Rafa, quattro lettere che rispecchiano una vita. Nadal non è soltanto un campione: è quello che molti vorrebbero arrivare a essere. Un concentrato di talento e capacità. Non sono sinonimi, ma peculiarità distinte. Il talento lo si possiede, la capacità si acquisisce. Nadal a tennis è sempre stato un talento: aveva le basi e riusciva a fare cose con un’immediatezza disarmante. La capacità è riuscire a trovare il momento buono in ogni fase della partita e degli allenamenti.
Quando premere sull’acceleratore, quando fermarsi, come sfruttare al meglio le proprie doti. L’esperienza serve un’unire capacità e talento, non solo sul campo, fino a diventare disarmanti. Nadal lo ha fatto all’interno di una carriera sfolgorante e il risultato arriva nell’arco di quattro episodi per una docuserie che non è solo un progetto televisivo e cinematografico targato Netflix. Questo prodotto seriale rappresenta una lezione di vita.
Rafa, una serie evento sui valori dello sport e le difficoltà della vita
Un campione che si racconta, mettendosi a nudo. Rafa, questo il titolo della serie, non è solo un’ode a uno dei massimi esponenti sportivi del nostro tempo. Il racconto procede all’umanizzazione progressiva di un’icona: il tennis non è solo successi e vittorie. Questo sport, oggi al centro della scena, è figlio anche di cadute importanti e sacrifici. Arrivare in cima non è scontato e prevede tutta una serie di rinunce che, prima o poi, presentano il conto.

La felicità – anche nello sport – ha un prezzo. Nadal lo ha sempre pagato tutto, con ripercussioni di vario genere. La famiglia lo ha capito, gli amici hanno imparato a determinare momenti diversi entro cui si possono fare cose e altri invece in cui è meglio restare in disparte. Rafa è un idolo di tutti, ma pochi conoscono il peso e la responsabilità di questo ruolo. La serie Netflix diventa un “trattato” su quella che è la gestione del successo.
Il prezzo del successo
Un vortice che ti affascina, ti ingolosisce, ti trascina. Può però arrivare anche a farti perdere, fino a non ritrovare più te stesso. Chi è Nadal senza una racchetta in mano? La domanda delle domande che per trovare una risposta deve avere tempo e maturazione. Rafa lo ha scoperto e racconta con una consapevolezza e anche un pizzico di malinconia nell’insieme di un percorso personale, emotivo e professionale che diventa anche viaggio televisivo.

Una vera e propria presa di coscienza costante che culmina con una lenta trasformazione anche fisica. Cambia il corpo e la mente si adeguano. Il tempo passa per tutti, anche per coloro che sembrano sportivamente immortali. La serie è diretta dal vincitore dell’Emmy e candidato all’Oscar Zach Heinzerling (Stolen Youth, Cutie and the Boxer, McCartney 3,2,1) ed è prodotta da David Ellison, Jesse Sisgold, Jason Reed e Jon Weinbach per Skydance Sports.
La paura della fine
Il progetto targato Netflix prende il tennis come spunto di analisi e racconto, ma espande la narrazione anche a quella che è la gestione della celebrità. Una situazione che potrebbe toccare anche a ciascuno degli spettatori. Persone comuni, campioni nella vita di tutti i giorni, che all’apice della loro carriera si trovano costretti (per qualche ragione) a cambiare rotta. Oppure farsi domande diverse. Arriva per chiunque il momento di dover chiudere il sipario e gestire l’ultimo inchino.
Arrivarci con la serenità relativa di Rafa è un monito che prescinde dalla terra rossa e arriva dritto al cuore di chi sa capire e ascoltare le parole di un campione che diventa – per forza di cose – un sognatore costretto a tornare con i piedi per terra dopo una cavalcata sportiva memorabile. Riuscire a vedere e tagliare il traguardo con serenità è il solo obiettivo condiviso e alla portata di tutti. Qualunque sia il contesto di partenza. Dalla terra rossa all’asfalto gelido, quel che conta è ricercare il lieto fine persino quando si ha l’impressione di dover fare i conti con l’oscurità.


