Nel pieno della trasformazione dell’industria televisiva, quando lo streaming iniziava a ridefinire le regole ma i grandi network erano ancora ancorati ai vecchi formati, alcune serie sono finite schiacciate in una zona grigia. Troppo strane per il pubblico generalista, troppo prematuro per essere comprese fino in fondo. Seconda possibilità rientra perfettamente in questa categoria. A anni dal suo debutto, resta una dieci delle esperienze più folli, irregolari e sorprendentemente ambiziose mai apparse in prima serata.
Andata in onda su Fox nel gennaio 2016 e cancellata dopo appena undici episodi, la serie prende spunto in modo molto libero dal Frankenstein di Mary Shelley per raccontare una storia di resurrezione, colpa e identità morale immersa in un contesto contemporaneo. Il protagonista è Jimmy Pritchard, ex sceriffo settantacinquenne profondamente corrotto, ucciso durante una rapina e riportato in vita in un corpo giovane grazie a una tecnologia sperimentale sviluppata dai gemelli Goodwin, due eccentrici miliardari della Silicon Valley. Rigenerato con capacità fisiche e sensoriali potenziate, Jimmy si trova improvvisamente davanti a una seconda possibilità che non aveva mai meritato davvero.
È da qui che Seconda possibilità prova a fare qualcosa di diverso. Non si limita a raccontare il “miracolo” scientifico, ma usa la resurrezione come punto di partenza per riflettere sulla responsabilità individuale, sull’abuso del potere e sulla possibilità – o meno – di redimersi. Jimmy diventa una sorta di giustiziere riluttante, un uomo costretto a confrontarsi con il proprio passato mentre cerca di fare la cosa giusta in un presente che non riconosce più. Il tutto mentre suo figlio, agente dell’FBI, inizia a indagare proprio sull’azienda che lo ha riportato in vita, senza sapere di essere pericolosamente vicino alla verità.
Il problema – e al tempo stesso il fascino – di Seconda possibilità è la sua totale incapacità di stare dentro un solo genere. La serie alterna procedural classico, fantascienza tecnologica, thriller morale e persino suggerimenti da racconto supereroistico, cambiando tono da un episodio all’altro. Una settimana sembra voler essere un crime rassicurante, quella dopo un dramma esistenziale sul libero arbitrio, quella successiva ancora un racconto sci-fi quasi pulp. Per una parte del pubblico e della critica, questa instabilità è stata letta come una mancanza di direzione. Per altri, invece, è proprio ciò che rende la serie così memorabile.
In un panorama televisivo dominato da formule collaudate come NCIS o Legge e ordine: SVU, Seconda possibilità rifiutare qualsiasi conforto narrativo. Non segue regole precise, non promette mai allo spettatore di sapere esattamente cosa aspettarsi. Questa scelta, oggi perfettamente in linea con molte produzioni streaming, nel 2016 si rivela però un boomerang. Le grandi domande morali sollevate dalla serie finiscono spesso intrappolate nella struttura “caso della settimana”, mentre il pubblico fatica a orientarsi in un racconto che sembra reinventarsi continuamente.
Il risultato è una serie che non riesce a costruire un passaparola sufficiente a salvarla. Le recensioni sono tiepide, gli ascolti non decollano e Fox decide di interrompere il viaggio prima che la storia possa davvero trovare un equilibrio. Eppure, rivista oggi, Seconda possibilità appare come un esperimento fuori tempo massimo: una serie che anticipa molte delle libertà narrative dello streaming moderno, ma costretta a muoversi dentro i limiti di una TV generalista che non era pronta ad accoglierla.
Non sarà mai ricordata come una delle grandi serie sci-fi degli anni 2010, ma resta una corsa sfrenata, disordinata e sorprendentemente coraggiosa. Undici episodi che sembrano voler fare dieci serie diverse in una sola, e che proprio per questo continuano a distinguersi. A distanza di dieci anni, Seconda possibilità non ha mai avuto davvero la sua seconda possibilità. Ma è proprio questo a renderla una delle esperienze televisive più folli e affascinanti da riscoprire oggi.
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