
A distanza di tempo dall’uscita de Il Gladiatore II, Russell Crowe è tornato a parlare del seguito diretto da Ridley Scott e lo ha fatto senza ammorbidire il giudizio già espresso in passato. L’attore premio Oscar, volto indimenticabile di Massimo Decimo Meridio nel film del 2000, è intervenuto al Festival del Cinema di Taorminadove ha ricevuto un International Achievement Award e ha accompagnato la première mondiale del thriller d’azione Paese degli orsi. L’occasione, però, ha riportato inevitabilmente la conversazione su uno dei titoli più discussi degli ultimi anni: il ritorno nell’arena di Roma antica senza il suo protagonista originale.
Secondo Crowe, il problema principale del secondo film non sarebbe legato alla spettacolarità, alla messa in scena o all’ambizione produttiva, ma a qualcosa di più profondo. L’attore ha infatti sostenuto che Il Gladiatore II non sarebbe riuscito a colpire il pubblico con la stessa forza del primo capitolo perché avrebbe perso il suo “nucleo morale”vale a dire l’elemento che, a suo giudizio, aveva reso davvero speciale la storia di Massimo.
Per spiegare il suo punto di vista, Crowe è tornato alla lavorazione del film originale e a una battaglia creativa che racconta di aver combattuto in prima persona. All’epoca, ha ricordato, lo studio avrebbe voluto inserire alcune scene di sesso per il suo personaggio, ma l’attore si opponeva con decisione, convinto che una scelta simile avrebbe tradito la natura stessa del protagonista. «Ho continuato a oppormi» ha raccontato. «Ho detto: “Questa è la storia di un uomo che sta vendicando la morte di sua moglie e di suo figlio. Non può esserci un momento in quel viaggio in cui si ferma e fa sesso con qualcuno. Non ha senso… distrugge il viaggio”».
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Crowe ha aggiunto che quelle discussioni non furono semplici, ma che alla fine anche Ridley Scott condivise la sua posizione: «Mi hanno combattuto, mi hanno mandato lettere al riguardo e tutto il resto, e io sono rimasto fermo sulle mie posizioni. Fortunatamente per me, Ridley, anche se gli sarebbe piaciuto scrivere una scena di sesso con me e Connie Nielsenall’epoca era d’accordo con me, e quello era il nucleo morale del film».
Il ragionamento riprende quanto l’attore aveva già dichiarato nei mesi scorsiquando aveva definito il seguito un esempio sfortunato di come nemmeno chi si trovava “nella sala macchine” avesse davvero capito ciò che aveva reso speciale il primo Gladiatore. Non lo sfarzo, non la pompa, non l’azione, ma quel codice interno legato alla fedeltà di Massimo appunto alla moglie, al lutto per la sua famiglia e alla coerenza del suo percorso. Una linea che, secondo Crowe, il secondo film avrebbe incrinato anche attraverso la rivelazione della passata relazione tra Massimo e Lucillada cui sarebbe nato Lucius.
Da qui il giudizio più duro sul risultato del seguito. «Per loro, in un secondo film, distruggere quel centro morale è molto interessante, perché il secondo film ha incassato a malapena quanto il primo, ma sono passati vent’anni, e quando applichi quanto è cambiato il valore di un dollaro, hanno fallito, e hanno fallito perché non hanno capito perché aveva avuto successoperché aveva un nucleo morale» ha dichiarato Crowe.
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Parole nette, che confermano una frattura mai davvero ricomposta tra l’attore e il modo in cui il nuovo capitolo ha raccolto l’eredità del film originale. Crowe, che in passato aveva già ricordato di non essere stato consultato durante la realizzazione del sequel, continua così a rivendicare una visione molto precisa del personaggio che lo ha reso una leggenda del cinema contemporaneo: non un eroe mosso soltanto dalla vendetta, ma un uomo tenuto in piedi dalla memoria, dalla perdita e da un principio morale che, secondo lui, il nuovo film non avrebbe saputo custodire.
Fonte: Scadenza


