Il rimorchio di Dietro le quintenuovo film prodotto da A24 e diretto da Kane Parsons, ha riacceso la curiosità attorno a un immaginario che negli ultimi anni ha saputo insinuarsi nella cultura pop con una forza rarissima. Per molti spettatori si tratta di un titolo ancora misterioso, di quelli che colpiscono prima per l’atmosfera che per la trama. Eppure dietro quelle immagini c’è molto più di un semplice horror: c’è un fenomeno nato onlinecresciuto in modo spontaneo e diventato nel tempo una delle idee più disturbanti partorite da internet. Non è un caso che, dopo il debutto del trailer, siano tornate a circolare le stesse domande: cosa sono davvero le Dietro le quinteda dove arrivano e perché continuare a inquietare così tanto?
Un labirinto di stanze vuote
Per capire il fenomeno bisogna partire da una definizione semplice. Le Backrooms sono, nella loro forma più essenziale, uno spazio impossibile: un labirinto di stanze vuotecorridoi gialli, moquette umida, luci al neon e ambienti che sembrano uffici dismessi o locali commerciali abbandonati. Il concetto alla base è che una persona possa finire lì per errore, come se fosse uscita dai confini della realtà quotidiana e fosse “scivolata” in un livello nascosto del mondo. È proprio questa idea a renderle così efficace: sono un luogo banale, familiare e proprio per questo spaventoso, perché sembra esistere appena dietro ciò che conosciamo.
L’origine del mito, oggi, è abbastanza chiara. Le Backrooms prendono forma il 12 maggio 2019 sulla board /x/ di 4chanlo spazio del sito dedicato al paranormale e al soprannaturale. In quel thread compare l’immagine di un interno giallo e anonimo, già di per sé straniante, accompagnata poco dopo da un testo anonimo che definisce per la prima volta il concetto: se si “esce” dalla realtà nel modo sbagliato, si finisce in queste stanze infinite, dove l’unica compagnia è il ronzio dei neon e la sensazione di essere intrappolati. È lì che nasce davvero la leggenda. La foto può avere una storia precedente, ma la Dietro le quinte come mito condiviso nasce nel momento in cui quell’immagine viene caricata di significato e trasformata in racconto.
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Il fenomeno creepypasta
Qui entra in gioco un termine fondamentale: creepypasta. Con questa parola si indica i racconti horror diffusi onlinespesso in forma anonima, copiati, incollati, modificati e rilanciati da una comunità all’altra. Il nome deriva da “copypasta”, cioè i testi che circolano in rete per copia e incolla, ma nel caso delle creepypasta il contenuto è inquietante, ambiguo, pensato per generare paura o disagio. Da anni gli studiosi leggono questi racconti come una forma di folklore digitale contemporaneo: storie che non nascono da un solo autore riconoscibile, ma da una stratificazione collettiva, dove ogni utente può aggiungere un dettaglio, cambiare una regola, espandere l’universo narrativo. Le Backrooms sono uno dei casi più emblematici di questo processo.
Il ruolo di 4chan è decisivo proprio per questo. Più che una semplice piattaforma, 4chan è stato per anni uno dei luoghi in cui il folklore della rete ha preso forma in modo più grezzo, libero e incontrollato. L’anonimato, la frammentazione dei fili e la velocità con cui immagini e testi vengono ripresi, deformati e rilanciati hanno creato il terreno ideale per la nascita di miti collettivi. Le Backrooms non sarebbero state le stesse fuori da quel contesto, perché la loro forza sta anche nel modo in cui si sono diffuse: non come prodotto finito, ma come intuizione condivisa, pronta a essere ampliata da chiunque.
Il successo di Backrooms e il film
A rendere il concetto ancora più potente è il legame con i cosiddetti spazi liminali, gli spazi liminali. Si tratta di ambienti di transizione, impersonali, sospesi, come corridoi, sale d’attesa, uffici deserti, centri commerciali vuoti o scuole senza studenti. Luoghi normalissimi, ma privati della loro funzione e della presenza umana. Le Backrooms ricevono questa sensazione e la radicalizzano: trasformano uno spazio già vagamente disturbante in una prigione mentale e fisica, dove non esiste orientamento, non esiste uscita e spesso non esiste nemmeno una logica. L’angoscia non nasce solo dalla possibilità che ci sia qualcosa lì dentro, ma dal fatto che potrebbe non esserci nulla, a parte l’infinita ripetizione dello stesso ambiente.
Negli anni il fenomeno si è espanso ben oltre il post originario. Sono arrivato forum, wiki, videogiochi, video, fan art, mappe dei livelli e intere tassonomie di creature e ambienti. Ma il vero salto di qualità è arrivato nel 2022, quando Kane Parsons, conosciuto online come Kane Pixels, ha pubblicato su YouTube Dietro le quinte (metraggio trovato)corto che ha tradotto quel mito internet in immagini in movimento con un’esteticafound metraggio e horror analogico capace di impressionare milioni di spettatori. È da lì che l’idea è entrata davvero nel mainstream, fino a diventare un progetto cinematografico vero e proprio prodotto da A24, con uscita fissata negli Stati Uniti per il 29 maggio 2026, del quale è stato svelato da pochi giorni il trailer ufficiale.
Il corto che ha dato inizio a tutto
Ed è probabilmente questo il motivo per cui le Backrooms vengono percepite come uno dei concetti più inquietanti degli ultimi dieci anni. Non puntano sullo shock immediato, ma su una paura più sottile e persistente. Non evocano il mostro classico, ma il sospetto che dietro la superficie del quotidiano ci sia un vuoto senza fine. Sono l’orrore dell’era digitale perché nascono da internet, parlano il linguaggio dell’internet e trasformano l’esperienza più comune di tutte, quella di trovarsi in un luogo apparentemente normale, in qualcosa di profondamente sbagliato. Ed è proprio questa familiarità deformata a renderle così difficili da dimenticare.
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