“La responsabilità sociale delle aziende è enorme, come è enorme il potere che hanno sul cambiamento culturale che è la prima cosa su cui si deve lavorare per sradicare un fenomeno come quello della violenza di genere”. A dirlo è stata la direttrice generale di Valore D Barbara Falcomeralla vigilia della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, durante il Forum ANSA dal titolo ‘Aziende in azione con la violenza di genere”, in particolare di quella digitale, a cui hanno partecipato anche la presidente di Una Nessuna Centomila Giulia Minoli e la vicepresidente di Permesso Negato Nicole Monte.
Falcomer ha sottolineato come le aziende siano “uno specchio della realtà, anche nel campo della violenza di genere”. “Come Valore D – ha spiegato – abbiamo 400 aziende associate ed oltre 3 milioni e mezzo di persone coinvolte in queste aziende. Siamo un’associazione che da 16 anni lavora per promuovere l’equilibrio di genere e l’inclusione nel mondo del lavoro, facendo anche formazione. Abbiamo iniziato sette anni fa con una policy sulla violenza di genere” mentre oggi ” la nostra nuova policy prioritariamente fa cultura e poi mette in atto una road map molto precisa per aiutare e supportare le aziende a strutturare dei comportamenti e delle procedure in modo da non trovarsi impreparati quando il fenomeno della violenza di genere on line si manifesta”.
Giulia Minoli ha ricordato come la violenza di genere sia “un problema strutturale nella nostra società ed è necessario avere un approccio sistemico e costruire un’alleanza con tutti i mondi possibili e trasversali”, lamentando che si parla troppo poco delle “tante donne, 60mila, che grazie ai centri antiviolenza sono riuscite ad uscire dalla violenza, che è soprattutto un problema culturale”.
Minoli ha, tra l’altro, illustrato la nuova campagna di Una Nessuna Centomila dal titolo “La violenza virtuale è reale” in cui la Fondazione utilizza per la prima volta l’intelligenza artificiale. In un periodo in cui l’Ia viene usata, ha detto, per creare immagini manipolate o deepfake, “la campagna usa la finzione per mostrare la realtà della violenza” e lo slogan è: “Questa donna non esiste, ma la violenza che subisce sì”.
La vicepresidente Monte ha affrontato l’aspetto normativo ponendo l’accento sul fatto che il fenomeno della diffusione illecita di contenuti sessualmente espliciti senza il consenso della persona interessata è “sommerso e molto più dilagante di quanto noi percepiamo. Come PermessoNegato dal 2019 – ha detto – abbiamo gestito più di 6000 ticket con 4 milioni di contenuti rimossi, ma sappiamo bene che le vittime, anche in azienda, fanno fatica a difendersi”.
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