Un fiume di persone, colori e voci scorre nel centro di Torino per il corteo della “giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, che ha trasformato le strade del centro in uno spazio collettivo di ricordo. Da piazza Solferino fino a piazza Vittorio Venetoil lungo serpente unirà studenti, familiari delle vittime, associazioni, istituzioni e cittadini in un cammino scandito da striscioni, nomi e silenzi carichi di significato.
Toccante la lettura dei 1117 nomi delle vittime delle mafie. Un elenco che rappresenta una chiamata alla memoria viva: storie interrotte, vite spezzate, ma anche esempi che continuano a interrogare il presente. Ogni nome sarà pronunciato e accompagnato da un applauso, un gesto semplice ma potente, capace di restituire dignità e presenza a chi non c’è più.
In questi stessi giorni, tuttavia, il tema della legalità torna al centro del dibattito anche per vicende che coinvolgono esponenti istituzionali. La bufera che ha investito il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino richiama l’attenzione su intrecci e ombre che non possono essere sottovalutati.
Don Ciotti dal palco: “La democrazia non è compatibile con le zone d’ombra”
“Noi in questa piazza ci chiediamo di cosa abbiamo veramente fama oggi: di verità. Abbiamo il diritto di sapere. Di non essere manipolati dai poteri forti. Dai silenzi complici – ha detto dal palco don Luigi Ciotti – La democrazia non è compatibile con le zone d’ombra, con gli abusi, con i depistaggi, con chi sapeva e ha taciuto. La memoria vera ha un costo. Costa fatica, inquietante, perché la memoria onesta chiede. E ci chiede di risarcire il dolore innocente, di portare alla luce le verità nascoste per decenni. L’80% dei familiari delle vittime non conosce la verità. Siamo in tanti.
Lunghissimo applauso per Caselli
Un lunghissimo applauso ha salutato Gian Carlo Caselli, magistrato di lunghissima carriera, che ha chiuso la lettura dei 1117 nomi delle vittime della mafia. Molti erano i familiari in piazza
Don Ciotti: “Non bisogna essere cittadini a intermittenza”
«Bisogna essere cittadini non a intermittenza secondo i momenti delle emozioni, ma cittadini più responsabili». Così si è espresso don Luigi Ciotti ai cronisti, prima di salire sul palco della manifestazione per la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. «Noi chiediamo alla politica – ha aggiunto – che faccia la propria parte, lo chiediamo alle istituzioni, ma anche noi come cittadini, associazioni, movimenti dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Una delle malattie più terribili resta la delega. Ma resta anche una sorta di rassegnazione il pensare che in realtà le cose non cambieranno mai. Invece dobbiamo unire di più le nostre forze perché diventino una forza». «Siamo partiti – ha detto don Ciotti in riferimento al corteo di stamane – da piazza Solferino perché nel ’75 su quella piazza fu fatto lo sciopero della fame “Morire di fame ma non di droga”. Una vecchia tenda militare per chiedere una legge, quella che ha creato poi i Sert, i servizi per le tossicodipendenze. Allora non c’era Libera, c’era il Gruppo Abele. E su quella piazza, quei primi genitori che avevano visto perdere i loro figli morti per overdose, si è lottato per chiedere al Parlamento quella legge. Allora dobbiamo continuare come cittadini a fare la nostra parte. Collaborare con le istituzione se fanno bene, essere una spina al fianco se non fanno in modo propositivo le cose che devono fare».
“Siamo in 50mila”
Cresciuto fino a 50mila persone, secondo le stime degli organizzatori, il corteo di Libera, che ora si sta ricompattando riempiendo piazza Vittorio. Forte la presenza di giovani. Cartelli scritti a mano, slogan contro la criminalità organizzata, riflessioni sulla legalità. Accanto ai giovani, i familiari delle vittime, molti dei quali ancora in attesa di verità e giustizia, porteranno le loro testimonianze. Anche Cirio e Lo Russo hanno letto dal palco alcuni nomi delle 1117 vittime innocenti delle mafie.
La figlia di Bruno Caccia, uccisa nel 1983: “Abbiamo fame di verità”
Sul palco Cristina, la figlia di Bruno Caccia, magistrato ucciso nell’83. Le mafie erano presenti e si prendevano la libertà di uccidere un procuratore capo della repubblica. “Mio padre è stato ucciso dalla ndrangheta, un omicidio importante, unico di un magistrato al nord. Per molto tempo però non si è voluto vedere cosa ci fosse dietro. Alla fine si è isolato il mandante Domenico Belfiore e uno di quelli che ha attuato questo omicidio. Belfiore è morto da poco. Questa la verità processuale.
L’attacco dal palco: “I colletti bianchi non siano il mezzo per fare affari con le mafie”
Un duro attacco è stato mosso dal palco dagli organizzatori della manifestazione: “I colletti bianchi sono il segno distintivo e non mezzi per continuare a fare affari con le mafie nel nostro paese. Perché le istituzioni del nostro Paese rendono le mafie più forti”. Ed è un messaggio anche alla luce della bufera su Fdi degli ultimi giorni. “Con le mafie non si convive”, dicono dal palco. “Le mafie inquinano anche le istituzioni, la politica ei nostri Comuni”. Don Ciotti incalza: “Bisogna scuotere le coscienze della gente comune, di tutti i cittadini, è un dovere morale combattere ogni tipo di mafia che si insinua nella società”
Anche Landini in piazza
Sono tantissimi i volti della società civile, dei sindacati, della magistratura che sfilano. In mezzo alla folla anche la procuratrice generale Lucia Musti, il presidente dell’Anm Cesare Parodi, ma anche il segretario della Fiom Maurizio Landini.
