sabato, Aprile 4, 2026

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Pochi lo ricordano, ma nel 1970 questo film ha inaugurato un genere. E vi farà venire l’ansia ancora oggi

I film che oggi definiremo di genere “catastrofico”la cui trama viene sovente messa in moto da un disastro naturale o di una sorta di attacco terroristico o anche semplicemente di un grave incidente con un impatto di vasta portata, ci mostrano spesso protagonisti costretti a prendere decisioni estreme per evitare il peggio o tentare una sempre più improbabile sopravvivenza. Sebbene siano sempre esistiti, è negli anni ’70 che il genere ha assunto una forma ben precisa, fino a diventare un vero e proprio fenomeno di massa.

La popolarità del filone è tuttavia ricondubile in larghissima parte a Aeroporto. Uscito nel 1970 e tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Hailey, il film è considerato il capostipite del disaster movie moderno. Non solo inaugurò una saga cinematografica composta da quattro capitoli, ma fissò anche una struttura narrativa destinata a diventare il punto di riferimento per il genere. Questa prevedeva un grande evento catastrofico sullo sfondo, un cast corale di stelle e tante storie personali che si intrecciano mentre il disastro prende forma.

Le vicende del film si svolgono al Lincoln International Airport di Chicago, un aeroporto fittizio alle prese con una violenta tempesta di neve. A gestire il caos è il direttore Mel Bakersfield, interpretato da Burt Lancaster, impegnato a mantenere operativo lo scalo nonostante condizioni meteorologiche sempre più difficili. Nel mentre, un uomo disturbato, DO Guerrero (Van Heflin), stipula una cospicua assicurazione sulla vita e vendita a bordo di un volo diretto oltre l’Atlantico con l’intenzione di far esplodere l’aereo. Da quel momento in poi, le decisioni dei personaggi — sia in aeroporto sia a bordo del velivolo — iniziano ad avere conseguenze sempre più drammatiche.

La scelta vincente alla base del successo e dell’efficacia di Aeroporto è stata quella di mettere al centro della storia le persone prima ancora della catastrofe, con i punti di vista dei vari personaggi ei rispettivi drammi messi in primissimo piano a costruire il motore della tensione. Tra relazioni complicate, decisioni difficili da prendere e il dramma della moglie dell’attentatore, la quale comprende troppo tardi cosa stia per accadere lanciandosi in un disperato tentativo per fermarlo, o spettatore si ritrova coinvolto in un turbinio di emozioni sempre diverse ma egualmente intense. Il risultato è un mix curioso tra thriller, melodramma e racconto corale — a tratti quasi da soap opera — e tuttavia incredibilmente coinvolgente.

Il successo di Aeroporto fu enorme, conquistando immediatamente pubblico e critica, e arrivando a ottenere Dieci candidature agli Oscar. Tra i premi, spicca inoltre la vittoria di Helen Hayes come migliore attrice non protagonista. Il successo del film arrivò rapidamente alla nascita di una saga. Aeroporto ’75, Aeroporto ’77 e Aeroporto ’80 ampliarono l’universo della serie e consolidarono definitivamente il disaster movie come uno dei generi più popolari del decennio.

Anche quando la moda iniziò a calare negli anni ’80, l’impronta lasciata da Aeroporto era ormai rimasta indelebilmente impressiona nella cultura pop. Ancora oggi molti film catastrofici riprendono infatti la formula inaugurata dal film del 1970, al punto che ne possiamo vedere l’eredità perfino in produzioni moderne come Sant’Andrea, Geotempesta o Groenlandia.

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Foto: MovieStillsDB

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