Vendita a 41 vittime del tragico bilancio della strage di Crans-Montana. Numeri che si aggiornano nelle ore in cui il Papa, in un messaggio in occasione della messa di trigesimo, invoca per i familiari e amici “la speranza di rivedere un giorno coloro che avete perduto, la speranza anche che, anche quaggiù, un nuovo giorno sorga per voi e che la gioia torni nei vostri cuori”.
Parole di sostegno del Santo Padre che arrivano dopo le forti polemiche da parte dei familiari delle sei vittime italiane sulla scarcerazione, dopo il pagamento della cauzione, del gestore del locale Jacques Moretti e sul percorso incidentato della collaborazione giudiziaria. Leone parla di “anime trafitte non solo dalla sofferenza, ma anche dall’incomprensione e dal senso di abbandono”. Una tragedia che ha fatto registrare l’ennesima vittima: un diciottenne svizzero che era ricoverato, in condizioni disperate, nell’ospedale di Zurigo. La conferma del decesso è arrivata con una nota del Canton Vallese, Beatrice Pilloud in cui si spiega che la morte del ragazzo risale a sabato. Sul fronte delle indagini le prossime saranno cruciali: si attenderà una decisione di accelerazione nella collaborazione giudiziaria tra la Svizzera e l’Italia. Entro la prima metà di febbraio dovrebbe avvenire l’incontro tra i magistrati elvetici e quelli della Procura di Roma che sulla vicenda ha aperto un fascicolo in cui si procede anche per il reato di disastro colposo.
Nei giorni scorsi la Procura vallesana ha dato il sostanziale via libera all’assistenza giudiziaria dando seguito alla rogatoria che i pm di piazzale Clodio avevano trasmesso intorno al 10 gennaio. Nell’atto gli inquirenti romani chiedono di potere avere tutta l’attività istruttoria svolta dagli omologhi elvetici. Non solo i verbali degli interrogatori degli indagati e dei testimoni ma anche la documentazione sulle autorizzazioni ricevute dal comune e tutti gli atti relativi al mancato rispetto della normativa sulla sicurezza. Al momento il procedimento italiano è contro ignoti ma con la trasmissione dei primi documenti si procederà , in primo luogo, all’iscrizione nel registro degli indagati di Moretti e della moglie Jessica. I due torneranno l’11 e il 12 febbraio – per la terza volta – davanti alla procuratrice aggiunta del Vallese Christine Seppey e alle decine di avvocati delle famiglie delle vittime per un nuovo interrogatorio. Un atto istruttorio, visto il numero delle parti presenti, che si terrà in un’aula da 170 posti nel campus universitario di Sion.
Per quanto riguarda l’invio di una squadra investigativa – di cui faranno parte agenti della Squadra Mobile e dei Vigili del Fuoco – al momento i pm di Roma non hanno ricevuto comunicazioni. Lo step successivo è rappresentato dalla creazione di una squadra investigativa comune a cui prenderanno parte anche gli altri Paesi coinvolti nella scena. Solo allora potrà avviare l’indagine congiunta, a cui prenderanno parte anche i pm, per la raccolta delle prove. Agli atti delle indagini potrebbero finire parte delle 171 telefonate arrivare al centralino del soccorso sanitario svizzero negli istanti successivi allo scoppio dell’incendio. La prima è arrivata qualche secondo prima delle 1:30: “Vorrei che veniste, perché c’è un’emergenza al Constellation”, si sente nell’audio reso noto nei giorni scorsi dalla televisione francese BfmTv. In quel momento, le dimensioni del disastro non erano ancora chiare e sembrava trattarsi di una semplice richiesta di intervento dei vigili del fuoco. Poi è un crescendo di drammaticità : “Per favore, è il Constellation a Crans-Montana signora, c’è un incendio, ci sono dei feriti”, chiede aiuto un’altra persona disperata. “Bisogna mandare i soccorsi subito, ci sono troppi feriti!”, grida. Le chiamate hanno continuato ad arrivare fino alle 3 del mattino.
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