La situazione della settima arte italiana fa riflettere. Gli Oscar in archivio hanno confermato che lo Stivale, sul piano cinematografico, non è protagonista in USA da diverso tempo. Troppo secondo gli esperti, ma non ci sono ancora i presupposti per invertire la rotta. Quella che sembrava essere un’esagerazione è diventata amara conferma con i primi verdetti legati al Festival di Cannes. Non ci sono, per quel che riguarda il 2026, film italiani in concorso.
Altra piazza importante, per lo sviluppo e la conoscenza cinematografica collettiva, in cui l’Italia resta a guardare per mancanza di possibilità e mezzi. Manca un cronoprogramma adeguato, argomento che anche Cineblog ha dialogo – subito dopo la Notte degli Oscar – con il critico cinematografico Federico Pontiggia.
Festival di Cannes 2026, l’Italia resta fuori: nessun film in concorso
Tornando alla stretta attualità, il delegato generale del Festival di Cannes, Thierry Fremauxha dichiarato che potrebbe esserci spazio ancora per un film nella sezione ufficiale di opere. La mente è andata subito a Nanni Moretti con il film “Succederà questa Notte”, per il regista sarebbe eventualmente un ritorno sulla Croisette. Il film, nello specifico, è tratto dal romanzo Eshkol Nevo dal titolo Legami. I protagonisti sono Gelsomino Trinca e Louis Garrell.

Oltre le speranze devono iniziare le opportune riflessioni, lanciate proprio da Fremaux che riguardo l’assenza italiana con opere in concorso ha risposto così: “Dispiace non vedere nomi italiani, soprattutto per la storia cinematografica del Paese. Non è escluso che possano esserci delle piccole aggiunte. Evidentemente però non abbiamo trovato opere che meritassero di concorrere. Capita nel corso degli anni, può succedere”.
La battuta dalla Croisette: “Come al Mondiale”
Insomma, tra le righe, l’atmosfera è chiara: il cinema italiano, all’estero durante le manifestazioni più importanti, sta perdendo appeal. Una discesa iniziata non da oggi, figlia di una serie di fattori che vanno analizzati. Cannes, nel frattempo, scherza con le sue eminenze sul fatto che gli italiani, Sorrentino e Golino in particolare, nel tempo al Festival hanno dato lustro a generi desueti riscoperti proprio grazie a opere dal respiro internazionale.

“Si vive di cicli – fanno sapere dalla Croisette – dopo un periodo particolare è auspicabile una rinascita”. Poi la battuta al vetriolo tra il serio e il faceto: “La Francia dai Mondiali è stata fuori per anni, ora tocca all’Italia”. Dal calcio al cinema, il risultato non cambia. La stoccata, tra ironia e un pizzico di rivalsa, è arrivata forte e chiara.
Filmo in concorso
Lo Stivale rimane a guardare mentre i candidati a Cannes 2026 si preparano a dire la propria. I film in concorso sono: Amarga Navidad (Pedro Almodovar), El Ser Querido (Rodrigo Sorogoyen), Fjord (Cristian Mungiu), Minotauro (Andrey Zvyagintsev), Pecora nella scatola (Hirokazu Kore-eda), Patria (Paweł Pawlikowski) e Mulino (László Nemes). Un’edizione particolarmente contesa che fa dell’avanguardia una cifra stilistica distinta sulla scia di quello che abbiamo già visto agli Oscar dove le opere vengono scelte non solo in base al budget di lavoroma anche all’impatto che i progetti hanno avuto in sala.
Grande risalto non solo ai giganti del settore, ma anche a qualche profilo meno conosciuto. Il concetto di sala è particolarmente esteso e discusso, ma quel che conta è l’interesse medio. In tempi dove trionfa lo streaming, il ritorno nel cinema dipende da fattori sempre diversi e importanti che possono generare circuiti alternativi anche in termini di dibattito.
Quel che resta dello Stivale
A maggior ragione non tutto è perduto per l’Italia. In un’edizione dove il tricolore non sventolerà nella disputa che porta alla miglior regia e la migliore opera, il Paese non scompare del tutto dalla selezione ufficiale. Tracce italiche sono lasciate con merito da Erri De Luca in La vita di una donnaopera targata Charline Bourgeois-Tacquet. Nel cast figurano anche Léa Drucker, Mélanie Thierry e Carlo Berling.
Gli italiani, poi, cercano di fare la differenza (come possono) sul fronte produttivo. L’opera Fatherland, del regista Pawel Pawlikowski, è figlia di una co-produzione internazionale che vede anche lo Stivale in primo piano I nostri film di Lorenzo Mieli e Mario Gianani. Restando in tema di italianità, anche il film Roma Elastica di Bertrand Mandico vanta collaborazioni dal Belpaese. L’opera è girata a Cinecittà, testimonianza del fatto che le maestranze della Penisola fanno ancora la differenza. Un monitor ulteriore per l’avvenire del cinema italiano: intriso di interrogativi, ma anche con qualche certezza.


