Trump potrà proseguire il conflitto in Iran senza limitazioni: il Senato americano ha bocciato la risoluzione che puntava a limitare i poteri del presidente sulla guerra in Medio Oriente. Nel frattempo si continua a combattere: l’Iraq è al buio per un blackout elettrico, Israele dichiara di aver completato con successo un’altra operazione contro Hezbollah in Libano mentre i curdi e la Casa Bianca smentiscono alcuni media statunitensi che avevano annunciato un’offensiva via terra contro l’Iran.
Sulla Turchia un missile di Teheran: ma Erdogan frena la Nato
GERUSALEMME – Il rumore delle sirene non fa in tempo a spegnersi che parte quello della musica. La gente esce dai rifugi e si trova di fronte gruppi di ragazzi in maschera, che ballano e bevono per le strade: è Purim, la festa dei colori, e per le strade di Gerusalemme si balla come se non ci fosse un domani. Perché domani, forse non ci sarà. LEGGI L’ARTICOLO


L’attivista Rabbani: “Vogliamo liberarci dal regime, ma niente vendette”
Aveva ancora addosso i segni dell’ultimo arresto, Vida Rabbani, quando hanno cominciato a cadere bombe intorno alla sua casa di Teheran. Non si è arresa prima, non intende farlo ora: “Bisogna pensare al futuro politico. La scomparsa di Khamenei apre un’opportunità storica per l’Iran”, dice in una rara testimonianza dalla capitale iraniana sotto assedio. Trentasette anni, giornalista, Rabbani è una delle protagoniste più note dell’attivismo civile iraniano. A fine gennaio, dopo i massacri di piazza, insieme ad altri 17 intellettuali aveva chiesto la fine della Repubblica islamica e una transizione verso la democrazia, per questo l’hanno arrestata: era la settima volta, la “più violenta”. LEGGI L’INTERVISTA


L’Australia: “Sosteniamo l’azione di Usa e Israele”
Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha espresso sostegno per gli attacchi missilistici di Stati Uniti e Israele contro il “brutale e oppressivo” regime dell’Iran, dichiarando che “non vi è nessuna ragione di piangere la morte del leader supremo Ali Khamenei. Albanese ha affermato che l’Australia non ha alcun coinvolgimento negli attacchi all’Iran, ma il suo governo si oppone al regime e sostiene gli interventi che hanno neutralizzato le sue capacità di produrre un’arma nucleare. La posizione di Canberra è in contrasto con quella espressa dal segretario generale dell’Onu Guterres, ed è stata criticata in Australia dai Verdi e dalla sinistra laburista. “È meglio prevenire che l’Iran ottenga armi nucleari e che continui a minacciare la pace e la sicurezza internazionale”.
Missili iraniani su Israele. Libano ancora colpito
L’Iran ha lanciato altri missili contro Israele, innescando l’allarme in diverse aree, inclusa Tel Aviv. A Gerusalemme si sono sentite esplosioni dopo l’avvertimento delle forze dell’ordine di correre nei rifugi, ma i servizi di emergenza israeliani hanno dichiarato che al momento non ci sono vittime. In Libano un attacco aereo dell’Idf ha colpito la roccaforte di Hezbollah nel sud di Beirut, dopo che Israele aveva chiesto ai residenti di evacuare l’area. In due attacchi distinti lungo l’autostrada che porta alla capitale libanese sono morte tre persone.
Dubai, da paradiso a città fragile. “Si fa shopping di giorno ma la sera torna la paura”
DUBAI – Le mattine spensierate e le notti di terrore, lo shopping selvaggio alla luce del sole e le veglie nelle hall e nei garage di hotel e grattacieli, con il “boom” dei Patriots che intercettano i missili made in Iran, a levare il sonno. Sì, Dubai la scintillante, la città che con le sue luci supera New York e quanto a lusso dribbla insieme Tokyo, Milano e Ginevra, ha scoperto con la crisi iraniana una vulnerabilità che non sapeva di avere. Sì, è ferita la Svizzera del Medio Oriente per numero di hedge fund, influencer ed espatriati che qui fanno fortuna e se ne godono sole, mare e imposta zero sul reddito. LEGGI IL RACCONTO


