La Festa della Liberazione è un evento fondamentale nella storia d’Italia. La Liberazione dal Nazifascismo ha portato una ventata di rinnovamento e di nuove esigenze soprattutto legati a concetti chiave come la libertà di espressione di idee e pensieri. Il 25 Aprile, in quanto festa nazionale, è raccontato anche al cinema in relazione alla Resistenza e al contributo partigiano per uscire dalla dittatura nazista e fascista. Situazioni narrate appieno dalla settima arte e dai libri di storia. Spesso le due fonti vanno di pari passo.
Nel senso che il cinema diventa didascalico e mostra quello che non sempre i libri riescono o possono dire. Determinate sensazioni, altrettanti pensieri, di chi ha vissuto guerre e dittature non possono essere traducibili esclusivamente attraverso la dialettica. È necessaria anche una visione d’insieme. La stessa che riesce a restituire il cinema. Lo ha fatto, nell’immediato dopoguerra, con il neorealismo. Una corrente che ha raggruppato artisti, autori, registi e pittori per raccontare un’Italia diversa.
La Liberazione nella settima arte
Un Paese liberato e libero che aveva, tuttavia, bisogno di rialzarsi e ritrovarsi. In tutto. Volano di questa costante rinascita è stato (e resta) il cinema con capisaldi importanti che vanno da Ladri di Biciclette UN umberto d. passando per Roma Città Aperta. De Sica, Rossellini, Antonioni e tanti altri sono gli esponenti di una corrente sempre più ricca, ma non è stata l’unica – anche in termini temporali – a descrivere la Liberazione e gli orrori della dittatura nazista e fascista.

Quindi, oltre al genere di riferimento e lontano dalle correnti cinematografiche, ci sono opere che più di altre incarnano il concetto storico, politico e culturale di liberazione. Nella festa del 25 Aprile, dunque, è necessario ripartire dai fondamentali. Allora 5 titoli principali possono essere utili e propedeutici per capire e vivere appieno la Festa della Liberazione. Il primo, senza dubbio alcuno, è Roma Città Aperta di Roberto Rossellini. È importante perché determina, tra le altre cose, il passaggio definitivo di Aldo Fabrizi da maschera comica ad attore a tutto tondo.
Il 25 Aprile diventa racconto per immagini
L’interprete romano sapeva di essere duttile e pronto. Lo ha dimostrato al grande pubblico in un’opera senza tempo. Il film mostra l’impatto della guerra dal basso, attraverso le reazioni delle persone comuni. Un mix fra stile documentaristico e impatto emotivo appartenente al cinema di genere. Utile per capire che tipo di sensazioni e suggestioni si vivevano all’epoca dei fatti. La Liberazione è stato un processo necessario, ma anche lento e graduale. Sfumature rappresentate benissimo, tra gli altri, anche da una struggente Anna Magnani.

L’altra opera da tener presente è Il Partigiano Johnny di Guido Chiesa, film tratto dal romanzo di Beppe Fenoglio. Il lungometraggio offre una visione meno retorica e più esistenziale della Resistenza partigiana e quindi della guerra, mettendo in risalto speranze, aspettative, dubbi e contraddizioni di quei giorni diventati anni. Si parte, nello specifico, dalla narrazione di un giovane studente che entra nella Resistenza delle Langhe. Segue, non per importanza ma per analogie tematiche, La Notte di San Lorenzo diretto dai fratelli Paolo e Vittorio Taviani. Un film ancora scrupolosamente attento ai dettagli e fortemente attuale sotto molti aspetti. Storia e narrazione epica mostrano la Resistenza come un’epopea leggendaria: esperienza collettiva che deve servire a instillare principi senza tempo.
Da Rossellini a Ettore Scola
Non dimenticare non è soltanto una presa di coscienza, grazie a questo film dell’82 diventa un dovere morale e civico. Oltre che una scelta verso quelli che sono e restano diritti umani. Gli ultimi due titoli da tenere presente in questo particolare elenco sono: Una giornata particolare di Ettore Scola e Paisà di Roberto Rossellini. Il primo è importante perché non affronta il tema della Resistenza armata, ma mostra senza remore il clima oppressivo del Fascismo e le sue conseguenze umane.
Il cambiamento di personalità, caratteri e ripercussioni in una quotidianità con tanti rischi e pochi riferimenti. Il secondo (e ultimo) rimando è un’opera chiave dato che Paisà di Rossellini – al pari di Roma Città Aperta – offre uno sguardo frammentato, ma potente sulla Liberazione. Il tema dell’incontro fra culture diverse è centrale, applicato però alle difficoltà della guerra. La centralità del verbo e dell’imperativo categorico – resistere – diventa un atto rivoluzionario nell’arco di un lungometraggio diventato manifesto di un’epoca.
Un monitoraggio per le generazioni
5 film, una consapevolezza: la Liberazione è cambiata in meglio l’Italia ma ha lasciato delle conseguenze sociali, politiche e culturali da decifrare. Al fine di evitare nostalgie, ripercussioni e rigurgiti politici di alcun genere. La Resistenza è un punto fermo anche in sala. Prima, durante e dopo i titoli di coda di ciascun prodotto che non è semplicemente un film, ma diventa anche un monitor per le generazioni future.

