giovedì, Aprile 9, 2026

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Come si vince odiandosi: la lezione del biathlon francese

“Ero piuttosto calma, continuavo a ripetermi che si trattava solo di biathlon”. Invece non era affatto solo biathlon. Mentre Julia Simon andava gli sci portando un fucile a tracolla, ogni volta che si è fermata a un poligono, ha preso la mira e ha tirato al bersaglio, dentro i suoi gesti e le sue azioni c’erano nascosti, risentimento, rancore, il peso invisibile di un veleno che ha frantumato lo spogliatoio francese. Ecco. Quando diranno che nello sport si vince uniti, penseremo alla nazionale francese medaglia d’oro olimpica e ci faremo una risata.

Mentre scalava le vette del biathlon mondiale, Julia Simon è finita al centro di uno scandalo che ha scosso le fondamenta dello sport nel suo paese. Nell’ottobre 2025 è stata condannata dal tribunale di Albertville a tre mesi di carcere con sospensione condizionale ea una multa di 15.000 euro per furto e frode informatica.

L’accusa, che lei stessa ha finito per ammettere durante il processo dopo anni di smentite, riguardava l’utilizzo dell’indebito delle carte di credito di una compagna di squadra, la campionessa olimpica Justine Braisaz-Bouchet, e quella di un fisioterapista della nazionale. I fatti risalgono all’estate del 2022, durante il Blink Festival in Norvegia, quando Simon ha usato i dati delle carte per effettuare acquisti online — principalmente materiale elettronico e GoPro — per un valore superiore ai 2.000 euro, facendoli recapitare direttamente a casa sua.

Simon è stata isolata dalle compagne, esclusa e sospesa per sei mesi dalla nazionale. In tribunale ha dichiarato di non ricordare i gesti compiuti, parlando di un momento di buio mentale e affidandosi a un percorso psicologico. “Non so perchĂ©, ma l’ho fatto”.

Se una staffetta è un esercizio che mette al centro della gara la fiducia in chi viene dopo di te, nella persona a cui stai chiedendo di proseguire il lavoro che hai iniziato e alla quale stai affidando un pezzo dei sacrifici fatti – questa staffetta e questa squadra si reggono invece su un paradosso vivente: la precisione materiale nel colpire un bersaglio contro la vaghezza di un rapporto sfasciato, l’imprecisione morale di una fiducia tradita.

Eric Perrot, Quentin Fillon Maillet e Lou Jeanmonnot – gli altri tre – hanno vissuto l’intera giornata uno accanto all’altra, prima e dopo. Julia Simon è stata per tutta la domenica separata dal gruppo, nel gelo simbolico e reale. FarĂ  ancora piĂą freddo nel giorno della staffetta tutta femminile. Una volta erano un gruppo, ora sono soltanto una squadra. Fra i due concetti c’è un abisso. Un gruppo si muove per empatia, una squadra si muove per inerzia. Eppure, puoi essere la migliore squadra al mondo nel gelo, quasi da estranei ormai, uniti solo dal colore della tuta e dalla traiettoria di un colpo.

Hanno ascoltato la Marsigliese insieme, evitando di incrociare lo sguardo. E’ la prova che il talento può sopravvivere al disprezzo e che certe volte un podio olimpico non è un luogo di pace, ma solo il grado piĂą alto di una solitudine condivisa.

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