MILANO – Tim non perde tempo. L’indomani della sentenza della Cassazione che rigettando il ricorso del governo le ha garantito l’incasso di un miliardo per il canone di concessione 1998 non dovuta, ha convocato il cda e deliberato la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie.


Un’operazione da circa 700 milionigià tentata nel 2015 e mai uscita dall’agenda dell’ad Pietro Labriola, perché «razionalizzare la struttura del capitale e semplifica l’assetto proprietario e la governance della società», riporta una nota, oltre a «ridurre il costo del capitale e creare le condizioni per aumentare la liquidità e il flottante». A riguardo, la conversione consentirà di diluire Poste Italianeprimo azionista salito da poco al 27,5%, oltre la soglia d’Opa (ma ha chiesto a Consob l’esenzione), che dopo l’operazione scenderebbe attorno alle 20%.


La conversione è sia facoltativa che obbligatoria. Il rapporto di concambio per la prima versione sarà 1 a 1 con le ordinarie più un conguaglio contanti di 0,12 eurocon premio dell’8,3% sul prezzo di Borsa di venerdì; poi se servirà darà corso alla modalità forzosa — sempre che la maggioranza dei soci di risparmio approvi — aggiungendo un conguaglio di 0,04 euro al concambio 1 a 1. L’assemblea straordinaria dei soci ordinari Tim è convocata il 28 gennaio, e l’operazione dovrebbe andare in Borsa nel maggio 2026. I primi azionisti delle Tim “risparmio” sono il fondo di Davide Leone (12,15%) e il fondo Magallanes (3,52%).
Il cda ieri ha anche cooptato l’avvocato Lorenzo Cavaglio al posto del dimissionario Umberto Paolucci, “all’unanimità dei presenti” e su proposta del comitato nomine.
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