Gli Usa hanno preso di mira la strategica isola iraniana di Kharg, distruggendo esclusivamente i suoi obiettivi militari. Poco prima di salire a bordo dell’Air Force One presso la Joint Base Andrews, in Maryland, diretto verso la Florida, il presidente americano Donald Trump ha annunciato su Truth che gli Usa avevano sferrato pesanti attacchi aerei contro l’isola di Kharg, risparmiando le infrastrutture vitali attraverso cui transita il 90% circa di tutto il greggio iraniano. Una mossa mirata a fare pressione su Teheran affinché non interferisca con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz tra mine piazzate ei missili lanciati contro le petroliere, ma anche indirizzata alla Cina, unico Paese indicato come ancora destinatario del petrolio in uscita voluta dai Pasdaran, perché possa favorire un traffico marittimo regolare.
Nel suo post, Trump ha definito l’attacco una delle “più potenti incursioni aeree nella storia del Medio Oriente”, precisando che sull’isola, simile a una striscia di terra lunga circa 8 chilometri che ospita il più importante impianto petrolifero dell’Iran, sono stati colpiti esclusivamente obiettivi militari. “Ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere dell’isola”, ha scritto ancora Trump. “Tuttavia, qualora l’Iran – o chiunque altro – dovesse compiere azioni volte a ostacolare il libero e sicuro transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente tale decisione”.
Immediata la replica di Teheran che ha promesso di “ridurre in cenere” le infrastrutture petrolifere ed energetiche legate agli Stati Uniti in Medio Oriente. “Tutte le installazioni petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti alle compagnie della regione che sono in parte di proprietà degli Usa o che collaborano con gli Usa – ha detto ai media di Teheran il portavoce del quartier generale di Khatam al-Anbiya, affiliato alle Guardie della rivoluzione – saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere”
Per approfondire
Agenzia ANSA La crisi in Medio Oriente – Il 13 marzo – LIVE BLOG
Un attacco israeliano contro un centro di assistenza sanitaria di base nel sud del Libano ha ucciso almeno 12 operatori sanitari: lo afferma il ministero della Salute. In una nota si parla di un “raid aereo israeliano che ha preso di mira il centro di assistenza sanitaria di base della città di Burj Qalawiya” e “12 medici, paramedici e infermieri sono stati uccisi e un operatore sanitario è rimasto ferito”. Il ministero ha affermato che l’attacco è stato “il secondo contro il settore sanitario in poche ore”, dopo un attacco a Sawaneh che ha ucciso due paramedici affiliati a Hezbollah e al suo alleato Amal.
Video Guerra in Medioriente, la colonna di fumo dopo un’esplosione in centro a Dubai
Trump manda marines e altre navi, non escluso un assalto all’isola di Kharg
(di Benedetta Guerrera)
La guerra in Iran potrebbe durare più di quanto previsto e annunciato da Donald Trump. Nonostante il comandante in capo e il capo del Pentagono continuino a dichiarare vittoria ea rivendicare di aver distrutto le capacità di combattimento del regime di Teheran, sminuendo pure gli attacchi nello stretto di Hormuz, Washington si starebbe preparando ad inviare più soldati e più navi da guerra in Medio Oriente in vista di un rafforzamento delle operazioni. Ultime indiscrezioni dai media americani parlano addirittura di un blitz mirato alla strategica isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, da cui transita circa l’80% dell’export petrolifero di Teheran. Secondo quanto rivelato da tre alti funzionari al Wall Street Journal, Pete Hegseth ha approvato una richiesta del Comando centrale americano e ha dato ordine di dispiegare la USS Tripoli, che era di stanza in Giappone, con circa 5.000 marines. Questo per il momento, secondo il prestigioso quotidiano economico, ma non si esclude l’invio di altre portaerei. In particolare il Centcom ha chiesto al Pentagono un gruppo anfibio con annessa un’unità speciale per le incursioni di terra. In seguito l’Abc ha dato conto di piani ben più dettagliati: 2.200 i soldati della 31Ma Unità di Spedizione dei Marines diretti nella regione, insieme alle unità Uss Tripoli, Uss San Diego e Uss New Orleans, navi di assalto e da trasporto anfibio.
