Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato “nemici stranieri” (Stati Uniti e Israele) di voler seminare caos in Iran, sostenendo che gruppi definiti “terroristi” sono i responsabili di violenze, incendi di moschee e attacchi a beni pubblici in corso questi giorni. La protesta della società civile iraniana sta infiammando il Paese da due settimane: con almeno 466 morti –secondo le ong – e migliaia di arresti secondo gli attivisti. Le autorità di Teheran hanno avvertito che, se Washington dovesse colpire l’Iran come ipotizzato dal presidente Donald Trump, gli Stati Uniti e Israele diventerebbero “obiettivi legittimi”, minacciando basi, navi e interessi americani nella regione e lasciando intendere anche la possibilità di azioni preventive.
Tv Iran: alto funzionario delle forze di sicurezza ucciso dai manifestanti
Un alto funzionario delle forze di sicurezza iraniane è stato ucciso dai manifestanti, secondo quanto riporta la Tv di Stato iraniana citata da Sky News Uk. Il generale di brigata Javad Keshavarz, responsabile delle forze antidroga nella città orientale di Mashhad, è stato ucciso in “un attacco da parte di rivoltosi armati” intorno alle 21.30
ora locale (18 in Italia).
L’Iran dichiara tre giorni di lutto nazionale per chi ha perso la vita contrastando le proteste
Il governo iraniano ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale in onore delle vittime della “battaglia di resistenza nazionale” contro le proteste in corso. Lo ha riferito l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è “profondamente commosso” dalla perdita di vite umane e ha invitato gli iraniani a unirsi alla Marcia di resistenza nazionale domani, ha detto la televisione di stato iraniana.
Fondazione Mohammadi: “In Iran sparatorie di massa, almeno 2mila morti”
“Dopo oltre 70 ore di blocco quasi totale di Internet, stiamo ricevendo notizie assolutamente terribili di sparatorie di massa contro i manifestanti da parte delle forze governative iraniane che hanno provocato la morte di almeno, sottolineiamo, almeno oltre duemila manifestanti”. Lo denuncia su X la fondazione del premio Nobel per la pace Narges Mohammadi. “Le forze di sicurezza iraniane stanno usando la forza letale contro i manifestanti in tutto il Paese. È una repressione su vasta scala. Sono in corso arresti di massa, mentre le famiglie si radunano nei centri pieni di cadaveri alla ricerca dei resti dei loro cari”.
Guterres (Onu): “Scioccato dalla violenza contro i manifestanti”
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, è “scioccato” dalle segnalazioni di violenza e uso eccessivo della forza da parte delle autorità iraniane contro i manifestanti in diverse località della Repubblica Islamica dell’Iran, che hanno causato decine di morti e molti altri feriti negli ultimi giorni. Lo rende noto il suo portavoce, Stephane Dujarric.
“Tutti gli iraniani devono poter esprimere le proprie lamentele pacificamente e senza timore. I diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, sanciti dal diritto internazionale, devono essere pienamente rispettati e tutelati”, aggiunge il portavoce. Il segretario generale “esorta le autorità iraniane a esercitare la massima moderazione e ad astenersi dall’uso non necessario o sproporzionato della forza. Invita inoltre a prendere misure che consentano l’accesso alle informazioni nel Paese, incluso il ripristino delle comunicazioni”.
Domani “contromanifestazioni” in Iran per denunciare le proteste
Domani gli iraniani terranno delle contromanifestazioni, ovvero “raduni nazionali” per denunciare le proteste in corso. Lo riporta l’agenzia di stampa Irna. Una delle controproteste avrà luogo in piazza Enqelab, nel centro di Teheran, a partire dalle 14 ora locale, come riporta l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim. L’obiettivo, spiegano i media iraniani, sarebbe quello di “condannare le azioni dei rivoltosi e dei terroristi armati”.
