a prenderne le misure con un metro a nastro, per verificare che non ecceda i millimetri concessi (10 in totale, ossia un centimetro).

Il bianco vale solo per l’abbigliamento o anche per il resto del kit?

Tutto quanto, inclusi berretti e visiere, fasce per capelli, bandane, polsini e inviati, un kit da gioco completo. Anche le scarpe, suole e lacci compresi, devono essere quasi interamente bianche. All’abbigliamento è concesso solo un bordo unico colorato, oppure un logo, ma sempre non più largo dei soliti 10 millimetri.

Serena Williams a Wimbledon 2026. Foto Matthias Hangst/Getty Images

Serena Williams a Wimbledon 2026. Foto Matthias Hangst/Getty Images

Ci sono eccezioni alla regola del bianco a Wimbledon?

Una sì, e riguarda le tenniste: nel 2023, dopo molti anni di battaglie, le giocatrici sono riuscite a ottenere una piccola deroga al total white sui pantaloncini sotto i completi tecnici. Motivo? Principalmente, il rischio di macchiarsi in caso di mestruazioni, che in passato portava molte giocatrici a vivere le partite con la costante paura di sporcarsi. Il resto del look deve comunque rispettare la regola primaria, ma i pantaloncini possono essere di altri colori, anche scuri, a discrezione dell’atleta stesso e della sua fiducia personale.

È mai successo di poter indossare altri colori a Wimbledon?

Solo una volta nella storia: nel 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina e lo scoppio della guerra con la Russia, il torneo concesse a tennisti e tenniste di indossare il blu e il giallo qualora avessero voluto dimostrare sostegno all’Ucraina.

Chi ha violato la regola del bianco a Wimbledon nella storia?

Tra le donne, Martina Navratilova raccontò di essere stata ripresa una volta per il tessuto blu che occhieggiava dalle pieghe della sua gonna, ma non ci furono conseguenze (lei sul momento disse che “si erano spinti troppo oltre”). Diverso per le sorelle Venus e Serena Williams, in più riprese: la prima fu spedita a cambiarsi per un reggiseno rosa nel 2017, la seconda sfidò tutti con un anticipo di pantaloncini colorati quando ancora non era concesso, nel 2010 e nel 2012 (una scaramanzia vincente: conquistò il torneo in entrambe le situazioni). Tra gli uomini, il primo a protestare vigorosamente fu Andre Agassi, che boicottò Wimbledon dal 1988 al 1990 proprio per la regola del bianco, lui che preferiva completi esageratamente vivaci: si adeguò solo nel 1991 e vinse l’anno successivo. Persino il solitamente impeccabile Roger Federer, otto volte campione di Wimbledon, scatenò un caos non da poco quando nel 2013 indossò scarpe con la suola arancione, portando il torneo a irrigidire la regola anche sulle scarpe. Eccesso voluto quello di Nick Kyrgios, che nel 2022 ha infranto ogni regolamento con scarpe Jordan rosse e bianche e berretto rosso per entrare e uscire dal campo. Più borderline il celebre borsone Gucci di Jannik Sinner nel 2023, che con il tessuto logato in doppia G ha messo parecchio in difficoltà i funzionari del regolamento.

Martina Navratilova a Wimbledon nel 1990. Foto Focus on Sport/Getty Images

Martina Navratilova a Wimbledon nel 1990. Foto Focus on Sport/Getty Images

La regola del bianco a Wimbledon vale anche sugli spalti?

No, questo no. Ma per osmosi, in un certo senso, anche agli spettatori del torneo è richiesto un abbigliamento adeguato, prevalentemente sobrio e sofisticato. Il dress code non ufficiale è “informale ma con una certa eleganza”, specialmente per partecipare ai match sui campi principali. In linea generale jeans strappati, sneakers troppo vissute e t-shirt con messaggi politici sono vietati, così come l’abbigliamento da spiaggia. Guai alle infradito in gomma, autentiche nemiche dello stile. Le celeb meglio vestono a Wimbledon di solito optano per completi sartoriali in lino e cotone, e abiti a stampe micro con cardigan e blazer. L’ispirazione viene sempre da David Beckham, Pierce Brosnan, Sienna Miller e Zendaya, oltre naturalmente alla suprema Kate Middleton che, in quanto patrono dell’All England Lawn Tennis Club, opta spesso per abiti verdi o viola, in linea con i colori tradizionali del torneo.

Curiosità: come si pronuncia Wimbledon?

Intanto, un errore a monte: tutti lo chiamano per comodità Wimbledon, ma per i britannici è semplicemente “The Championships” “poiché sono i campionati di tennis su erba più antichi e prestigiosi del mondo” ricordava la consulente di galateo Laura Windsor alla BBC. La pronuncia è abbastanza semplice, basta ricordarsi di “invertire” la L con la E ed esalare un compìto uim-bel-don.

Quali sono le tradizioni più famose di Wimbledon?

Da sempre il torneo ha un corredo di elementi che contribuiscono ad accrescerne il fascino. In primis “strawberries&cream”, le fragole con panna rigorosamente made in England, che sin dalla prima edizione del 1877 vengono consumate in quantità esagerati tra un match e l’altro: le fragole sono raccolte nel Kent, portate nella zona del torneo e lavorate entro le prime ore del mattino perché siano sempre fresche. Altrettanto fondamentale è il rinfrescarsi bevendo il Pimm’s, un cocktail mix di liquore alle erbe, ginger ale, cetriolo, menta e frutta fresca (citato persino ne “Il diario di Bridget Jones”) arrivato a numeri tra i 230 ei 280mila bicchieri.

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