Il film, approdato nelle sale italiane il 20 settembre 1990 dopo la presentazione alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove vinse il premio per la miglior regia, continua a essere oggetto di studi e approfondimenti. Oltre ai numerosi riconoscimenti, tra cui l’Oscar al miglior attore non protagonista per Joe Pesci, la pellicola ha segnato la carriera di molti protagonisti e ha influenzato profondamente il genere gangster.
Il film trae ispirazione dal romanzo Il delitto paga bene di Nicholas Pileggi, pubblicato negli Stati Uniti nel 1986. La storia racconta la vita del criminale Henry Hill, che sin dall’infanzia si immerge nel mondo della mafia newyorkese. Scorsese, colpito dalla narrazione, instaurò con Pileggi una collaborazione creativa che diede vita alla sceneggiatura del film. Per Pileggi, questa esperienza rappresenterà l’inizio di una brillante carriera che lo vide poi autore di Casinò e produttore di Gangster americanoentrambi legati al tema della criminalità organizzata.
Le scelte di casting: un percorso tra dubbi e intuizioni
La selezione degli attori per Che bravi ragazzi non fu immediata né scontata. Per il ruolo di Henry Hill, Scorsese considerò inizialmente i nomi di Tom Cruise, Sean Penn e Alec Baldwin. La scelta definitiva cadde su Ray Liotta, che conquistò il regista non solo per le sue doti attoriali, ma anche per un episodio accaduto. al Festival di Venezia del 1988, dove dimostrò sangue freddo di fronte a una situazione tesa con le guardie del corpo del regista stesso.
Per il ruolo di Karen Hill, moglie di Henry, il regista si rivolse prima a Ellen Barkin e Madonna – quest’ultima rifiutò nonostante fosse stata notata da Scorsese a Broadway – prima di affidare la parte a Lorraine Bracco. La parte di Jimmy Conway, invece, vede un iter complesso: Al Pacino declinò l’offerta per evitare la tipizzazione nel ruolo del mafioso, mentre John Malkovich rifiutò, lasciando spazio alla scelta di Robert De Niro, che avrebbe dato al personaggio una profondità indimenticabile.
Una curiosità riguarda l’inclusione nel cast di Luciano Charles Scorsese e Catherine Cappa, i genitori del regista, rispettivamente nel ruolo del carcerato e della madre di Tommy DeVito. Quest’ultima, non completamente informata sulla trama per evitare di spaventarla, si mostrerà naturale in scena, probabilmente perché interpretava una versione di sé stessa, una donna italoamericana protettiva e legata alla propria famiglia.

Tra i momenti più iconici del film emerge la celebre scena in cui Henry Hill insulta Tommy DeVito definendolo “buffo”. Questa sequenza, come molte altre, non faceva parte della sceneggiatura originale, ma nacque da un aneddoto raccontato da Joe Pesci a Scorsese, relativo a un suo passato da cameriere ea un episodio vissuto con un vero gangster. La spontaneità degli attori ha reso la scena ancora più memorabile, con le reazioni autentiche degli altri interpreti che non erano stati informati dell’improvvisazione.
Un altro elemento di autenticità riguarda l’uso nel film di denaro vero, in particolare i 5.000 dollari mostrati in una scena di rapina, appartenenti addirittura a Robert De Niro. Per evitare furti, Scorsese impone il ritiro dei soldi solo dopo averli raccolti tutti. Inoltre, i gioielli indossati dal personaggio di Karen Hill erano autentici e sorvegliati dalle guardie durante le riprese.
Il contributo artistico e culturale del film
I titoli di testa di Che bravi ragazzi furono ideati da Saul Bass, celebre illustratore e grafico che trasformò la sequenza introduttiva in vere e proprie opere d’arte cinematografica. Bass è noto per aver curato i titoli di film come La donna che visse due volte, Storia del lato ovest e Alienoe il suo lavoro nel film di Scorsese contribuisce a immergere lo spettatore nell’atmosfera della pellicola sin dai primi fotogrammi.
Un elemento culturale interessante è il richiamo al gruppo musicale Quattro stagionipresente nel film attraverso il nome del personaggio Tommy DeVito, ispirato al chitarrista della band e amico di Joe Pesci. Nel dialogo tra Henry e Karen Hill emerge anche un riferimento a Frank Villa, frontman del gruppo, che sottolinea l’intreccio tra realtà e finzione nella narrazione.