La nuova forza – secondo l’emittente – è accompagnata da circa 20 caccia di quinta generazione F-35B Lightning II, capacità di decollo e atterraggio verticale. C’è la probabilità che il gruppo d’attacco possa essere destinato all’isola di Kharg. La nuova operazione potrebbe avvenire mentre Trump, qualche giorno fa, avrebbe assicurato ai leader del G7 che l’Iran sta per arrendersi. “Mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi. Nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa”, ha insistito il presidente americano bollando come “un peso piuma” la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. I rappresentanti del G7 hanno chiesto che la guerra finisca il prima possibile evidenziando la necessità di mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz. Sullo stallo riguardante questo snodo strategico, in un’intervista a Fox news, Trump si è lasciato sfuggire un moto d’insofferenza esortando le navi commerciali a “tirare fuori le palle ed attraversarlo”, nonostante gli attacchi iraniani continuino. Un commento che ha suscitato diverse polemiche, soprattutto tra i democratici che accusano The Donald di aver sottovalutato le conseguenze dell’attacco. Ma starebbe crescendo il malcontento puro nel partito repubblicano con il vice presidente americano JD Vance che, secondo Politico, avrebbe fortemente sconsigliato il suo capo di lanciare ‘Epic fury’. Anche il segretario alla difesa ha sminuito la situazione nel cruciale corridoio d’acqua assicurando che “non c’è nulla di cui preoccuparsi”.
Trump autorizza il petrolio di Putin, è scontro aperto con l’Ue
Trump e Putin
(di Michele Esposito)
Il petrolio russo già in transito potrà essere acquistato”. A poco meno due settimane dall’attacco degli Usa all’Iran si palesa ciò che, nelle cancellerie europee, temevano da giorni: la guerra in Medio Oriente e il conflitto in Ucraina cominciano a incrociarsi in maniera concreta. A vantaggio di Vladimir Putin e con il sigillo di Donald Trump. L’alleggerimento delle sanzioni per il greggio del Cremlino deciso da Washington è un passo diretto a tranquillizzare i mercati ma si è trasformato nell’ennesima pugnalata alle spalle di Bruxelles e Kiev. E ha preso forma mentre, in Europa, cominciano a studiare seriamente le mosse per rendere nuovamente navigabile lo stretto di Hormuz diplomatico per limitare almeno i danni sull’importazione di gas e petrolio. Un intervento discreto, da svilupparsi tuttavia autonomamente rispetto agli Usa. A rivelarlo è stato il Financial Times, secondo il quale alcuni paesi europei hanno avviato colloqui con Teheran nel tentativo di negoziare un accordo che garantisca un passaggio sicuro alle loro navi attraverso lo Stretto di Hormuz “La Francia è uno dei Paesi coinvolti nei colloqui” e che “anche l’Italia ha compiuto dei tentativi di avvio delle discussioni con Teheran”, ha scritto il foglio britannico.
Fonti di Palazzo Chigi si sono affrettate a smentire “‘apertura di negoziati bilaterali o trattative dirette con l’Iran per garantire il passaggio delle navi italiane”. “Non stiamo trattando con l’Iran”, ha ribadito poche ore dopo il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’Eliseo non ha commentato le rivelazioni del Ft. Fonti Ue hanno invece osservato come per lo stretto di Hormuz sarebbe preferibile un’iniziativa Onu. Che al momento tuttavia sembra lontana. L’Ue avrebbe canali diplomatici adeguati per raggiungere Teheran. E l’idea non è più un tabù a Bruxelles, anche perché – per dirla come il cancelliere Friedrich Merz, “questo conflitto non giova a nessuno”. Al summit dei 27 di giovedì se ne parlerà, e sarà un momento cruciale per l’Ue. La mossa di Trump sul petrolio russo ha complicato ulteriormente il quadro. La risposta dell’Ue è stata nettissima. “La decisione unilaterale degli Stati Uniti di revocare le sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo è molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea”, ha scritto il presidente del Consiglio europeo su X, sottolineando come “l’indebolimento delle sanzioni aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina”.
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