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Reni malati per un italiano su dieci. Controlli gratuiti nella giornata mondiale – Stili di Vita

La malattia renale cronica, una pericolosa condizione in cui i reni non funzionano bene e che tende a essere sotto-diagnosticata o scoperta in ritardo, riguarda circa un italiano su 10, ovvero 4,5 milioni di individui. Il livello globale colpisce oltre 850 milioni di persone, più del 10% della popolazione. Sono i dati ricordati In occasione della Giornata Mondiale del Rene 2026 che si celebra il 12 marzo.

Per l’evento, la Fondazione Italiana del Rene (Fir) e la Società Italiana di Nefrologia (Sin) offrono attività gratuite di screening: è il progetto “Porte Aperte in Nefrologia”, con diversi appuntamenti su tutto il territorio nazionale (nel sito della Fir tutte le iniziative). La Fir ricorda inoltre le 8 regole per difendere la salute dei reni: svolgere attività fisica, seguire una dieta sana, fare attenzione alla pressione e controllare la glicemia, non fumare, mantenere un corretto apporto di liquidi, no al fai-da-te coi farmaci, infine sottoporsi a controlli regolari.

“La Giornata Mondiale del Rene è un richiamo forte alla responsabilità individuale e collettiva verso una patologia ancora troppo poco conosciuta – afferma Massimo Morosetti, presidente Fir – silenziosamente nelle fasi iniziali, ma individuabile precocemente con esami semplici come la misurazione della creatinina, il calcolo del filtrato glomerulare e l’esame delle urine alla ricerca dell’albuminuria – Conoscere il proprio rischio, soprattutto in presenza di diabete, ipertensione, problemi importanti, obesità o familiarità, significa intervenire tempestivamente. La prevenzione, insieme a una diagnosi precoce ea una presa in carico strutturata, rappresenta lo strumento più efficace per rallentare e in alcuni casi interrompere la progressione della malattia”.

Per i pazienti la dieta è uno dei pilastri della cura. Col supporto del medico che decide in base al quadro clinico del singolo paziente, questo deve seguire un’alimentazione povera di proteine ​​per ridurre il lavoro dei reni, migliorare il controllo metabolico e rallentare la progressione della malattia, ritardando l’ingresso in dialisi. Serve un approccio integrato: dalla diagnosi alla definizione del piano terapeutico, dal monitoraggio dei parametri clinici all’educazione alimentare; per questo è cruciale il coordinamento tra ospedale e territorio.

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