“Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa”. Lo ha detto oggi l’assistente capo Carmelo Cinturrinofermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouridurante l’interrogatorio davanti al gip Domenico Santoro nel carcere di San Vittore. Come ha riferito il suo difensore, l’avvocato Piero Porciani, il poliziotto ha “ammesso le sue responsabilitĂ e chiede scusa a quelli che si sono fidati di lui. Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciaori”.
Come ha riferito il legale, Cinturrino ha risposto a tutte le domande del gip e del procuratore Marcello Viola. Ha ripetuto di aver esploso il colpo per “paura” e dopo ha aggiunto di essersi sentito “perso” perchĂ© “sa bene – ha precisato il legale al termine dell’interrogatorio – cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa”. Da qui l’ordine al suo collega di andare al commissariato Mecenate a prendere la replica della pistola. “Un’arma giocattolo che non doveva essere tracciata – ha sottolineato il difensore – e che ha trovato ancora prima del Covid in zona Lambro e ha tenuto”. Cinturrino avrebbe affermato che tutti gli agenti, esclusa la donna, che il 26 gennaio si trovavano in via Impastato, lo “hanno visto prendere qualcosa dalla macchina e mettere un oggetto vicino al corpo di Mansouri”che perĂ² “dice di non aver toccato – ha continuato l’avvocato – come dice di aver chiamato i soccorsi subito”. A chi ha chiesto se è vero che girava con un martelloPorciani ha replicato: “era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono” nel boschetto di Rogoredo. “Qualche volta aveva anche una tavolozza”, ha precisato. Nelle prossime ore il giudice deciderĂ sulla richiesta di convalida del fermo e sulla misura del carcere per l’assistente capo accusatore di omicidio volontario.
“Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici”. Così uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso ha confermato un verbale, interrogato il 19 febbraio, le “richieste di soldi e droga” da parte dell’assistente capo Carmelo Cinturrino in carcere da ieri per omicidio volontario. L’agente l’ha descritto come violento e “poco raccomandabile”: pestava pure con “accanimento” con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga. E sul rapporto con Mansouri detto Zack: “So che lui lo voleva prendere”.
La scorsa settimana, infatti, i quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, difesi dagli avvocati Massimo Pellicciotta, Antonio Buondonno e Matteo Cherubini, sono stati interrogati dal pm Giovanni Tarzia e dagli investigatori della Squadra mobile della Polizia. E in piĂ¹ passaggi verbali alcuni hanno confermato quel quadro di richieste di pizzo e droga e pestaggi che sono al centro degli approfondimenti dell’inchiesta su Cinturrinocoordinata anche dal procuratore Marcello Viola.
“Che lei sa ha mai visto che Cinturrino non ha fatto un verbale di sequestro di sostanza?”, ha chiesto il pm. E un agente: “Lo presumo. Se mi dicono che ha preso della sostanza e poi non vedo un verbale di sequestro mi viene il dubbio (…) se ne parlava che non era tutto pulito e lineare (…) noi eravamo al bosco e spesso non riuscivamo a trovare nulla, mentre lui aveva sempre qualcosa. Quindi ci sono venuti dei dubbi e cercavamo di stare distaccati”.
Un altro collega gli ha raccontato che non voleva “uscire da solo con lui, non gli piaceva il fatto che la sostanza apparisse dal nulla (…) i dubbi diventavano sempre piĂ¹ forti”. Sempre il poliziotto interrogato ha messo a verbale, ad esempio, che un frequentatore del bosco gli avrebbe detto “lasciandomi basito ‘se io do tutto di solito mi lasciano stare’, intendendo la busta con tutto, monete, soldi, sostanza”.
Sempre nei verbali – uno è di un ispettore del Commissariato Mecenate, che è tra gli indagati – si legge: “Mi hanno detto che con ‘Luca’, soprannome di Carmelo, facevano così, davano la sostanza e lui non li arrestava”. E poi ancora “urla, schiaffi, qualche colpo con un pezzo di legno (…) lo faceva per farsi dire dove era la sostanza”.
“Che Cinturrino venga cacciato sono d’accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga”, ha concluso a proposito delle parole del Capo della Polizia, il prefetto Vittorio Pisani.
“Quando l’indagine indicherĂ la veritĂ vedremo. Se ha sbagliato pagherĂ quello che deve”. Sono le parole che Valeria, la fidanzata di Cinturrino affida all’ANSA. La donna, custode in un palazzo al quartiere Corvetto, ha detto di essere “amareggiata” per le perquisizioni di ieri ma che gli investigatori “dovevano fare il loro lavoro. Tutto questo di certo non mi rende felice”. E sui presunti pizzi che Cinturrino riceveva dai pusher: “Sono la custode da 20 anni e posso dire certamente che sono tutti racconti di pura fantasia. Nessuno dei due ha mai ricevuto nulla e davanti a noi non è mai avvenuto nulla – ha assicurato -. Abitando lì ho visto alcune situazioni che prontamente sono state segnalate”.
Raccolta fondi Rogoredo, Sap ‘restituiremo somme a chi ha contribuito’
Il Sindacato autonomo di polizia restituirĂ l’intera somma devoluta alle circa mille persone che hanno contribuito alla raccolta fondi per sostenere la tutela legale di Carmelo Cinturrino. La raccolta era stata lanciata dal Sap alcuni giorni dopo quanto accaduto a Milano lo scorso 26 gennaio. “Quanto emerso negli ultimi giorni – spiega il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni – denota la gravitĂ dei fatti e dei comportamenti tenuti nel boschetto di Rogoredo dagli operatori di polizia e in primis da Carmelo Cinturrino. Da un collega delle forze dell’ordine ci si aspetta rigore, professionalitĂ e serietĂ , quanto accaduto e di una gravitĂ inaudita”. “Rispetto alle informazioni raccolte inizialmente – precisa Paoloni – lo scenario è completamente diverso. Non solo ne prendiamo atto, ma ci spiace perchĂ© il nostro agire in buona fede ha raccolto la sensibilitĂ di tantissime persone che si sono attivate immediatamente. La raccolta fondi era finalizzata a sostenere un collega che ritenevamo in difficoltĂ per motivi di servizio, purtroppo ci siamo sbagliati. Alla luce degli attuali fatti, non possiamo che rivedere la nostra posizione e sarĂ nostra cura restituire l’intero contributo a chi ha sostenuto l’iniziativa”.
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