Da Parigi a Londra, migliaia in piazza a sostegno dei manifestanti
Da Londra a Parigi, da Vienna a Sydney, da Madrid fino a Washington, sono migliaia le persone che sono scese in piazza oggi in diverse città occidentali per esprimere il loro sostegno ai manifestanti iraniani. In piazza sono scesi i due volti dell’opposizione iraniana, ovvero i simpatizzanti del figlio dell’ultimo Scià dell’Iran, Reza Pahlavi, e quello vicini al Consiglio nazionale della resistenza iraniana guidato da Maryam Rajavi. Vietate dalla polizia turca, invece, le manifestazioni di iraniani a Istanbul. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan aveva denunciato l’ingerenza di Israele nella protesta in Iran. A Parigi, invece, hanno marciato oltre duemila persone, scese in piazza dopo l’appello dei sostenitori di Reza Pahlavi e scandendo lo slogan “No alla repubblica islamica terrorista”. I manifestanti, di tutte le generazioni, tra cui molti giovani, hanno marciato sotto le bandiere dell’ex regime iraniano e di Israele. Lo hanno potuto avvicinarsi all’ambasciata iraniana a Parigi, in seguito a una decisione della prefettura.
Diverse migliaia di persone hanno manifestato nel pomeriggio anche a Londra per sostenere le proteste in corso contro il governo iraniano.
Vari raduni si sono registrati di fronte all’ambasciata iraniana vicino a Hyde Park e a Downing Street. Sabato centinaia di persone avevano già manifestato davanti all’ambasciata e un uomo era riuscito a salire sul balcone dell’edificio per sostituire brevemente la bandiera della Repubblica islamica con una bandiera dell’epoca della monarchia.
Teheran: “Se colpiti attaccheremo obiettivi americani e israeliani”
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad-Bagher Ghalibaf, ha avvertito che Israele e gli interessi statunitensi in Medio Oriente sarebbero stati “obiettivi legittimi” se Washington avesse attaccato l’Iran. “In caso di attacco all’Iran, sia il territorio occupato sia tutti i centri militari, le basi e le navi americane nella regione saranno i nostri obiettivi legittimi”, ha affermato Ghalibaf.
Internet bloccato da 72 ore, all’1% del livello abituale
Internet è bloccato in Iran da almeno 72 ore. Lo ha reso noto la ong di monitoraggio della sicurezza informatica Netblocks. “Il blackout di Internet in Iran sta entrando nel suo quarto giorno, con la connettività con il mondo esterno che rimane solo all’1% del suo livello abituale”, ha scritto la ong su X. “Il crollo delle telecomunicazioni continua a influire sulla capacità della popolazione di accedere alle informazioni e di comunicare con i propri cari”, si sottolinea.
Grande folla di manifestanti stasera a Teheran
E’ ripresa, come ogni sera da 15 giorni in Iran, la protesta: una grande folla di manifestanti si è radunata nel quartiere Punak di Teheran, scandendo slogan tra cui “Lunga vita allo Scià”, come mostrano i video inviati a Iran International.
Ong: “538 morti e 10mila arresti”
L’agenzia stampa degli attivisti per i diritti umani (Hrana) riporta ora che sono state uccise 538 persone in Iran nelle proteste. Tra queste, 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza iraniane. Sono stati inoltre effettuati circa 10 mila arresti.
Ong: “48 agenti uccisi, oltre 10.600 arresti”
Sarebbero almeno 538 le persone che hanno perso la vita negli scontri in Iran durante le manifestazioni in oltre cento città del Paese. Lo riferiscono gli attivisti della statunitense Human Rights Activists News Agency, secondo i quali sono state arrestate più di 10.600 persone in Iran. Inoltre, in merito alle vittime, si tratterebbe di almeno 490 manifestanti e 48 agenti della sicurezza iraniana che hanno perso la vita negli scontri. Il governo di Teheran non ha fornito alcun bilancio delle vittime.
Von der Leyen: “In Iran legittima lotta di popolo, la Ue monitora la crisi”
“Mentre la repressione si intensifica e la perdita di vite innocenti continua, stiamo monitorando attentamente la situazione. L’Europa è al fianco del popolo iraniano nella sua legittima lotta per la libertà”. Lo afferma su X la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
Il figlio dello Scià: “Pronto a tornare il prima possibile per guidare la transizione”
Il figlio maggiore dell’ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, si è detto “pronto a tornare in Iran il prima possibile” per guidare la transizione politica nel Paese. Nel corso di una intervista a Fox News, Pahlavi ha detto che “il mio compito è guidare questa transizione per garantire che tutto sia a posto, nella massima trasparenza, in modo che i cittadini possano eleggere liberamente i propri leader e decidere il proprio futuro”.
