Stan Lee “torna” in vita con l’intelligenza artificialee il nuovo progetto legato alla voce e all’immagine dell’icona Meraviglia sta già dividendo il web. A quasi otto anni dalla sua scomparsa, il leggendario fumettista e volto simbolo della Casa delle Idee sarà infatti al centro di una nuova iniziativa digitale realizzata attraverso l’uso dell’AI. L’obiettivo dichiarato è permettere ai fan di ritrovare, almeno in parte, la sua presenza in nuovi contenuti. Ma la notizia ha subito riacceso un dibattito molto delicato: dove finisce l’omaggio e dove comincia lo sfruttamento dell’immagine di una persona scomparsa?
Secondo quanto riportato, la società specializzata in audio generata con intelligenza artificiale UndiciLabs ha stretto un accordo con Universo di Stan Lee per ricreare la voce e la somiglianza di Lee. Il primo progetto collegato all’iniziativa sarà la narrazione di alcuni romanzi, a partire da L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, che entrerà nello Club del libro del mese di Stan Lee all’interno dell’app Eleven Reader. La voce digitale è stata realizzata utilizzando registrazioni professionali effettuate da Stan Lee nel corso della sua lunga carriera. :contentReference(oaicite:0){index=0}
L’operazione, però, non si limiterà agli audiolibri. La voce sintetica di Stan Lee sarà disponibile anche sull’Iconico mercato vocale di ElevenLabs, una piattaforma che consente di richiedere l’utilizzo di voci celebri per contenuti editoriali e commerciali. La società ha già avviato iniziative simili con nomi molto noti, tra cui Michael Caino, Lisa Minnelli, John Wayne e Albert Einstein. Il caso di Lee, tuttavia, tocca una corda particolarmente sensibile per il pubblico dei fumetti e del cinema supereroistico.
Stan Lee, nato Stanley Martin Lieber nel 1922, è stato infatti molto più di un autore. Per decenni è stato il volto pubblico della Marvel, l’uomo che ha contribuito a trasformare il fumetto supereroistico in un fenomeno culturale globale. Insieme a collaboratori fondamentali vengono Jack Kirby e Steve Ditkoha partecipato alla creazione di personaggi destinati a cambiare per sempre l’immaginario pop, da L’Uomo Ragno ai Fantastici Quattropapà Pantera Nera a molti altri eroi diventati oggi simboli riconoscibili in tutto il mondo.
Negli ultimi anni della sua vita, poi, Lee era diventato una presenza familiare anche per il grande pubblico cinematografico grazie ai suoi cameo nel Universo cinematografico Marvel. Da Iron Man a.D Vendicatori: Fine dei giochile sue apparizioni erano diventate una sorta di rito affettuoso per gli spettatori: brevi momenti di complicità, spesso ironici, capaci di ricordare il legame diretto tra quei film miliardari e la storia editoriale da cui tutto era nato. Anche per questo, l’idea di farlo “tornare” attraverso l’intelligenza artificiale provoca reazioni così forti.
Da una parte, i promotori del progetto lo presentano come un modo per continuare idealmente il rapporto tra Stan Lee ei suoi fan. Chaz Rainey di Universo di Stan Lee ha spiegato che Lee aveva sempre creduto nell’importanza di incontrare il pubblico ovunque si trovasse: tra le pagine di un fumetto, a una convention o in un cameo sullo schermo. Secondo questa prospettiva, permettere ai lettori di ascoltare nuove storie con la sua voce sarebbe una forma di prosecuzione simbolica di quel rapporto.
Dall’altra parte, però, molti fan hanno accolto la notizia con grande freddezza, se non con aperta indignazione. Le reazioni online sono state in larga parte negative: diversi utenti hanno definito l’operazione inquietante, non necessaria o irrispettosa nei confronti della memoria di Lee. Il punto non è soltanto affettivo, ma anche etico. Stan Lee non può più decidere direttamente come utilizzare la propria voce, il proprio volto o la propria immagine pubblica, e questo rende ogni progetto postumo basato sull’AI inevitabilmente controverso.
La discussione si inserisce in un contesto più ampio. Negli ultimi anni, l’uso dell’intelligenza artificiale nell’intrattenimento è diventato uno dei temi più divisivi dell’industria, soprattutto quando riguarda artisti, attori o figure pubbliche scomparse. La tecnologia permette ormai di ricreare voci, volti e performance con un livello di realismo sempre più alto, ma proprio questa possibilità solleva domande difficili sul consenso, sui diritti d’immagine e sul confine tra memoria e prodotto commerciale.
Non è nemmeno la prima volta che il nome di Stan Lee viene associato a un progetto simile. Già nel 2025, l’annuncio di un ologramma generato con l’intelligenza artificiale per la Comic-Con di Los Angeles aveva provocato un’ondata di polemiche. L’esperienza prometteva ai fan la possibilità di scattare foto e persino conversare con una versione digitale dell’autore. Anche allora, il pubblico si era diviso tra chi vedeva nell’iniziativa un tributo emozionante e chi la considerava un uso disturbante della sua immagine.
Il nuovo accordo con ElevenLabs riapre quindi una domanda che l’industria dell’intrattenimento dovrà affrontare sempre più spesso: è giusto far “rivivere” digitalmente le icone del passato? Nel caso di Stan Lee, la questione è ancora più complessa, perché la sua immagine pubblica era costruita proprio sulla vicinanza con i fan, sull’energia delle sue apparizioni e su quel tono inconfondibile che lo aveva reso una figura quasi familiare. Ma trasformare quella presenza in una risorsa utilizzabile per nuovi contenuti commerciali rischiando di alterarne il significato.
Per alcuni, ascoltare ancora una volta la voce di Stan Lee potrà essere un modo affettuoso per ritrovare un pezzo della propria memoria pop. Per altri, invece, sarà l’ennesimo esempio di un’industria sempre più pronta a usare l’intelligenza artificiale per prolungare artificialmente la vita commerciale delle proprie icone. In ogni caso, il progetto conferma quanto il rapporto tra tecnologia, nostalgia e cultura pop sia ormai diventato uno dei terreni più delicati del presente.
Stan Lee ha contribuito a creare eroi capaci di attraversare generazioni, ma il suo ritorno digitale apre una questione che va ben oltre la Marvel. Non riguarda soltanto un singolo nome, né soltanto i fan dei fumetti. Riguarda il modo in cui scegliamo di ricordare gli artisti, il valore che attribuiamo alla loro voce e il limite che siamo disposti ad accettare quando la tecnologia promette di riportare indietro ciò che, per natura, appartiene al passato.
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