mercoledì, Giugno 10, 2026

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Pep Guardiola in Italia? Si accende il dibattito sul legame shock azzurro

Gli Azzurri hanno bisogno di un allenatore. Quella frase, dura e imbarazzante per una nazione della statura calcistica dell’Italia, è vera da troppo tempo – e ora il nome sussurrato con più reverenza è anche il più improbabile: Pep Guardiola.

L’uscita dell’Italia dagli spareggi per la Coppa del Mondo a marzo – una sconfitta contro la Bosnia-Erzegovina che ha confermato la terza assenza consecutiva dal palcoscenico più importante del calcio – ha costretto FIGC nell’ennesima resa dei conti esistenziale.

L’ultima volta che gli Azzurri hanno partecipato ad un Mondiale è stato Brasile 2014.

Il dibattito su chi sarà il prossimo a guidarli ha ora, in qualche modo, evocato il nome del miglior allenatore di club della sua generazione.

La questione Guardiola: perché questo collegamento ha trazione

La voce non è del tutto priva di fondamento, e respingerla troppo velocemente significherebbe interpretare male sia l’uomo che il momento.

Guardiola ha parlato apertamente del suo desiderio di sperimentare un management internazionale, affermando nel 2022 che gli piacerebbe allenare una Coppa del Mondo o un Campionato Europeo ad un certo punto della sua carriera.

Il suo legame con il calcio italiano è biografico, non solo sentimentale: le esperienze da giocatore al Brescia e alla Roma hanno lasciato il segno, e La Gazzetta dello Sport è stato il sostenitore più esplicito di quella che i media italiani hanno definito “Operazione Guardiola”, citando quei legami formativi come fondamento culturale per una candidatura credibile.

Pep Guardiola allena i giocatori del Manchester City durante una partita.Pep Guardiola allena i giocatori del Manchester City durante una partita.

L’approvazione più importante è arrivata da Leonardo Bonuccil’ex capitano azzurro che è stato assistente di Gennaro Gattuso fino all’eliminazione ai play-off.

“Se ci fosse vera voglia di ricominciare – ha dichiarato Bonucci – lo farei con la vociferata possibilità di avere Pep Guardiola, perché portarlo significherebbe fare un cambiamento drastico rispetto al passato. Penso che sia molto dura, ma sognare non costa nulla”.

L’onestà di quella clausola finale – sognare non costa nulla – è proprio il problema.

Costa infatti circa 25 milioni di euro all’anno, più o meno quanto guadagnava Guardiola al Manchester City.

Il budget della FIGC per un allenatore della Nazionale si colloca in un universo completamente diverso.

C’è anche la questione del suo accordo post-City: Guardiola passerà al ruolo di ambasciatore globale per il City Football Group, un legame istituzionale formale che complica qualsiasi impegno immediato a tempo pieno altrove.

I media italiani e internazionali hanno notato che qualsiasi approccio serio da parte della FIGC richiederebbe una sponsorizzazione finanziaria esterna per colmare il divario salariale – una struttura creativa che è più facile da immaginare che da realizzare.

Per ulteriore contesto sulla forma di questa speculazione, il nostro precedente articolo sul collegamento Guardiola-Italia espone nel dettaglio le dinamiche concorrenti.

Il posto azzurro vacante: una crisi troppo lunga in divenire

Il posto vacante stesso è stratificato con complicazioni istituzionali. Il mandato di Gattuso si è concluso nella circostanza più dolorosa possibile: l’eliminazione ai play-off, un fallimento che appartiene a un ciclo di disfunzioni che risale a quasi un decennio fa.

Tuttavia, la FIGC non potrà nominare formalmente un successore fino a dopo il 22 giugno 2026, quando sarà eletto il nuovo presidente della federazione.

Questo vincolo procedurale significa che la ricerca del coaching italiano si basa, al momento, interamente sulla speculazione e sul posizionamento piuttosto che su una vera negoziazione.

