In Aula scintille Renzi-Tajani, Avs coi cartelli ‘Fratelli di Trump’
“Ci manca che dia la ricetta delle tagliatelle e ci chiediamomo se alla Farnesina c’è Nonna Pina o la gloriosa tradizione della diplomazia italiana…”. Si chiude con una battuta al vetriolo contro Tajani (accusato tra l’altro di “raccapricciante mediocrità”) il duro intervento di Matteo Renzi in Senato dopo le comunicazioni dei ministri degli Esteri e della Difesa sull’Iran. E del resto le scintille tra il senatore e il leader di FI hanno animato tutto il dibattito pomeridiano fin da subito. Da quando – replicando alle ironie dai banchi di Iv sul suo avvertimento a ‘stare lontani dalle finestre’- Tajani aveva scandito tra gli applausi della maggioranza: “è facile andare nel Golfo per fare conferenze ben pagate. È molto più difficile tutelare i cittadini italiani”.
Tensioni e proteste dall’opposizione sulle quali anche il presidente Ignazio La Russa è dovuto intervenire con richiami all’ordine in più passaggi. E nel duello tra maggioranza e opposizione tra Camera e Senato torna anche in ballo la posizione dei partiti al tempo della guerra nella ex Jugoslavia. A Montecitorio Tajani va all’attacco dei Dem, e in particolare di Beppe Provenzano protagonista di un duro intervento nel quale aveva invitato il governo a vergognarsi. “Nella mia vita non mi sono mai dovuto vergognare di nulla – dice Tajani – forse qualcun altro deve vergognarsi di quello che ha fatto in passato. Se dobbiamo dire chi non ha rispettato il Parlamento quando ha mandato aerei italiani a bombardare nei Balcani, quello era il presidente del Consiglio Massimo D’Alema, che era del suo partito”. “Per quanto riguarda il Kosovo – è la replica dello stesso D’Alema via nota – lo rimando al discorso con il quale il presidente Berlusconi espresse, il 26 marzo 1999, il suo sostegno all’azione del mio governo, rivendicando anzi che quel sostegno fosse decisivo perché altrimenti, a parer suo, il governo non avrebbe avuto una maggioranza in politica estera. Chissà se Berlusconi sarebbe lieto di ciò che afferma chi oggi porta i colori di Forza Italia…”. “Berlusconi appoggiò l’attacco”, ricorda più tardi Renzi ammettendo: “nella mia carriera non avrei mai pensato di dover citare D’Alema in un discorso al Senato!”. “D’Alema non passò dal Parlamento”, la replica piccata di Maurizio Gasparri, Berlusconi appoggiò ma per senso di unità nazionale, “voi non riuscite nemmeno a esprimere una posizione comune in politica estera”. Ma questa è solo la cartina di tornasole di una giornata d’Aula che, al di là degli appelli all’unità ei richiami alla serietà in una fase così complessa, ha visto diversi momenti di tensione. Con le opposizioni che sono andate all’attacco in più momenti con i deputati di Avs che, al termine dell’intervento di Angelo Bonelli, hanno sollevato cartelli con le scritte ‘Fratelli di Trump’ e ‘L’Italia non si Usa’.
Meloni: ‘Preoccupa il conflitto, rischio escalation in Iran’
Preoccupa” il “conflitto che in particolare con la reazione scomposta dell’Iran, che sta sostanzialmente bombardando tutti i paesi vicini compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano, comporta un rischio di escalation che può avere conseguenze imprevedibili. E sono ovviamente preoccupata per le ripercussioni sull’Italia”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloniospite del programma radiofonico “Non stop news”, su Rtl 102.5.”Oggi non abbiamo nessuna richiesta in questo senso e voglio dire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, ospite del programma radiofonico “Non stop news”, su Rtl 102.5, rispondendo a una domanda sull’uso delle basi militari americane in territorio italiano per l’offensiva all’Iran.
Sulle basi militari americane “mi pare che tutti si stiano attenendo agli accordi bilaterali. La stessa portavoce spagnola ha dichiarato ieri che esiste un accordo bilaterale e che al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi. Vale anche per noi: in Italia abbiamo tre basi militari concesse agli americani in virtù di accordi del 1954 che sono sempre stati aggiornati”.
“L’Italia, come Regno Unito, Francia, Germania, intende inviare ai Paesi del Golfo, parlare chiaramente di difesa, di difesa aiuti aerea, non solo perché sono nazioni amiche ma perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani, e circa duemila militari che dobbiamo proteggere. E il Golfo è vitale per gli approvvigionamenti”, ha detto Meloni.
Sul terrorismo islamico «non bisogna mai abbassare la guardia, siamo totalmente mobilitatisono mobilitati tutti i servizi di sicurezza, il ministro Piantedosi ha già convocato il comitato per l’ordine e la sicurezza, il comitato analisi strategica antiterrorismo” si riunione “in modo cadenzato, abbiamo delle eccellenze. Non siamo distratti, la guardia è altissima”, ha detto Meloni.
Per l’uso delle basi militari Usa in Italia il governo si attiene “agli accordi bilaterali”secondo cui “ci sono delle autorizzazioni tecniche quando si parla chiaramente di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, semplificando, operazioni di non bombardamento. Se poi arrivassero richieste uso basi italiane per fare altrola competenza sarebbe del governo decidere se concedere un nuovo utilizzo più esteso, ma io penso che in quel caso dovremmo decidere noi insieme al Parlamento“.
“C’è anche il tema delle conseguenze economiche per l’Italia, dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere i prezzi dell’energia e generi alimentari, ha detto il premier parlando delle “priorità” su cui lavora il governo rispetto alla crisi in Iran. “Abbiamo già sentito in queste ore il presidente di Arera che ha già attivato i meccanismi che servono a evitare fenomeni speculativi, ha una apposita task force soprattutto per monitorare i prezzi del gas, faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta” a chi dovesse speculare e “sono pronta ad aumentare le tasse ad aziende che dovessero speculare sulle bollette”. “Penso ci sia bisogno di cambiare perché la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali che servono per far camminare l’Italia ed è quello che in 80 anni non siamo mai riusciti a riformare in modo sostanziale. Se la giustizia non funziona adeguatamente, il meccanismo che serve a far camminare questa nazione si inceppa”. Parlando del referendum, sostenendo che “riformare la giustizia è fondamentale per rendere questa nazione moderna: il paradosso è che non ci si è mai riusciti, e penso che se non ci riusciamo stavolta non avremo un’altra occasione”. “È importante la mobilitazione dei cittadini, noi la nostra parte l’abbiamo fatta. Noi c’eravamo presi un impegno con i cittadini a fare riforma, e oggi serve un referendum”. Appello “ai cittadini, che sono d’accordo, che so essere la maggioranza: devono spendere cinque minuti del loro tempo per andare a mettere una croce. Se non si è disposto a fare questo, è difficile poi lamentarsi di quello che non funziona in Italia”.
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