Wall Street Journal: “Martedì Trump riceverà un briefing sulle opzioni per rispondere all’Iran”
Donald Trump riceverà un briefing martedì sulle opzioni per rispondere alla repressione delle proteste da parte dell’Iran. Lo riferiscono funzionari Usa al Wall Street Journal. L’incontro tra il presidente americano e alti funzionari dell’amministrazione verterà sui prossimi passi da intraprendere, che potrebbero includere cyber attacchi contro siti militari e civili iraniani, l’imposizione di ulteriori sanzioni al regime di Teheran ma anche attacchi militari, hanno affermato i funzionari.
Il figlio dello Scià: “Khamenei sarà punito, Trump leader del mondo libero”
La Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, “siate certi che sarà punito per le sue azioni” e per la “brutalità” con cui vengono represse le manifestazioni in corso in Iran. Lo ha dichiarato Reza Pahlavi, figlio maggiore dell’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, che in un messaggio pubblicato sul suo account di X ha invitato “tutti a scendere nelle strade principali di ogni città con i propri amici e familiari”. Le proteste, ha sostenuto, “hanno notevolmente indebolito la capacità di repressione del regime”, dicendo che “ho ricevuto segnalazioni secondo cui non hanno il personale necessario per affrontare milioni di persone in piazza”.
Reza Pahlavi ha quindi detto ai manifestanti “non separatevi e non mettete in pericolo la vostra vita”. Il figlio dello Scià ha anche sottolineato che “il mondo sostiene la vostra rivoluzione nazionale e onora il vostro coraggio”. “Il presidente Trump, in particolare, in qualità di leader del mondo libero, osserva attentamente il vostro indescrivibile coraggio e ha annunciato la sua disponibilità ad aiutarvi”, ha osservato. “Non abbandonate le strade. Il mio cuore e la mia anima sono con voi. So che sarò presto con voi”, ha sottolineato.
Ong Hrana: “Il numero delle vittime in Iran sale a 466”
Il numero di persone uccise nelle proteste in Iran sale a 466: lo afferma l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), citata dai media internazionali.
Axios: “I morti sono più di mille secondo fonti israeliane”
“Un funzionario della sicurezza israeliana mi ha detto ieri che il numero dei manifestanti che sono stati uccisi finora è superiore a mille”. Così il giornalista di Axios Barak Ravid in un post su ‘X’ a proposito della protesta in corso in Iran, rilanciando il suo articolo secondo il quale il presidente americano Donald Trump sta valutando diverse opzioni per sostenere i manifestanti e indebolire il regime. Ma al momento “non c’è nulla di concreto” che è stato deciso.
Netanyahu spera che Paese di liberi dalla “tirannia”
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto di sperare che l’Iran si liberi presto da quello che ha definito il “giogo della tirannia”, mentre le proteste scuotono la Repubblica Islamica. “Tutti speriamo che la nazione persiana si liberi presto dal giogo della tirannia e, quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner leali nella costruzione di un futuro di prosperità e pace per entrambi”, ha dichiarato Netanyahu durante una riunione settimanale del governo
Netanyahu convoca per le 17 consiglieri e ministri per le consultazioni di sicurezza
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato per le 17 i suoi principali consiglieri e ministri per consultazioni in materia di sicurezza. A riferirlo al Times of Israel sono stati gli uffici di due dei partecipanti. Martedì è prevista invece una riunione dell’intero gabinetto di sicurezza. Gli incontri si tengono nel quadro dell’aumento di tensioni in Iran e dopo le minacce iraniane di attaccare Israele se gli Stati Uniti dovessero colpire la Repubblica islamica
Media: “Trump avvertito che l’esercito ha bisogno di più tempo per colpire”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato avvertito che l’esercito americano ha bisogno di più tempo per prepararsi agli attacchi contro l’Iran. Lo scrive il Telegraph spiegando che al presidente americano sono stati presentati diversi obiettivi da colpire, tra cui le forze di sicurezza responsabili della repressione delle proteste attualmente in corso nella Repubblica islamica
Ong: “Almeno 203 i morti, si teme che il bilancio sia più alto”
