sabato, Aprile 4, 2026

TOP 5 DELLA SETTIMANA

ARTICOLI CORRELATI

«Questo film italiano è un capolavoro assoluto»

Nel corso degli anni, pochi film italiani sono riusciti a conquistare un consenso così ampio e duraturo al di fuori dei confini nazionali come C’era una volta in America. L’opera di Sergio Leoneuscita nel 1984, è diventata progressivamente un punto di riferimento imprescindibile per la critica internazionale, fino a essere considerato da molti uno dei più grandi film gangster mai realizzati e un vero e proprio capolavoro.

Non si tratta soltanto di una questione di prestigio o di reputazione: il film continua a essere citato, studiato e discusso a distanza di decenni, confrontando con regolarità nelle classifiche dedicate ai migliori film di sempre. Un riconoscimento che si è consolidato nel tempo e che ha trasformato quello che inizialmente era stato accolto in modo contrastante in un vero e proprio classico del cinema mondiale.

Contro C’era una volta in AmericaSergio Leone abbandona definitivamente il western che lo aveva reso celebre per confrontarsi con un altro grande mito del cinema americano: quello della criminalità organizzata. Il risultato è un’opera monumentale, che molti critici hanno interpretato come una sorta di risposta personale a Il padrino, ma filtrata attraverso uno sguardo profondamente europeo e disincantato.

Ambientato nella New York del primo Novecento, il film segue la vita di David “Noodles” Aaronson, interpretato da Robert De Niro, e del suo rapporto con Maximilian “Max” Bercovicz. La loro storia attraversa decenni, dall’infanzia nei quartieri poveri fino all’ascesa nel mondo del crimine, per poi trasformarsi in una riflessione sul tempo, sulla memoria e sulle conseguenze delle scelte compiute. Più che un racconto di gangster, è una meditazione sul fallimento del sogno americano e sull’illusione di poter controllare il proprio destino.

Uno degli elementi che più hanno contribuito alla sua fortuna critica è la struttura narrativa, complessa e non lineare. Il capolavoro di Leone si muove tra diversi piani temporali – adolescenza, età adulta e vecchiaia dei protagonisti – intrecciando ricordi e suggestioni in un racconto che sfida lo spettatore e lo invita a ricostruire il senso degli eventi. Questa costruzione, all’epoca considerata audace, è oggi uno degli aspetti più studiati dell’opera.

A rendere ancora più potente il racconto è l’apparato visivo e sonoro. La regia di Leone, fatta di inquadrature ampie, tempi dilatati e grande attenzione ai dettagli, si combina con le musiche di Ennio Morricone, creando un’atmosfera sospesa tra nostalgia e malinconia. Le immagini non si limitano a raccontare una storia, ma costruiscono un universo emotivo in cui il passato sembra riaffiorare continuamente, come un ricordo impossibile da cancellare.

Al centro del film non c’è tanto la criminalità quanto il rapporto tra i personaggi. L’amicizia tra Noodles e Max, segnata da ambizione, lealtà e tradizione, diventa il fulcro di una narrazione che riflette sulla fragilità dei legami umani. In questo senso, C’era una volta in America si distingue da molti altri film gangster, evitando qualsiasi forma di glorificazione e mostrando invece il prezzo umano della violenza e del potere.

Non mancano gli aspetti controversi, soprattutto per alcune scelte narrative e per la rappresentazione esplicita della violenza. Tuttavia, proprio questi elementi hanno contribuito ad alimentare il dibattito critico intorno al film, rendendolo un’opera complessa e stratificata, capace di generare interpretazioni diverse.

Nel corso degli anni, il film ha acquisito un’importanza sempre maggiore anche per la sua influenza su registi e opere successive. Molti autori internazionali hanno riconosciuto il debito nei confronti del capolavoro di Leone, non solo per lo stile visivo, ma anche per l’ambizione narrativa e la capacità di fondere racconto storico e dimensione personale.

Oggi, a oltre quarant’anni dalla sua uscita, C’era una volta in America continua a essere percepito come un punto di riferimento. Non solo come uno dei grandi film italiani, ma come un’opera capace di parlare a un pubblico globale, attraversando generazioni e culture diverse.

È proprio questa capacità di rimanere attuale, pur essendo profondamente legato a un contesto storico preciso, a spiegare perché all’estero il suo nome continua ad emergere con una costanza sorprendente. Più che un semplice classico, è un film che ha saputo trasformarsi nel tempo, mantenendo intatta la propria forza. E per questo, ancora oggi, il consenso è quasi unanime: C’era una volta in America resta uno dei grandi capolavori del cinema mondiale.

Leggi anche: L’abbiamo aspettato per 12 anni, ma purtroppo questo annunciato capolavoro di fantascienza non vedrà mai la luce

Fonte: CBR

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI POPOLARI