La trilogia de Il Signore degli Anelli continua ancora oggi a rappresentare il punto di riferimento assoluto del cinema fantasy. A oltre vent’anni dall’uscita del primo film, l’opera di Peter Jackson viene ancora studiata, celebrata e analizzata dai fan, che non smettono di scoprire dettagli nascosti disseminati tra le pieghe della Terra di Mezzo.
Chi conosce bene l’universo creato da JRR Tolkien sa che i romanzi custodiscono una quantità impressionante di informazioni che non sempre trovano spazio sullo schermo. Oltre alla storia principale, esistono appendici, genealogie, cronache e perfino lingue complete che contribuiscono a rendere la Terra di Mezzo una mitologia straordinariamente ricca. La grande forza della trilogia di Jackson è stata proprio quella di rispettare questo patrimonio, inserendo numerosi riferimenti che spesso passano inosservati a una prima visione.
Uno degli esempi più evidenti di questa cura si nasconde tuttavia nientemeno che nella colonna sonora composta da Howard Shore. Ogni popolo, luogo e personaggio della saga possiede infatti un proprio tema musicale, ma quello dedicato ai Nazgûl contiene un livello di profondità che solo i più irriducibili tra i fan possono aver decifrato.
L’arrivo dei Nazgulaltrimenti detti Spettri dell’Anello, è sempre accompagnato da un coro oscuro e minaccioso che ne sottolinea appieno le intenzioni malevole e tutta la loro brama di impossessarsi dell’Unico Anello. Quello che pochi sanno è che quelle voci non stanno semplicemente vocalizzando suoni senza significato, ma cantano bensì una vera poesia composta appositamente per il film.
Il testo, intitolato La Rivelazione degli Spettri dell’Anellovenne scritto da Philippa Boyens, una delle sceneggiatrici della trilogia, e realizzato in Adûnaico, una delle antiche lingue della Terra di Mezzo parlata dagli abitanti di Númenor durante la Seconda Era, il glorioso regno degli Uomini destinato alla rovina. Lo stesso regno al quale appartenevano molti dei potenti sovrani che, dopo aver ricevuto gli Anelli del Potere da Sauron, sarebbero diventati i Nazgûl. A seguire potete leggere la poesia in Adûnaico:
Nêbâbîtham Magânanê
Nêtabdam dâur-ad
Nêpâm nêd abârat-aglar
îdô Nidir nênâkham
Bârî’n Katharâd
Tradotta dal linguista esperto di studi tolkeniani David Salo, la poesia recita quanto segue:
“Rinunciamo al nostro Creatore.
Ci aggrappiamo all’oscurità.
Prendiamo per noi il potere e la gloria.
Ecco! Noi siamo i Nove,
i Signori della Vita Infinita.”
Si tratta di pochi versi, che tuttavia riescono a racchiudere una delle vicende più tragiche del corpus tolkeniano. Il “Creatore” menziona nel testo è infatti Eru Ilúvatar, la divinità suprema della cosmologia tolkieniana. Le parole del coro raccontano quindi il momento simbolico in cui i futuri Nazgûl rinunciano alla luce per inseguire l’illusione dell’immortalità promessa da Sauron.
Il dettaglio è ancora più geniale se si considera che parti della poesia compaiono in numerosi brani della colonna sonora de La Compagnia dell’Anellotra cui L’ombra del passato, Il Cavaliere Nero, All’insegna del Cavallino Rampante, Un coltello nel buio e Volo alla Ford. In altre parole, il pubblico ascolta inconsapevolmente la “confessione” degli Spettri dell’Anello ogni volta che la loro presenza incombe sulla storia.
La scoperta di questo livello nascosto della colonna sonora è diventata di dominio pubblico nel 2010 soprattutto grazie al volume Film La musica del Signore degli Anelli di Doug Adams, con la collaborazione diretta di Howard Shore. Il libro ha quindi rivelato e sottolineato una volta di più quanto lavoro filologico e narrativo si celasse dietro ogni singola nota della trilogia, la quale ancora oggi riesce a sorprendere i fan ad ogni visione.
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