Nel corso degli anni, Specchio nero ha costruito la propria reputazione attraverso episodi capacità di dividere, scioccare e anticipare derive tecnologiche sempre più concrete. Alcuni capitoli sono entrati immediatamente nell’immaginario collettivo — basti pensare a Bianco Natale o USS Callister — mentre altri sono stati accolti con maggiore freddezza. Tra questi ultimi rientra senza dubbio Anche Rachel, Jack e Ashleyterzo episodio della quinta stagione, uscito nel 2019 e spesso indicato come uno dei più deboli della serie. Eppure, a distanza di anni, il giudizio su questo episodio merita di essere riconsiderato.
La quinta stagione di Specchio nero si compone di soli tre episodi: “Vipere sorprendenti”, “Smithereens” e, appunto, “Anche Rachel, Jack e AshleyFin dalla sua uscita, quest’ultimo ha diviso pubblico e critica. Molti lo hanno accusato di avere un tono più leggero rispetto agli standard cupi della serie, altri hanno ritenuto che non approfondisse adeguatamente i temi legati all’intelligenza artificiale, alla mercificazione dell’immagine pubblica e allo sfruttamento dell’identità artistica. In confronto agli episodi più disturbanti o nichilisti della serie, questo capitolo è apparso meno radicalequasi addomesticato.
In realtà, il racconto costruito da Charlie Brooker e Annabel Jones è tutt’altro che superficiale. Al centro della storia ci sono Rachele (Angourie Rice), un’adolescente isolata e in cerca di punti di riferimento, sua sorella Jack (Madison Davenport) è la popstar Ashley O (interpretata da Miley Cyrus). Rachel trova conforto in una bambola interattiva, Ashley Tooprogrammato per riprodurre una versione rassicurante e motivazionale della cantante. Parallelamente, Ashley O è intrappolata in un sistema che la controlla, la manipola e la priva della propria libertà creativaUN.
Se al momento dell’uscita l’episodio è sembrato meno inquietante rispetto ad altri, oggi appare sorprendentemente attuale. Il tema della gestione dell’immagine pubblica attraverso avatar digitali, ologrammi e versioni “replicabili” di artisti, è diventato centrale nel dibattito contemporaneo. La possibilità di utilizzare l’identità di una celebrità — anche contro la sua volontà o oltre la sua presenza fisica — non è più soltanto un’ipotesi narrativa, ma una realtà tecnologica sempre più concreta. In questo senso, l’episodio ha anticipato discussioni che negli ultimi anni si sono fatte urgenti.
Un altro elemento che ha acquisito nuova rilevanza è la riflessione sulla salute mentale e sulla pressione esercitata dall’industria dell’intrattenimento. La performance di Miley Cyrusall’epoca accolta con curiosità ma anche con scetticismo, risulta oggi particolarmente efficace proprio alla luce del suo percorso artistico e personale. Ashley O non è semplicemente una caricatura della popstar imprigionata dal successo: è il ritratto di un sistema che trasforma la creatività in prodotto e l’artista in marchio.
Certo, l’episodio non è privo di limiti. La durata — poco più di un’ora — risulta eccessiva in alcuni passaggi, e la parte finale assume toni più convenzionali rispetto alla tensione costruita inizialmente. tuttavia, Ridurlo a un capitolo minore significherebbe ignorarne le intuizioni più lucide. Sotto la superficie apparentemente più “pop”, “Rachel, Jack and Ashley Too” racconta l’alienazione, il lutto, il bisogno di appartenenza e il pericolo di affidare la propria identità a un surrogato tecnologico.
Come spesso accade con Specchio nerola forza dell’episodio non risiede soltanto nel suo impianto fantascientifico, ma nella capacità di far emergere una verità emotiva. Rachel non trova una soluzione definitiva al proprio senso di smarrimento, così come Ashley O non può cancellare il trauma subito. Il finale non è davvero consolatorio: è semplicemente meno disperato.
Forse proprio per questo, a distanza di anni, l’episodio appare più equilibrato di quanto sembrasse nel 2019. Non è il capitolo più scioccante della serie, né il più spietato, ma è uno dei pochi ad aver intercettato in anticipo un dibattito che oggi domina la cultura pop e l’industria creativa. E questo, in un’antologia che fa dell’anticipazione il proprio marchio di fabbrica, è tutt’altro che un dettaglio di poco conto.
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Fonte: MovieWeb
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