È salito ad almeno 203 morti in Iran il bilancio delle vittime dall’inizio delle proteste che stanno scuotendo il Paese, ma si teme che le cifre siano in realtà molto più alte. Lo riferisce la ong Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Usa, gruppo che fa affidamento su attivisti in Iran per verificare le informazioni e in passato ha fornito dati accurati in precedenti tornate di proteste nel Paese. Hrana precisa che, dei 203 morti confermati, 162 sono manifestanti e 41 membri delle forze di sicurezza. Associated Press non è stata in grado di valutare in modo indipendente il bilancio delle vittime dato che internet e le telefonate internazionali sono ora bloccati in Iran
Media: “Per l’Idf le proteste sono questioni interne ma dopo le ultime minacce sono pronti a reagire”
Le Forze di difesa israeliane sono operative e pronte a rispondere se necessario. A scriverlo, a seguito della escalation di tensione in Iran, è il Times of Israel. Le Forze di difesa israeliane, scrive, valutano le proteste anti regime in Iran come una questione interna del paese, ma, a seguito delle minacce odierne dell’Iran, che ha indicato obiettivi americani e israeliani come potenziali bersagli di una rappresaglia per un eventuale attacco americano, i militari hanno indicato di essere pronti a rispondere in caso di necessità. Il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha svolto valutazioni della situazione questa settimana alla luce delle proteste in Iran
Teheran accusa i manifestanti di “crimini come l’Isis”
Mentre in Iran dilagano le proteste contro il governo e le ong riferiscono di decine di morti nella repressione, un alto funzionario della sicurezza, Ali Larijani, è apparso sulla tv di Stato per accusare alcuni manifestanti di “uccidere o bruciare delle persone”, affermando che questo è “molto simile a ciò che fa l’Isis”. La tv di Stato ha trasmesso i funerali dei membri delle forze di sicurezza uccisi, riferendo che altri 6 erano stati uccisi a Kermanshah. Ha anche mostrato un furgone pieno di sacchi con i corpi e, successivamente, un obitorio. Stamattina la tv di Stato iraniana ha seguito l’esempio dei manifestanti, mandando i propri corrispondenti nelle strade di diverse città, ma per mostrare le zone tranquille con la data stampata sullo schermo. Sono state mostrate manifestazioni filo-governative a Qom e Qazvin, mentre non sono state mostrate Teheran e Mashhad, dove secondo video filtrati in rete ci sono stati grandi cortei. Video online inviati dall’Iran, probabilmente utilizzando i trasmettitori satellitari Starlink, mostrano i manifestanti riuniti nel quartiere di Punak, a nord di Teheran: sembra che le autorità avessero chiuso le strade e si vedevano i manifestanti che sventolavano i loro telefoni cellulari accesi, mentre altri battevano sul metallo e venivano sparati fuochi d’artificio. Altre riprese mostravano presumibilmente i manifestanti che marciavano pacificamente lungo una strada e altri che suonavano i clacson delle loro auto
Senza luce, né internet: la protesta con le torce dei telefoni illumina la notte di Teheran
Senza luce, né internet: la protesta con le torce dei telefoni illumina la notte di Teheran

Netanyahu: “Se il regime cadrà torneremo partner con l’Iran”
Intervenendo all’inizio della riunione di gabinetto, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele e Iran torneranno a essere partner dopo la caduta del regime di Teheran. “Stiamo trasmettendo forza agli eroici e coraggiosi cittadini dell’Iran e, una volta caduto il regime, faremo del bene insieme a beneficio di entrambi i popoli”, ha detto citato dal Times of Israel. “Tutti speriamo che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia”, ha continuato Netanyahu. “E quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner fedeli nella costruzione di un futuro di prosperità e pace”
Nuovo appello di Pahlavi: “Non abbandonate le strade, presto al vostro fianco”
“Non abbandonate le strade. Il mio cuore è con voi. So che presto sarò al vostro fianco”. Lo afferma Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià dell’Iran, in un messaggio su X rivolto ai manifestanti antigovernativi che protestano in Iran. “Con la vostra presenza diffusa e coraggiosa nelle strade di tutto l’Iran per la terza notte consecutiva, avete gravemente indebolito l’apparato repressivo di Khamenei e il suo regime”, ha affermato.
