domenica, Giugno 21, 2026

TOP 5 DELLA SETTIMANA

ARTICOLI CORRELATI

Il finale di The Walking Dead ha evitato l’errore che ha rovinato tante grandi serie

Negli ultimi anni, molte serie amatissime hanno faticato a trovare un finale davvero soddisfacente. segue una storia seguita per anni da milioni di spettatori è sempre complicata: basta un epilogo affrettato, una scelta narrativa poco convincente o una risoluzione troppo distante dallo spirito originale per cambiare la percezione di un’intera serie. In questo panorama, però, Morti che camminano rappresenta un caso interessante. Il finale della serie madre, pur non essendo perfetto, è riuscito a evitare l’errore che ha rovinato tanti altri grandi titoli: tradire il percorso costruito fino a quel momento.

Adattata dall’omonima serie a fumetti di Robert Kirkmann, Morti che camminano ha debuttato nel 2010 e ha rivoluzionato il modo di raccontare gli zombie in televisione. Per undici stagioni, la serie AMC non si è limitata a mettere in scena la sopravvivenza in un mondo invaso dai morti viventi, ma ha raccontato la trasformazione morale dei personaggi, il peso della comunità, la violenza del potere e la difficoltà di restare umani quando ogni regola sembra essere crollata.

La serie principale si è conclusa nel novembre 2022 con l’episodio Riposa nel ritmoil 177° della sua lunga corsa. Scritto da Corey Reed e Jim Barnes e diretto da Greg Nicoteroil finale ha scelto una strada diversa rispetto a quella del fumetto, ma ha saputo rendere omaggio alla storia televisiva dello show, chiudendo alcune trame fondamentali e lasciando allo stesso tempo aperta la porta agli spin-off.

Nel corso dell’episodio, i sopravvissuti legati ad Alessandria, In collina e Lato oceano riescono a sfuggire all’orda di vaganti che ha invaso il Commonwealth ea mettere fine al dominio corrotto di Pamela Milton. La comunità viene così rifondata su basi diverse, con Ezechiele e Mercer pronti a ricoprire ruoli di guida. Dopo anni di guerre, lutti e perdite, la serie concede ai suoi personaggi la possibilità di immaginare un futuro meno disperato.

A rendere efficace il finale, però, non è soltanto la risoluzione dell’arco narrativo del Commonwealth. Riposa nel ritmo funziona perché riesce a tenere insieme azione, commozione e memoria. L’episodio non rinuncia alla tensione, ma trova anche il tempo per colpire sul piano emotivo, soprattutto attraverso alcuni addii dolorosi.

Tra i momenti più forti c’è il saluto a Rositauno dei personaggi più amati della serie. La sua morte è tragica, ma non gratuita: arriva come conclusione emotiva di un percorso e ricorda quanto, in Morti che camminanola sopravvivenza abbia sempre avuto un prezzo altissimo. Anche le morti di Luca e Jules contribuire a mantenere viva la sensazione di pericolo, evitando che il finale diventi un semplice congedo rassicurante.

Uno dei passaggi più riusciti è il confronto tra Negan e Maggie. Il loro rapporto, segnato da una delle ferite più profonde dell’intera serie, non viene risolto in modo facile o consolatorio. La scena non cancella il passato, ma riconosce il peso del dolore e l’impossibilità di pretendere una riconciliazione piena. È una scelta coerente con la storia dei personaggi: Morti che camminano non finge che tutto possa essere perdonato, ma mostra come si possa continuare a vivere anche portando addosso ferite impossibili da chiudere del tutto.

Anche Daryl Dixon riceve un addio in linea con la sua natura. Il personaggio interpretato da Norman Reedus sceglie di partire per esplorare il mondo, aprendo la strada al suo futuro spin-off. È una conclusione che non chiude davvero il suo percorso, ma lo accompagna verso una nuova fase senza tradire ciò che Daryl è sempre stato: un sopravvissuto inquieto, incapace di fermarsi del tutto, ma profondamente legato alla famiglia che ha trovato lungo il cammino.

Il momento più celebrato resta però il ritorno di Rick Grimes e Michonne negli ultimi minuti. La loro apparizione non serve solo a preparare The Walking Dead: quelli che vivonoma restituisce al pubblico due figure fondamentali della serie. Il montaggio finale, con il richiamo ai personaggi del passato e alla frase «siamo quelli che vivono»diventa un omaggio alla lunga storia dello spettacolo ea tutti coloro che ne hanno fatto parte.

Molti finali recenti divisori hanno o deluso il pubblico perché hanno dato la sensazione di svuotare ciò che era venuto prima. È successo che una serie venga Game of Thronesaccusata di aver chiuso troppo in fretta, ma anche a titoli come Destro, Vero Sangue, Come ho incontrato tua madre, Uccidere Eva e L’Accademia degli Ombrellitutti accompagnati da reazioni contrastanti o apertamente negative.

Il problema di un finale sbagliato non è solo deludere le aspettative, ma far sembrare meno solido l’intero viaggio. Morti che camminanoinvece, è riuscita a evitare questo rischio. Non ha riscritto il senso della serie in modo controverso, non ha tradito i suoi personaggi principali e non ha trasformato l’ultimo episodio in una corsa frettolosa verso la conclusione.

Certo, non tutto è perfetto. Alcune trame avrebbero potuto avere più spazio, e gli spin-off già annunciati rendevano evidente che diverse storie non si sarebbero davvero chiuse lì. Eppure, proprio questa è una delle particolarità del finale: Morti che camminano termina, ma il franchising continua. Invece di toccare con le dita una chiusura definitiva, Riposa nel ritmo saluta la serie madre lasciando aperte nuove possibilità narrative.

A distanza di anni, il finale continua a reggere perché rispetta il percorso dei personaggi, riconosce il passato e apre uno spiraglio sul futuro senza svuotare il senso di ciò che era venuto prima. Per una serie di durate undici stagioni e seguita per oltre un decennio, non era affatto scontato. Morti che camminano avrebbe potuto crollare sotto il peso delle aspettative; invece, ha chiuso la sua storia principale con un epilogo emotivo, coerente e sorprendentemente solido.

Fonte: CBR

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI POPOLARI