venerdì, Aprile 17, 2026

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Cannes 2026 senza italiani: un’assenza che si legge insieme alla crisi del cinema nazionale

Thierry Frémaux, presentando la selezione ufficiale della 79esima edizione del Festival di Cannes, ha dedicato all’assenza italiana una riga di consolazione: “L’Italia è un grande Paese di cinema e ci saranno delle piccole aggiunte. Non abbiamo visto film che meritavano di essere in competizione — non è grave, può succedere, ei film torneranno.”

Il tono era quello di chi chiudeva diplomaticamente una conversazione scomoda. Ma la realtà è di gran lunga più dura.

L’Italia assente da Cannes

Non accadeva dal 2017 che l’Italia era completamente assente dalla selezione ufficiale del Festival di Cannes — e nel 2017 era ancora comunque presente Fortunata di Sergio Castellitto, anche se nel frammento Un certain Regard, e dunque non in concorso. Quest’anno non c’è niente. Né in concorso, né in Un certain Regard, né tra i film annunciati nelle sezioni ufficiali. La Quinzaine des Cinéastes e la Semaine de la Critique, le sezioni parallele indipendenti, sono ancora in via di definizione, ma le aspettative sono basse.

I nomi che mancano

L’assenza ha una spiegazione tecnica: Nanni Morettil’unico cineasta italiano dato tra i possibili candidati con Succederà questa notte — adattamento di un romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo con Jasmine Trinca e Louis Garrel — non ha finito il film in tempo. La produzione è stata ultimata troppo tardi per rispettare i tempi di visione richiesti dalla selezione.

Ma questa spiegazione tecnica nasconde un problema strutturale che i critici sottolineano da anni. Come ha osservato Luca Barnabè, il cinema italiano porta a Cannes sempre gli stessi nomi: Bellocchio, Garrone, Moretti, Martone, Alice Rohrwacher, Sorrentino. Quando nessuno di loro aveva un film pronto, dunque l’Italia non c’è. Il sistema non produce abbastanza profondità di campo da trovare un’alternativa tra le generazioni più giovani — e quando le trova, fatica a finanziarle abbastanza da renderle competitive a livello internazionale.

L’Italia che c’è

Qualcosa di tricolore a Cannes 2026 comunque ci sarà: due le coproduzioni italiane in concorso (L’ignoto di Arthur Harari, con Ascent Film, e Patria di Pawel Pawlikowski, con Our Films), più una coproduzione nella sezione Un certain Regard e Roma elastica di Bertrand Mandico nelle proiezioni di mezzanotte, con Rai Cinema. C’è poi Monica Bellucci recita nel film francese Histoires de la nuit di Léa Mysius, e ancora Isabella Ferrari in Roma elastica, quindi lo scrittore Erri De Luca confronta come attore in un film francese in concorso. Ma stiamo parlando di presenze, rappresentanza autorevole ma sparuta.

Festival di Cannes nessun film italiano in concorso
Festival di Cannes, nessun film italiano in concorso (profilo Instagram ufficiale) – Cineblog

L’anno sbagliato per risparmiare

Il tempismo è il dettaglio più imbarazzante. L’assenza italiana da Cannes 2026 cade nell’anno in cui il settore cinematografico è in aperta protesta contro il governo per i tagli drastici a tutto il settore.

Il movimento #siamoaititolidicoda sta chiedendo ai candidati ai David di Donatello — la cerimonia è il 6 maggio su Rai 1 — di disertare la serata. Alessandro Gassmann ha già aderito. Le richieste puntano al sottosegretario Borgonzoni e al ministro Giuli, accusati di gestire i fondi pubblici in modo penalizzante per il cinema indipendente italiano.

Dietro la polemica c’è una questione concreta: i 300 milioni del PNRR destinati a Cinecittà stanno trasformando gli studi romani in un hub per le produzioni delle major americane e non in un volano per il cinema italiano. I finanziamenti al cinema indipendente sono notevolmente ridotti. Tra i progetti selettivi 2025 non c’è nessuna regista. Il settore parla di un sistema che non investe sulle proprie voci più nuove e poi si sorprende quando queste voci non compaiono nelle selezioni internazionali.

Quanto ai soldi

Il critico Luca Barnabè ha evitato il paragone facile con la nazionale di calcio assente dai Mondiali, ma ha ammesso che “il problema strutturale e la scarsa attenzione alla settima arte da parte di troppe istituzioni” esistono, sono documentati, e producono conseguenze visibili. L’assenza da Cannes 2026 è una di queste conseguenze.

Si parla molto dei tagli ma andando nel dettaglio il dato più solido e documentato è un altro: i contributi selettivi sono stati tagliati da 91,5 milioni nel 2025 a 41,7 milioni nel 2026, dunque praticamente dimezzati, mentre il tax credit per produzioni straniere è passato da 42 a 100 milioni. C’è da pensare che alcuni registi non siano presenti e non abbiano finito il loro film in tempo forse perché avevano finito i soldi…

In conclusione

Thierry Frémaux ha detto che i film torneranno. Probabilmente è vero — Moretti con ogni probabilità andrà a Venezia, e qualcuno della generazione successiva prima o poi troverà il suo spazio sulla Croisette. Ma il problema non è il prossimo anno. È un sistema che produce eccezioni invece di una filiera, che dipende da pochi nomi invece di costruirne di nuovi, e che chiede ai finanziamenti pubblici di supportare le produzioni straniere invece di sviluppare quelle italiane.

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