Sono passati più di trent’anni dal debutto di Gli X-Filesla serie che ha cambiato da sempre il modo di raccontare la fantascienza in televisione, mescolando indagini procedurali, paranoia governativa, horror e misteri inspiegabili. Nell’immaginario collettivo, lo spettacolo creato da Chris Carter resta legato soprattutto agli alieni, agli esperimenti segreti e alle cospirazioni, ma uno degli episodi più importanti della sua storia non nasce da un rapimento extraterrestre. Nasce da un mostro nascosto nei condotti dell’aria.
Si tratta di Strettaterzo episodio della prima stagione, andato in onda nel 1993 e diventato rapidamente uno dei capitoli più iconici della serie. Dopo due episodi incentrati sulla mitologia aliena, Gli X-Files aveva bisogno di dimostrare di poter esistere anche al di fuori di quella struttura narrativa. Contro Strettala serie introduce per la prima volta il formato del “mostra della settimana”destinato a diventare una delle sue caratteristiche più amate e riconoscibili.
Al centro della storia c’è Eugene Victor Toomsinterpretato da Doug Hutchisonun uomo dall’aspetto apparentemente anonimo e dimesso, ma dotato di un’abilità terrificante: può contorcere il proprio corpo fino a passare attraverso spazi strettissimi, come prese d’aria, camini e condotti. Tooms non uccide per puro sadismo, ma per una necessità biologica: ogni trent’anni si risveglia dal letargo e deve nutrirsi di cinque fegati umani per sopravvivere. È un’idea disturbante, quasi grottesca, ma resa ancora più inquietante dal modo in cui l’episodio la cala dentro un contesto realistico e procedurale.
Il caso inizia con l’uomo d’affari di Baltimora, trovato morto senza segni di effrazione e con il fegato asportato. Dan Scully viene coinvolta da un collega dell’FBI, Tom Coltonmentre FoxMulder collega il delitto ad altri omicidi simili avvenuti nel 1933 e nel 1963. Le impronte digitali, inspiegabilmente allungate, e la dinamica impossibile degli omicidi portano i due agenti sulle tracce di Tooms, figura silenziosa e sfuggente che sembra incarnare una forma di minaccia primordiale.
La forza di Stretta sta proprio nella sua capacità di trasformare un’indagine dell’FBI in un incubo claustrofobico. L’episodio non ha bisogno di astronavi o complotti internazionali per inquietare lo spettatore: gli basta suggerire che nessun luogo sia davvero sicuro. Una porta chiusa, una finestra sigillata o una stanza apparentemente protetta non bastano contro una creatura capace di insinuarsi ovunque. Tooms diventa così l’incarnazione di una paura semplice e potentissima: quella che il pericolo possa entrare in casa nostra senza lasciare traccia.
Fondamentale è anche l’interpretazione di Doug Hutchisonche costruisce il personaggio attraverso silenzi, sguardi fissi e movimenti minimi. Tooms non è un villain teatrale o eccessivo, ma una presenza fredda, quasi inespressiva, e proprio per questo ancora più spaventosa. La sua calma innaturale, alternata a improvvisati scatti di aggressività, lo rende uno dei mostri più memorabili dell’intera serie.
L’episodio è importante anche per il rapporto tra Mulder e Scully. In Strettala tensione tra scetticismo e fede nell’inspiegabile comincia davvero a prendere forma. Scully resta razionale, legata al metodo scientifico e alla procedura, ma il caso Tooms la costringe a confrontarsi con qualcosa che sfugge alle spiegazioni ordinarie. La celebre scena in cui Tooms arriva a minacciarla nel suo appartamento, venendo fermato da Mulder all’ultimo momento, non è solo uno dei passaggi più tesi dell’episodio: è anche un momento decisivo nella costruzione della fiducia tra i due protagonisti.
Dietro Stretta ci sono Glen Morgan e James Wongsceneggiatori destinati a diventare fondamentali per l’identità di Gli X-Files. Il loro contributo alla serie nasce proprio da questo episodio, dove il linguaggio procedurale incontra un horror sporco, fisico e psicologico. Non a caso, anni dopo, Morgan e Wong avrebbero portato avanti quella stessa sensibilità anche in altri progetti, tra cui Destinazione finaledimostrando una notevole capacità di trasformare paure quotidiane in meccanismi narrativi letali.
Il successo di Stretta fu racconto che Tooms tornò in seguito nell’episodio Toomsempre nella prima stagione. Il ritorno del personaggio confermò quanto fosse forte l’impatto di quella creatura sull’immaginario della serie. Con i suoi occhi gialli, il suo nido disgustoso e la sua capacità di attraversare spazi impossibili, Eugene Tooms è diventato uno dei pochi villain di Gli X-Files a lasciare un segno paragonabile a quello dei grandi antagonisti ricorrenti.
A distanza di 33 anni, Stretta resta uno degli episodi più influenti della televisione di genere. Non solo perché ha consolidato la dinamica tra Mulder e Scully, ma perché ha dimostrato che il formato del mostro della settimana poteva essere potente quanto una trama serializzata. Le serie successive vengono Buffy l’ammazzavampiri, Frangia ed Cattivo avrebbero raccolto quell’eredità, mescolando indagine, sovrannaturale e horror in modi diversi.
Con un solo episodio, Gli X-Files ha dimostrato di poter essere molto più di una serie sugli alieni. Stretta ha aperto la strada a un modo nuovo di fare paura in televisione: più intimo, più fisico, più vicino agli spazi quotidiani. Ed è per questo che Eugene Tooms, ancora oggi, resta uno dei mostri più inquietanti e indimenticabili della storia del piccolo schermo.
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