martedì, Giugno 9, 2026

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Piano City Milano 2026: la musica nei luoghi della fragilità: “Una risposta alla povertà musicale verso cui stiamo andando”

C’è una parte di Piano City Milano che non finisce sui manifesti e non alimenta i feed dei social con immagini patinate. È la parte che entra nelle corsie degli ospedali, nei centri di accoglienza, nelle RSA, nelle case delle donne. Quella che suona per chi non sarebbe mai andato a un concerto, non perché non volesse, ma perché non ne aveva la possibilità.

Il progetto si chiama Armonie di comunità e alla sedicesima edizione del festival ha raggiunto una dimensione che dice molto su come Milano sta pensando alla cultura come strumento di welfare. Quest’anno, per la prima volta, la Fondazione Rava ospiterà un concerto. Per la prima volta l’Istituto Neurologico Carlo Besta aprirà le proprie porte al festival. Accanto a loro, Casa Jannacci — il centro di accoglienza per senza dimora di viale Ortles, da anni punto di riferimento per il disagio abitativo milanese — e il carcere di San Vittore.

Piano City secondo Tommaso Sacchi

Tommaso Sacchiassessore alla Cultura del Comune di Milano, descrive questa traiettoria come un processo costruito mattoncino dopo mattoncino: “Come ogni anno si aggiunge un tassello — che sia la Fondazione Rava, che siano le associazioni che si occupano di cura, che sia Casa Jannacci, centro di grande accoglienza esemplare che ha rappresentato un elemento sociale di grande novità per Milano e per l’Italia tutta. Ogni anno si aggiunge un mattoncino soprattutto nella direzione del sociale e dell’unione tra i mondi della cultura.”

La domanda che Sacchi si trova davanti, e che torna ogni anno nella discussione pubblica sulla formazione musicale, è quella sulla scuola. Meno ore di musica, meno strumenti, meno occasioni. Piano City può essere una risposta?

“Sicuramente Piano City rappresenta un esempio aperto, democratico, accessibile, di conoscenza, di arricchimento della propria conoscenza musicale. E credo che sia una risposta a questa povertà musicale verso la quale, ahinoi, stiamo andando. Tanti paesi d’Europa non hanno fatto questa scelta. Capita spesso di sentire che dal mondo scandinavo arrivino esempi di frequentazione scolastica che prevedono ore di musica, e spesso in Italia si delega — senza nulla togliere al flauto dolce, qualche nota male interpretata da uno studente con un flauto di plastica in mano.”

PianoCityMilano
Uno splendido scorcio di Piano City Milano che anima tutto il capoluogo per questo fine settimana – Credits Creg Production (TVBlog.it)

Un programma straordinario

La risposta è parziale, lo riconosco lui stesso. Ma il meccanismo che Piano City mette in moto ha una sua logica: il bambino che ascolta seduto sul prato, senza obbligo e senza cattedra, scopre qualcosa che altrimenti non avrebbe incontrato. “Piano City è un esempio bellissimo di come la musica deve essere al centro del percorso della vita di una persona.”

Milano, aggiunge Sacchi, ha costruito negli anni un rapporto con la musica che va oltre gli eventi: “Non so quanti siano i cantautori di oggi che scelgono Milano per mettere i loro studi, per mettere la loro residenza e per proseguire la loro carriera artistica” È il segno di una città che ha investito sulla cultura come infrastruttura, non come decorazione. Piano City è uno dei frutti di quella scelta, ma anche uno dei suoi strumenti”.

La sedicesima edizione si chiude domenica 17 maggio. Tutti i concerti sono gratuiti e ingresso libero fino a esaurimento posti. Il programma completo è disponibile su pianocitymilano.it.

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