Gennaro Gattuso gesticola con passione durante una partita di calcio da dirigente.Gennaro Gattuso gesticola con passione durante una partita di calcio da dirigente.

Il modello della federazione – crisi, dibattito pubblico, risoluzione ritardata – è tristemente familiare.

Fabio Capellol’ex ct dell’Italia, la cui autorevolezza manageriale incute rispetto in queste conversazioni, ha espresso una valutazione tipicamente lucida dell’idea di Guardiola: “L’allenatore della Nazionale è un mestiere diverso; non lavori tutti i giorni con la squadra, e qui sta la difficoltà.

Non sei un allenatore, sei un selezionatore”. Capello ha riconosciuto senza riserve la qualità di Guardiola, ma ha sottolineato il disallineamento strutturale: Guardiola è condizionato ad acquisire i giocatori che il suo sistema richiede, mentre la Nazionale richiede l’istinto opposto: trovare ciò che già esiste e farlo funzionare.

I candidati realistici: chi è effettivamente nell’inquadratura

Antonio Conte rimane il nome che suscita più calore tra le opzioni realistiche, anche se la sua candidatura comporta le sue complicazioni.

Il record del club di Conte è eccezionale; il suo desiderio di controllo totale e preparazione ad alta intensità è più difficile da conciliare con i ritmi del calcio internazionale e le finestre compresse che offre.

La questione centrale è se Conte e la nuova leadership della FIGC riusciranno ad allinearsi su autorità e ambizione speculazioni sulla disponibilità di Conte ha costantemente sottolineato.

Antonio Conte a bordo campo con indosso la maglia del Napoli durante una partita.Antonio Conte a bordo campo con indosso la maglia del Napoli durante una partita.

Massimiliano Allegri occupa un terreno curioso: un allenatore dal pedigree genuino il cui recente periodo con il club si è concluso con acrimonia, il cui rapporto con l’innovazione tattica moderna rimane controverso e il cui fascino si basa in gran parte sulla sua capacità di ottenere risultati da materiali imperfetti.

Quest’ultima qualità non è niente per un lavoro in nazionale.

Ma la nomina di Allegri segnalerebbe un consolidamento piuttosto che una trasformazione, e la situazione dell’Italia richiede più del consolidamento.

Claudio Ranieri E Roberto Mancini completano il quartetto di nomi credibili a livello nazionale.

Ranieri, la cui straordinaria carriera ha guadagnato l’ammirazione universale, ha precedentemente indicato riluttanza ad assumere il ruolo; Mancini, il cui trionfo agli Europei del 2021 è stato l’ultimo momento di genuina gioia collettiva per l’Italia, porta con sé il bagaglio di un’uscita caotica e dannosa dalla carica.

Nessuna delle due sembra la risposta per una federazione che ha bisogno di ricostruire la fiducia istituzionale tanto quanto ha bisogno di un allenatore.

Cosa rivela la ricerca sul calcio italiano

Che il nome di Guardiola venga trattato come un serio punto di dibattito – piuttosto che come un’ovvia fantasia – è di per sé la storia.

Rivela la portata del fallimento interno del calcio italiano nel produrre un candidato nazionale credibile e universalmente convincente per la propria nazionale.

Il dibattito è un sintomo: il ciclo ripetuto di crisi, commissioni e ritardi della FIGC ha ristretto il campo delle opzioni plausibili a una serie di nomi familiari, ciascuno dei quali porta con sé avvertenze significative e un sogno impossibile.

Guardiola, come illustra la sua influenza su allenatori italiani come Enzo Marescarappresenta una filosofia che il calcio italiano ammira a debita distanza ma non ha mai assorbito del tutto.

Se la federazione possieda sia la creatività finanziaria che la coerenza istituzionale per perseguirlo seriamente – o se il 22 giugno produrrà semplicemente un altro appuntamento familiare con limitazioni familiari – rimane, come sempre, l’unica questione che conta.

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