Dimenticate per un attimo i muscoli digitali di Hulk o il fascino cerebrale dei suoi personaggi più celebri.
Il Marco Ruffalo che si è raccontato recentemente al Corriere della Sera è un uomo che porta addosso i segni di una battaglia molto più reale e feroce di quelle cinematografiche.
A Roma per le riprese di Santo subitoil nuovo progetto di Bertrand Bonellol’attore ha aperto lo scrigno dei ricordi più dolorosi, tornando a quel crinale sottile tra il successo planetario e l’abisso della malattia.
Proprio quando il sogno di Hollywood sembrava a portata di mano, Ruffalo ha dovuto affrontare un tumore all’orecchio che ha rischiato di spezzare non solo la sua carriera, ma la sua stessa identità. “Il mio volto rimase paralizzato per molto tempo“, ha confessato con una sincerità disarmante.
Quell’intervento chirurgico, pur salvandogli la vita, gli ha lasciato in eredità la sordità all’orecchio sinistro e una lunga convalescenza fatta di sguardi allo specchio in cui non si riconosceva più. Eppure, è stato proprio quel momento di massima fragilità a forgiarne la tempra: perdere tutto, paradossalmente, lo ha reso un uomo senza più paura.

Dalla lotta di classe alla sfida contro Trump: l’impegno politico di un “operaio” del cinema
Ma Ruffalo non è solo il sopravvissuto di una tragedia personale; è un intellettuale prestato al grande schermo che non ha mai dimenticato le sue radici italiane e operaie.
Quel background di umiltà e lotta di classe è la bussola che oggi lo spinge a schierarsi apertamente contro le dinamiche di potere della Casa Bianca.
Le sue parole contro Donald Trump e il suo vice Vance sono fendenti precisi: definisce le uscite del Presidente “senza senso” e critica aspramente l’attacco della politica verso le posizioni teologiche del Papa, difendendo un’interpretazione del Vangelo che ripudia la violenza.
Il suo attivismo non si ferma alle dichiarazioni. Come produttore esecutivo di Tutto quello che resta di te, Ruffalo continua a puntare i riflettori sulla questione palestinese, denunciando con forza quelli che definisce crimini contro l’umanità.
Per l’attore di Zodiac, il cinema resta lo strumento d’elezione per dare voce a chi è stato privato dei diritti fondamentali, trasformando la sua vittoria personale contro la malattia in una missione collettiva per la giustizia sociale.

