Michele Rech ah una grande fortuna. Quella di riuscire a trasmettere cosa prova attraverso il disegno. L’arte, di qualunque tipo, aiuta più di qualsiasi altra forma di comunicazione a esternare ciò che ciascuno prova o vorrebbe provare. Ecco perché, al momento della verità, quella sorta di analisi e critica che ciascuno di noi compie (o dovrebbe compiere), possedere un talento aiuta a mettere in chiaro quel che ancora ci sembrava essere criptico.
Le serie animate di Michele Rech, in arte, Zerocalcare, sono questo: riordinatori di priorità. I prodotti filmici riescono a fare spazio, attraverso suggestioni, battute e momenti di commozione, nel vissuto di una generazione. Due Spicci non si risparmia dal compito, anzi. Lo assolve in pieno. Zerocalcare racconta l’età adulta senza fronzoli e con tanta autenticità, ma c’è un aspetto che va chiarito. Il fumettista è molto scaltro e pronto a misurarsi con le influenze che oggi la generazione di quarantenni (e non solo) subisce ogni giorno, ma non coltivare la pretesa di essere un metro di paragone per chiunque.
Due Spicci non è un ritratto generazionale
Quindi tutta quell’aura di venerazione che i fan gli hanno riservato, quasi come se avesse la verità in tasca, in realtà è ciò che spaventa di più un artista. Specialmente colui che usa l’arte come forma di liberazione. Calcare guadagna con libri illustrati e serie tv animate, ma fondamentalmente ha successo perché racconta cose reali. Senza avere la pretesa di rappresentare una o più generazioni. Il disegnatore di Rebibbia racconta una fase della vita, che arriva a un dato momento, ma la sua non è verità assoluta. Si tratta di esigenza scenica.

La differenza è sottile, ma sostanziale. Zerocalcare non parla, in questa serie, al suo pubblico. Coinvolge la sua fanbase, ma essenzialmente vive la messa in scena di quest’opera al pari di un’autocoscienza perenne. Quindi le ripercussioni dei telespettatori non sono contemplate nell’esito finale di un cerchio che si chiude.
Luci e ombre dell’età adulta
Il dialogo con gli estimatori continua attraverso i fumetti e le strisce illustrative, ma la serie Netflix non è un concentrato di richiami a chi guarda. Siamo di fronte a un flusso di coscienza personale che potrebbe, ma non è detto, rispecchiare le sensazioni di molti. Quest’ultimo passaggio, tuttavia, non è stato voluto o tantomeno studiato a tavolino. Zerocalcare fa capire che essere adulti, in qualche maniera, significa perdere capelli e altrettante certezze. Crescere vuol dire andare avanti senza copione e aver imparato una sorta di libretto di istruzioni che non è sempre uguale.

Non esiste, infatti, una ricetta che porta al successo o alla piena realizzazione di sè stessi, anche in tal caso la differenza è sostanziale. C’è, tuttavia, la possibilità di continuare a lottare e sopravvivere prendendosi qualche rischio per non buttare al vento i sogni. Quando si smette di sognare non solo si finisce di crescere, ma si spegne anche quella luce negli occhi (che non è solo speranza) pronta a darci forza anche quando sembra tutto fermo.
Un ultimo ingresso su Netflix
Un ultimo inchino, su Netflix, per il celebre fumettista che somiglia a un punto ea capo. Nella speranza che le nuove sfide professionali possano appagarlo, non solo in termini di fan, come accaduto con quest’avventura presso l’azienda di Los Gatos. Essere adulti è dura, ma quando arriva il meritato successo sopportare questa certezza è leggermente più facile. Ogni applauso, per Zerocalcareè la benzina che gli permette ancora di gettare benzina sul fuoco sacro dell’arte e continuare a creare. L’appuntamento, quindi, è alla prossima fermata. Sia essa in streaming video o in libreria.


