Lino Guanciale nelle vesti de Il Commissario Ricciardi è tornato a tenere incollati allo schermo il pubblico con una nuova stagione ricca di suspense. Amato soprattutto dal pubblico femminile (e non solo) per il suo fascino senza tempo, l’attore nato ad Avezzano nel 1979, si è fatto strada nel mondo del cinema iniziando prima come doppiatore e poi approdando a teatro, suo primo grande amore. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Accademia delle Arti nel 2003, viene diretto dal grande Gigi Proietti, prima di debuttare sul grande schermo qualche anno più tardi in Io, Don Giovanni di Carlos Saura, nei panni di Wolfgang Amadeus Mozart.
La carriera di Guanciale è ricca di traguardi e di protagonisti diversi e attraversa sia il cinema, che la fiction, non discostandosi mai dal teatro, arrivando fino all’ impegno culturale e sociale. Proprio il teatro è il suo punto fermo, la sua missione, il suo modo di comunicare nel mondo:
“Il teatro è uno spazio condiviso. É una delle poche roccaforti della comunicazione concreta e in presenza. In quanto racconto, è uno dei valori culturali di cui abbiamo più bisogno oggi. C’è bisogno che le persone sappiano che esiste. e’ passato nel dimenticatoio come una forma di comunicazione elitaria, per sua natura riservata a pochi. Non è necessariamente così. Esiste il modo per fare un teatro popolare che sia fortemente educativo.” Ha dichiarato in un’intervista. Lino Gianciale è anche molto riservato e ci sono cose che i fan potrebbero ignorare sul suo conto ma che meritano di essere divulgate.
Cosa non tutti sanno di Lino Guanciale
Cinque curiosità su Lino Guanciale sembrano riduttive per un artista attivissimo e poliedrico. Il talento e il fascino sono ben conosciuti ma cos’altro porta con sé colui che dà il volto ad uno dei commissari più oscuri della TV? Tanto per cominciare torniamo al teatro per dire che l’attore non si limita a recitare. Guanciale infatti come ha più volte ribadito, sente il dovere di restituire al teatro il ruolo sociale che considera essenziale. Per questo affianca al lavoro artistico una costante attività di divulgazione e insegnamento nelle università e nelle scuole.

La seconda curiosità riguarda i suoi sogni da “fan”. “Tutti abbiamo modelli a cui ispirarci e personaggi che rappresentano figure fondamentali per la nostra formazione, nonché fonti di ispirazione.” ha fatto sapere. Tra le figure che avrebbero voluto incontrare ci sono tre donne e tre uomini legati a tre sue passioni: teatro, cinema e letteratura. Da Marisa Fabbri, sua insegnante di Accademia, a Eleonora Duse, fino a Nicole Kidman, simbolo di una recitazione che ammira da anni. Sul fronte maschile emergono riferimenti altrettanto forti: Vittorio Gassman, Carmelo Bene e Thomas Mann.
Poi c’è il rugbyche non è stato un semplice hobby. Guanciale ha giocato ai livelli Under-16 e Under-19, interiorizzando regole e valori che ancora oggi lo accompagnano sul set. Lo spirito di squadra, il rispetto degli equilibri e la prontezza di gestire l’imprevisto sono principi che lui stesso definisce determinanti nel suo lavoro. Un retaggio che lo ha reso un interprete disciplinato e sempre attento al gruppo.
Per tredici anni inoltre ha fatto parte degli scoutun’esperienza che gli ha lasciato un’impronta profonda: la dimensione collettiva, la solidarietà, il contatto con realtà piccole ma ricche di umanità. Si definisce con ironia un “boy scout anarchico”, perché unisce disciplina e spirito libero, rigore e anticonformismo. Un tratto che emerge spesso nei suoi personaggi e nel modo in cui vive il mestiere.
In questa lista non può non mancare una delle curiosità che più riflettono il suo grande cuore e il suo altruismo: Lino Guanciale sfrutta la sua immagine per aiutare i più deboli, gli ultimi e lo fa concretamente, spinto da un forte sentimento di solidarietà, prima in qualità di testimonial della UNHCR, Agenzia dell’Onu per i Rifugiati e poi raggiungendo personalmente le periferie del mondo, terre martoriate dai conflitti e dalla sofferenza come il Il Libano e l’Etiopia. “C’è bisogno di mettersi in gioco, c’è bisogno di solidarietà internazionale, c’è bisogno di diplomazia seria, umana, tesa a costruire alternative efficaci sia nei paesi di prima accoglienza, sia qui da noi in Europa.” Ha commentato qualche tempo fa.


