C’è un numero, più di ogni altro, che racconta il momento del Festival di Sanremo: zero. Zero canzoni sopra il milione di ascolti su Spotify Italia nel giorno successivo al debutto. Un dato che, preso da solo, potrebbe sembrare una semplice oscillazione. Ma osservato accanto ai risultati degli ultimi anni diventa il segnale di una frenata improvvisa, quasi di una rottura.
Perché Sanremo, negli ultimi tempi, non era stato solo uno spettacolo televisivo. Era diventato soprattutto una macchina perfetta di amplificazione digitale, capace di trasformare le canzoni in fenomeni immediati, virali, globali. Oggi, quella macchina sembra essersi inceppata.
“Male necessario” si è fermato a 992mila stream
Il brano più ascoltato dell’edizione 2026, Maschio necessario di Fedez e Marco Masinisi è fermato a 992 mila ruscello nel primo giorno pieno di rilevazione. Subito dietro Tu mi piaci tanto di Sayf e Prima che di Noentrambi sotto la soglia simbolica del milione. Numeri importanti in assoluto, ma insufficienti rispetto agli standard recenti del Festival, dove il milione rappresentava ormai la base minima per parlare di successo. Nel complesso, i trenta artisti in gara hanno totalizzato poco più di 17 milioni di ascolti. Un terzo in meno rispetto all’anno precedente. Un calo netto, che interrompe una crescita apparentemente inarrestabile e ridimensiona il ruolo del Festival come acceleratore dell’industria musicale contemporanea.
Il boom di “Brividi” nel 2022
Per capire la portata del cambiamento bisogna tornare indietro di qualche anno. Nel 2022 bastò una sola canzone per ridefinire le proporzioni: Brividi di Mahmood e Blanco superò i 3,3 milioni di stream in appena ventiquattr’orestabilendo un record destinato a diventare un punto di riferimento. L’anno successivo furono due i brani oltre il milione, tra cui Due vite di Marco Mengoni. Poi arrivò il boom. Nel 2024 sette canzoni superarono quella soglia, con Geolier in testa a oltre due milioni di ascolti. Nel 2025 il record è stato ulteriormente migliorato: nove brani sopra il milionetra cui anche la canzone vincitrice Nostalgia di Balorda di Olly. Il 2026 segna invece una brusca inversione. Nessun exploit, nessun fenomeno immediato, nessuna canzone capace di imporsi come evento collettivo già dalle prime ore.
Nessun brano sanremese nella Top 200 mondiale
Il ridimensionamento è ancora più evidente guardando fuori dai confini nazionali. Negli anni scorsi, Sanremo aveva dimostrato di poter esportare la propria influenza anche a livello globale. Più brani italiani riuscirono a piazzarsi nella Top 200 mondiale di Spotify – nel 2024 ad esempio erano entrati Geolier, Annalisa, Mahmood, Angelina Mango, e Irama; nel 2025 erano state sei le canzoni presenti – trasformando il Festival in una vetrina internazionale. Quest’anno, invece, nessuna canzone è riuscita ad avvicinare la soglia necessaria per entrare nella classifica globale. Una parte della spiegazione sta nelle trasformazioni dello stesso streaming. Il pubblico tende sempre più a rifugiarsi nel catalogo, nelle canzoni già conosciute, mentre le novità faticano a imporsi con la stessa forza del passato. Ma questo non basta a spiegare tutto. Sanremo, negli ultimi anni, era riuscito a resistere a questa tendenza, imponendosi come eccezione. Era il luogo dove nascevano immediatamente i successi, dove la televisione influenzava ancora il modo di ascoltare musica. Oggi quel legame appare più fragile.


