Ci sono seguito che cercano rifugio nella nostalgia e altri che decidono di guardare avanti. Zootropoli 2 appartiene con decisione alla seconda categoria. Il film diretto da Jared Bush e Byron Howard – nelle sale dal 26 novembre – riprende esattamente dal punto in cui ci eravamo fermati, ma senza accontentarsi di replicare la formula che, nel 2016, aveva conquistato il pubblico mondiale (e un Oscar).
Questa volta la città più multiculturale dell’animazione non è solo un contesto vivace e colorato, bensì un organismo complesso che porta con sé cicatrici La questione è irrisolta. E al centro di tutto, ancora una volta, ci sono Judy Hopps e Nick Wildedue partner improbabili ma inseparabili. In questo secondo capitolo sono alle prese con un’indagine che li costringe a fare i conti con il passato della metropoli, con i pregiudizi radicati sugli animali “scomodi” e, soprattutto, con la loro relazione di coppia professionale.
Zootropolis 2, un serpente in città e un segreto nascosto sotto il tappeto
La trama si apre con un caso che sembra più buffo che pericoloso. Judy e Nick sono ormai agenti di poliziapronti a dimostrare che il loro duo funziona davvero, finché una missione finisce in modo disastroso e li porta dritti alla ramanzina del Capitano Bogo. In mezzo alle incomprensioni ea una terapia di coppia forzata con una quokka psicologa prontissima alla battuta (a darle la voce è la vera psicoterapeuta Stefania Andreoli), arriva la notizia che sconvolge tutti: in città sta per comparire Gary De’Snakeil primo serpente a mettere piede a Zootropolis dopo decenni di divieto. Plauso speciale a Max Angioni che gli presta la voce: ci ha stupito.

Il suo ingresso nella metropoli non è solo un evento curioso, ma qualcosa che scuote fin nelle fondamenta la città. I serpenti, ci viene ricordato, erano stati banditi a causa di crimini tanto gravi quanto mai del tutto chiariti. Il film non punta il dito ma mostra con grande chiarezza come un pregiudizio sedimentato possa trasformare un’intera specie in qualcosa di cui aver paura. In questo, Zootropoli 2 sa essere attuale senza essere didascalico. Il trattamento riservato ai rettilinei ha la sfumatura di certe pagine rimosse della storia (americana e non), di quelle minoranze che per decenni hanno pagato il prezzo delle paure altrui. Il film suggerisce in modo chiaro che gli intrecci di potere e le scelte del passato hanno condannato un’intera specie a diventare capro espiatoriomentre il vero controllo è rimasto in mano a chi poteva riscrivere la storia.
Judy e Nick, una coppia da perfetto buddy movie animato

Uno dei punti di forza di Zootropoli 2 è il modo in cui mette al centro la dinamica tra Judy e Nick. Non sono più semplicemente l’eroina impulsiva, idealista, e il truffatore scettico costretto a collaborare: sono una coppia rodata, con un’intesa speciale, ma anche con abitudini, difetti e piccole frustrazioni reciproche. Ed è qui che il film abbraccia a pieno ritmo il lato film amico: battute a raffica, litigi, momenti di sincera preoccupazione e una serie di situazioni che sembrano uscite da Arma Letale o Poliziotto di Beverly Hills.
Bush e Howard non costruiscono un arco sentimentale esplicito – e gioca con ironia con le aspettative del fandom – ma seminano momenti di intimità, reazioni affettuose, silenzi e ammiccamenti che rendono la loro collaborazione più matura.
Una metropoli ancora più vasta, un racconto ancora più ricco
Zootropolis resta una delle creazioni più stupefacenti della Disney moderna: un microcosmo in cui ogni quartiere racconta un modo diverso di vivere, un’idea diversa di società, e il seguito allarga l’orizzonte senza perdere coerenza. Le nuove zone della città (dai distretti sotterranei ai quartieri climaticamente opposti) sono costruiti con una cura quasi maniacale ed è qui che si vede l’impegno e la tecnica di tutte le circa 700 persone che ci hanno lavorato. Ma soprattutto, è qui che ci rendiamo conto che una sola visione non basta per cogliere tutti i dettagli.
Sul fronte dello umoreil film fa centro spesso e le risate sono assicurate. Tornano le vecchie conoscenze, dai bradipi impiegati pubblici alle presenze più istituzionali del Dipartimento di Polizia, e si aggiungono nuovi ingressi piacevolissimi (Nibbles Maplestick, la castorina che ha la voce di Michela Giraud). Il risultato è una serie di gag che funzionano sia per i più piccoli sia per gli adulti, senza cadere nel riferimento facile o nella citazione fine a sé stessa.
Un film da vedere e rivedere, perfetto per adulti e bambini

Vieni nel primo capitolo, Zootropoli 2 trova forza nella sua capacità di parlare a pubblici diversi senza sacrificare nessuno dei due livelli. I più piccoli troveranno una serie continua di imbavagliare i fisiciinseguimenti rocamboleschi e personaggi irresistibili (tra cui la terapeuta quokka, una delle sorprese comiche del film). Gli adulti, invece, arriveranno un discorso più sottile che riguarda pregiudizi, riscrittura della storia, responsabilità collettive e dinamiche di potere.
Senza mai appesantire, Bush e Howard raccontano una città che vive di contrasti e che, proprio per questo, appare più vera che mai. Lo sguardo sulla segregazione dei rettilineisul passato rimosso e sulla paura del diverso è delicato ma incisivo, abbastanza da far riflettere senza perdere il passo del racconto. La metafora è forte, ma mai invadente.
Zootropolis 2: un seguito che funziona senza imitare
Il rischio di un seguito come questa era scivolare nella replica. Invece Zootropoli 2 sceglie una strada diversa: continuare con ciò che funzionava, spingendo però i personaggi verso una maturità nuova. Non tutto è più grande, più rumoroso o “epico”, anzi, molto di quello che si vede è più intimopiù legato al percorso personale dei protagonisti. E questo si sente nel climax del film, dove la posta in gioco emotiva è alta quanto (e forse più) di quella narrativa.
Judy e Nick, poi, restano senza dubbio una delle coppie più riuscite dell’animazione contemporanea. Complementari, imperfetti, testardi, ma disposti a mettersi in gioco l’una per l’altro.
Insomma, è un film che diverti, emoziona e, in modo quasi disarmante, invita a guardare oltre ciò che crediamo di sapere. Che si tratti di una specie considerata “pericolosa” o di un collega che fatica a dire cosa prova, il film ci ricorda con dolcezza e ironia che le differenze non dividonoe che basta parlarsi in modo sincero per renderesene conto. E che forse, dopo tutto, vivere insieme non significa capirsi subito, ma decidere ogni giorno di provarci davvero.