Beirut, il proclama di Hezbollah dalla capitale devastata: “È una lotta esistenziale”
BEIRUT – Trascinato in una guerra che non ha voluto nel nome di una fedeltà che non ha scelto, il Libano è esausto, spaventato e stufo. Come Zaher Hamadé, che ha passato la notte fuori dal pronto soccorso di Hazmieh e non ha notizie della figlia. Mormora il suo sconcerto, ma piano, non si sa mai: «Dov’è lo Stato? Perché non ci protegge? Com’è possibile che venga colpito un hotel dove ci sono solo civili?». Tre domande che restano appese. Il governo libanese non ha le risposte e quello israeliano non è interessato a darle. LEGGI IL REPORTAGE


Petroliera colpita a 60 chilometri dal Kuwait
Una petroliera ancorata al largo del Kuwait perde carburante dopo “una grande esplosione” che ha riguardato uno dei suoi serbatoi. A riferirlo è l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Uktmo. “Il capitano di una petroliera ancorata ha riferito di aver visto e udito una grande esplosione sul lato sinistro, poi di aver visto una piccola imbarcazione lasciare la zona” al largo della costa di Mubarak al-Kabeer. C’è stata una perdita di petrolio dalla nave, ma l’equipaggio è al sicuro e non si è verificato alcun incendio, ha affermato l’agenzia, consigliando cautela alle imbarcazioni nella regione del Golfo. Il Ministro degli Interni del Kuwait ha affermato che l’incidente è avvenuto al di fuori delle acque territoriali del Paese, a oltre 60 chilometri dal porto di Mubarak al-Kabeer, accessibile alle navi tramite lo Stretto di Hormuz.