“Siamo oltre 10mila, c’è gente da tutto il mondo”
Secondo gli organizzatori i partecipanti sono oltre 10mila. Ci sono ragazzi da ogni parte d’Italia e del mondo, familiari da Marsiglia, Corsica, Argentina Messico. E delegazioni di associazioni impegnate contro la mafia che vengono da Romania, Malta, Bulgaria, Germania, Francia, Spagna. E dal Brasile è arrivata la vice procuratrice capo di Rio de Janeiro.
Fratoianni: “La giustizia sociale è la condizione per sconfiggere le mafie”
«Questa è una giornata importante, fondamentale perché non è una giornata di celebrazione, non è solo una giornata del ricordo – dice in corteo Nicola Fratoianni, leader di Avs – Ma è una giornata che rinnova, anno dopo anno e giorno dopo giorno, la necessità di un impegno a tutto campo contro tutte le mafie, contro la criminalità e soprattutto rinnova l’urgenza di un impegno che sia non solo quello della necessaria richiesta di legalità, ma sia anche quello della necessaria richiesta di giustizia sociale come condizione per sconfiggere le mafie, le reti criminali e per questa ragione. Questo è il posto mio, il posto nostro, ed è la ragione per cui ogni anno ci sono».
Lo Russo: “L’antimafia è un tema nelle corde della città”
«Per Torino è una grande giornata. La mobilitazione è imponente, una testimonianza di quanto il tema sia nelle corde della nostra città». Lo ha detto il sindaco, Stefano Lo Russo, durante il corteo promosso da Libera. «Siamo qui – ha osservato – a sfilare insieme a decine di migliaia di persone giunte da tutta Italia una testimonianza del forte legame che Torino ha con la storia dell’antimafia, con l’attualità dell’antimafia, e che vuole continuare ad avere».
Cirio: “Il muro della legalità è l’unico muro che ci piace”
«Oggi coroniamo un sogno perché la Regione Piemonte ha accolto la suggestione di don Ciotti e l’ha sostenuta. Abbiamo voluto anche noi come istituzione che questo evento si svolgesse qui a Torino, in Piemonte e ne siamo orgogliosi ed emozionati – ha detto il governatore Alberto Cirio – La giornata di oggi è per continuare a dire a tutti ma soprattutto a noi stessi che la guardia deve essere sempre tenuta altissima, che non bisogna mai girarsi dall’altra parte perché farlo è sempre sbagliato in contesto qualsiasi e io mi auguro davvero che questa giornata possa essere un ulteriore mattone in questo muro di legalità che è l’unico muro che ci piace».
Arrivata anche Elly Schlein
La segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, ha fatto ingresso poco fa nel corteo che sta sfilando per le vie del centro. Schlein si è avvicinata ai numerosi sindaci che stanno sfilando con la fascia tricolore, ha abbracciato il sindaco Lo Russo e il presidente della Regione, Alberto Cirio.
Bombardieri: “Manifestazione bellissima ma dolorosa”
“La ‘Ndrangheta a Torino non è una novità, ma è da tempo accertata anche in via giudiziaria. Oggi, però, non bisogna parlare della criminalità ma di tutta questa gente che è qui per la manifestazione, che è una cosa bellissima, dolorosa ma bellissima”. Lo ha detto il procuratore capo Giovanni Bombardieri.
Cisl: “Solo dove c’è legalità può esserci lavoro dignitoso”
In piazza anche la Cisl. «La nostra presenza oggi testimonia il contributo e l’impegno di tutte le strutture della Cisl nella lotta contro tutte le mafie. Solo dove c’è legalità e contrasto alla criminalità può esserci lavoro dignitoso, libertà e democrazia», sottolinea il sindacato in una nota. Nel pomeriggio, la Cisl prenderà parte al seminario organizzato da Libera con l’intervento di Paolo Acciai, Referente legalità Cisl Nazionale e componente del Comitato di indirizzo Anbsc, su: “I protocolli di legalità come modello integrato per la gestione e il risanamento dei beni confiscati e la proposta di legge del Cnel”.
Un lungo applauso: “Siamo felici e commossi”
In via Pietro Micca gli organizzatori stanno già leggendo una parte dei nomi delle vittime. “I parenti delle vittime chiedono verità e giustizia”, viene scandito al microfono. E poi “Cominciamo”. Un lungo applauso prima di mettersi in marcia. Alcuni scout sono in lacrime. “Sono lacrime di gioia per essere qui, siamo felici e commossi”.
“L’omertà uccide verità e speranza”
Il corteo sta per partire, migliaia di giovani con striscioni e bandiere di Libera, di associazioni, che lavorano quasi tutta via Pietro Micca. In cima i parenti delle vittime di mafia insieme a don Ciotti, visibilmente commosso. “L’omertà è uccidere la verità e la speranza. Questi familiari portano al collo le foto dei parenti che non ci sono più e che dovrebbero graffiare le coscienze di tutti” ha detto. Dietro ci sono le istituzioni con gonfaloni e fasce tricolori, il presidente Alberto Cirio con il sindaco Stefano Lo Russo, il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo, il consigliere regionale Pd Domenico Ravetti
L’abbraccio di don Ciotti con i familiari delle vittime
Il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, è in testa al corteo assieme a diversi familiari delle vittime delle mafie, che ha abbracciato con commozione.


