All’inizio degli anni 2010 la serialità britannica viveva una fase di consolidamento più che di rivoluzione. I crimini procedurali funzionavano, i drammi storici garantivano qualità e pubblico, ma raramente si assisteva a opere capaci di rompere davvero le convenzioni. Nel 2013, però, cambia qualcosa con l’arrivo di Utopiaserie trasmessa su Channel 4 e creata da Dennis Kelly.
In sole due stagioni da sei episodi ciascuna, Utopia riesce a costruire un universo narrativo compatto, disturbante e formalmente radicalediventando negli anni un oggetto di culto e uno dei titoli più riconoscibili della serialità britannica contemporanea.
Un gruppo di appassionati di un fumetto oscuro intitolato Gli esperimenti sull’utopia scopre che le sue tavole sembrano anticipare eventi globali e catastrofi reali. Quando emerge la possibilità di un seguito inedito, i protagonisti si ritrovano improvvisamente nel mirino di una misteriosa organizzazione nota come “The Network”, pronta ad eliminare chiunque si avvicini troppo alla verità.
Al centro della vicenda si taglia la figura enigmatica di Jessica Hydedonna legata in modo diretto ai segreti del fumetto e alla rete di cospirazioni che si dirama su scala internazionale. Da quel momento, la serie si trasforma in una fuga costante, in cui paranoia, manipolazione e controllo dell’informazione diventano il vero cuore tematico.
Ciò che distingue Utopia da molti altri thriller è il suo linguaggio visivo. La fotografia utilizza colori saturi e contrasti marcati, trasformando ambienti ordinari in scenari quasi surreali. Le inquadrature sono geometriche, studiate, spesso statiche ma cariche di tensione. Non si tratta di una scelta puramente estetica: l’impianto visivo dialoga con il fumetto al centro della narrazionecreando un cortocircuito tra realtà e rappresentazione. Il risultato è un mondo che appare artificiale e inquietante proprio perché troppo controllato, troppo “perfetto”.
Anche la scrittura evita l’eccesso tipico dei thriller cospirativi. Pur muovendosi tra teorie estreme e sviluppi radicali, la serie mantiene una struttura narrativa chiara, senza accumulare misteri irrisolti solo per sorprendere. Ogni rivelazione è parte di un disegno coerente.
Nonostante l’ottimo riscontro critico – oggi la serie rimane un raro 100% su Rotten Tomatoes – Utopia incontra anche la resistenzae. La violenza mostrata, seppur funzionale al racconto, risulta per alcuni eccessivamente cruda. Inoltre, l’intreccio con eventi e pace del mondo reale contribuisce a renderla un’esperienza scomoda. Un episodio con una sparatoria scolastica va in onda a ridosso di una tragedia reale negli Stati Uniti, generando polemiche e tensioni. Canale 4 decide infine di non proseguire oltre la seconda stagionelasciando la serie incompiuta sul piano produttivo ma non su quello tematico.
Il remake americano del 2020, nonostante nomi importanti coinvolti, non riesce a replicarne l’impatto né l’identità stilistica, confermando quanto l’originale fosse un equilibrio difficilmente replicabile. A distanza di oltre un decennio, però, Utopia conserva ancora intatta la sua forza. La serie anticipa con lucidità temi che negli anni successivi sarebbero diventati centrali: disinformazione, manipolazione mediatica, paura collettiva, controllo sanitario e politico.
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