Usa: “Identificati gli altri due soldati uccisi”
Identificati gli altri due soldati americani rimasti uccisi in un attacco iraniano in Kuwait in cui hanno perso la vita sei persone: sono il maggiore dei riservisti Jeffrey O’Brien, 45 anni, di Waukee, Iowa, e l’ufficiale tecnico Robert Marzan, 54 anni, di Sacramento, California. Lo ha annunciato il Pentagono, precisando che per il riconoscimento ufficiale dei resti di Marzan si aspetta l’esame medico.
Il Canada: “Non esclusa partecipazione alla guerra”
Il primo ministro canadese Mark Carney ha dichiarato che non può escludere la partecipazione militare del suo Paese all’escalation della guerra in Medio Oriente. “Non si può mai escludere categoricamente la partecipazione”, ha detto a Canberra insieme al suo omologo australiano, Anthony Albanese. “Resteremo al fianco dei nostri alleati” ha aggiunto poi lo stesso Carney, che in un primo momento aveva definito gli attacchi di Usa e Israele all’Iran “incompatibili con il diritto internazionale”.
Guterres incontra l’ambasciatore di Teheran all’Onu
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha incontrato il rappresentante permanente dell’Iran alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Amir Saeid Iravani. Durante l’incontro, il segretario generale “ha ribadito la sua posizione, già espressa durante la sessione del Consiglio di sicurezza di sabato: l’auspicio di una rapida conclusione del conflitto e di un ritorno al dialogo nell’interesse della stabilità regionale”.
Il Qatar libera la zona dell’ambasciata Usa
Come “misura precauzionale” il ministero dell’Interno del Qatar ha ordinato ai cittadini che abitano vicino all’ambasciata statunitense di evacuare la zona.
Boati a Gerusalemme
Forti boati sono stati uditi in queste ore a Gerusalemme, con le Forze di difesa israeliane che parlano di “missili lanciati dall’Iran”.
Israele: “Per noi e gli Usa vittorie storiche”
Israele e Stati Uniti hanno ottenuto “vittorie storiche” nella loro guerra contro l’Iran. La portavoce del premier Benjamin Netanyahu, Shosh Bedrosian, ha detto che gli attacchi iniziati il 28 febbraio erano necessari perché Teheran aveva ripreso i piani per costruire una bomba nucleare in bunker sotterranei e c’erano indicazioni dell’intenzione di “attaccare Israele e le forze statunitensi in Medio Oriente. Israele e gli Stati Uniti – si è aggiunto – hanno insieme ottenuto vittorie storiche nella protezione dei nostri cittadini e del mondo civilizzato”.
L’Onu: “In Libano 80mila sfollati”
Nel sud del Libano si sono intensificati gli scontri lungo la Linea Blu, la zona cuscinetto con Israele presidiata dai caschi blu dell’Onu, e aumentano gli sfollati. “I caschi blu – ha dichiarato Stephane Dujarric , portavoce del segretario generale –hanno osservato veicoli dell’Idf muoversi a nord della Linea Blu in diversi punti, raggiungendo fino a un chilometro oltre la Linea Blu e sparando verso le zone circostanti. Notiamo con seria preoccupazione anche la dichiarazione delle forze israeliane che invitano gli abitanti del sud del Libano a evacuare verso nord del fiume Litani”. I civili, ha ricordato, “continuano a fuggire dal Libano, spesso portando con sè poco più dei vestiti che indossano e di ciò che riescono a trasportare”. “Dall’inizio delle ostilità almeno 80mila persone hanno cercato riparo in rifugi collettivi in Libano. È quanto ci riferiscono le autorità locali e noi riteniamo che si tratti solo di una parte di tutte le persone sfollate”.
L’Iran minaccia di colpire l’impianto nucleare di Dimona
L’Iran – come riportano alcuni media locali – prenderà di mira l’impianto nucleare israeliano di Dimona se Tel Aviv e gli Stati Uniti cercheranno di ottenere un cambio di regime a Teheran. L’avvertimento è stato lanciato da un alto funzionario militare iraniano.
Guterres ha incontrato l’ambasciatore dell’Oman
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha incontrato l’ambasciatore Omar Said Omar Al Kathiri, rappresentante dell’Oman alle Nazioni Unite. “Durante l’incontro – ha riferito un portavoce – hanno discusso della situazione nella regione e dell’urgente necessità di porre fine alle attuali attività militari e all’escalation, e di tornare al dialogo, anche, naturalmente, nell’interesse della stabilità regionale”. Guterres, ha aggiunto il portavoce, “ha espresso il suo apprezzamento per l’importante ruolo dell’Oman nei negoziati e per l’impegno del sultanato nella diplomazia”.
I curdi smentiscono l’offensiva via terra
Nessun curdo iracheno ha attraversato il confine con l’Iran. Aziz Ahmad, vice capo dell’ufficio del primo ministro del Kurdistan, ha smentito su X le voci, lanciate dai media statunitensi, secondo cui sarebbe iniziata un’offensiva di terra con un certo numero di combattenti: “È completamente falso”. Anche un comandante del Partito Komala ha smentito, all’emittente Rudaw, l’entrata in territorio iraniano: “Siamo pronti a ogni eventualità e siamo vigili, ma finora in nessun modo alcuna nostra forza si è recata nel Kurdistan orientale. Le notizie diffuse non sono vere”.


Il Senato americano boccia la risoluzione anti Trump sulla guerra
Il Senato ha respinto il tentativo di frenare la guerra del presidente Donald Trump contro l’Iran, concedendogli quello che equivale a un appoggio alla campagna militare partita sabato. Il voto si è diviso in gran parte lungo le linee di partito, con i senatori repubblicani uniti nel respingere una misura che avrebbe richiesto l’approvazione del Congresso per continuare l’operazione. Il senatore Rand Paul del Kentucky, uno dei co-sponsor dell’iniziativa, è stato l’unico repubblicano a sostenere la risoluzione nonostante molti dubbi sulla mancanza di chiarezza nella strategia dell’operazione, compensando la defezione sul fronte democratico del senatore John Fetterman. Il risultato getta le basi per la bocciatura di una misura simile anche alla Camera, offrendo al tycoon carta bianca.