“Mentre ribadisco il mio secondo appello” per una nuova mobilitazione “per le 18 di oggi, chiedo a tutti voi di recarvi nelle strade principali delle città in gruppo con i vostri amici e familiari”, ha aggiunto. “Sappiate che non siete soli. I vostri compatrioti in tutto il mondo stanno gridando con orgoglio la vostra voce” e “in particolare, il presidente Trump, in quanto leader del mondo libero, ha osservato attentamente il vostro indescrivibile coraggio e ha dichiarato di essere pronto ad aiutarvi”, ha sottolineato
Pezeshkian: “I nostri nemici vogliono seminare il caos”
Il presidente Massoud Pezeshkian ha accusato “i nemici dell’Iran” di voler “seminare caos e disordine” dopo la guerra dei 12 giorni. In un’intervista a diversi media iraniani, ha chiesto agli iraniani a prendere le distanze da “rivoltosi e terroristi”
Pezeshkian: “Il popolo prenda le distanze da rivoltosi e terroristi in piazza”
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che i nemici dell’Iran vogliono “seminare caos e disordine” nel Paese, accusando “terroristi legati a potenze straniere” di uccidere innocenti, incendiare moschee e colpire proprietà pubbliche, e sostenendo che Stati Uniti e Israele starebbero dando ordini ai “rivoltosi” per creare instabilità; allo stesso tempo ha detto che il governo è determinato a risolvere i problemi economici della popolazione, che l’establishment è pronto ad ascoltare la gente e ha invitato i cittadini a prendere le distanze da “rivoltosi e terroristi”.
I parlamentari iraniani gridano “Morte all’America” in Aula
Le registrazioni della seduta odierna del parlamento iraniano, citate da Sky News, mostrano i parlamentari che gridano “Morte all’America”.
I cori sono stati pronunciati al termine di un discorso del presidente dell’assemblea Mohammad Baqer Qalibaf, che ha minacciato ritorsioni contro gli Usa e Israele in caso di intervento degli Stati Uniti nel Paese.
Il canto “Morte all’America”, o Marg bar Amrika in persiano, fu reso popolare dal primo leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, il capofila della Rivoluzione islamica del 1979, che rovesciò il regime dell’ultimo scià iraniano, sostenuto dagli americani.
Iran Human Rights: 192 i morti dall’inizio delle proteste
Sono almeno 192 i manifestanti uccisi in Iran dall’inizio delle proteste. È quanto riferisce la ong Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, precisando che quella che riporta è la cifra di morti che ha potuto confermare e segnalando al tempo stesso che circolano notizie non verificate secondo cui le persone uccise potrebbero essere diverse centinaia e, secondo alcune fonti, oltre 2mila. “A causa del blackout totale di internet e delle severe restrizioni all’accesso alle informazioni, la verifica indipendente rimane una sfida seria nelle circostanze attuali”, scrive IHR, sottolineando che sono già passate oltre 60 ore dal blocco nazionale di internet e che le proteste antigovernative continuano a diffondersi in tutto l’Iran.
Papa: in Iran e Siria si coltivi pazienza e dialogo
All’Angelus il pensiero del Papa si rivolge “a quanto sta accadendo in questi giorni in Medio Oriente, in particolare in Iran e in Siria dove persistenti tensioni stanno provocando la morte di molte persone. Auspico e prego che si coltivi con pazienza il dialogo e la pace perseguendo il bene comune dell’intera società”.
Iran a Trump: “Se gli Usa ci attaccano colpiremo Israele e le basi americane”
L’Iran avverte il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che “qualsiasi attacco statunitense porterebbe Teheran a reagire contro Israele e le basi militari statunitensi” nella regione, definendole “obiettivi legittimi”: lo ha detto il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, rivolgendosi ai deputati




